Florentina Hubaldo, CTE


Il vuoto ammanta l'immagine. L'immagine di Florentina Hubaldo, CTE (Filippine, 2012, 360') è un'immagine di vuoto, ovvero un'immagine che non è solo piena di vuoto ma è anche - e soprattutto - immagine-vuoto*. Certo non si destituisce l'immagine, in Florentina Hubaldo, CTE, almeno non come ha fatto Béla Tarr nel finale de Il cavallo di Torino (Ungheria, 2011, 146'), anzi è come se avvenisse il contrario, perché l'immagine di Florentina Hubaldo, CTE permane in questa sua assenza, assenza che, pur rendendo partecipe di sé l'immagine, è con quest'ultima indiscernibile: l'immagine resta, poiché rimane rappresentativa, ma ciò che rappresenta è l'assenza, il non-rappresentabile, sicché diviene al contempo presenza di un'assenza e presente per quest'assenza, ed è esemplare, almeno in questo senso, la scena in cui Florentina scappa per l'ennesima volta dal padre-padrone che l'ha schiavizzata, costretta ad aborti, prostituita, incatenata e umiliata; qui, infatti, la mdp non segue la vicenda, perché ciò significherebbe riprendere il deja-vu, riprendere il ripreso, la reiterazione della vicenda, di ciò che già si conosce perché è già successo, e, così facendo, cadere nel pleonastico, e sceglie così di delegare l'azione nel contorno**. È il trionfo del cinema contemplativo: l'immagine non soltanto cessa di farsi veicolo d'azione, arrivando quasi a forsennare la situazione ottico-sonora pura, ma mostra anche l'intenzionalità che soggiace a quest'atto, il quale, a sua volta, pur esistendo nell'inquadratura, vi rimane come sfocato, relegato nel fuori-scena, non rappresentato dall'immagine né rappresentativo di essa. La genialità di questo gesto è palese e sta tutta nel movimento eversivo che Lav Diaz compie nei confronti del cinema, spostando l'asse d'interesse dalla dimostrazione alla mostrazione, dall'azione alla contemplazione, la quale è a sua volta contempla-azione, poiché di fatto l'immagine senso-motoria (Florentina che scappa dal padre) rimane - lo spettatore è cosciente di essa e la percepisce e la esperisce - ma rimane come assente, in quanto assenza presente; il cinema contemplativo arriva così a fondarsi, ontologicamente, sul cinema narrativo classico, permutandolo*** con le immagini rosselliniane della mattanza del tonno**** e - per usare un esempio caro al Deleuze dell'Immagine-tempo - della fabbrica-prigione*****. Ora, questo fondarsi sul cinema narrativo classico comporta la permanenza dell'elemento appunto narrativo, che Lav Diaz ritrova dapprima nella figura di Florentina, malata di encefalopatia traumatica cronica (CTE) e malata di melancolia per il destino identico che la figlia dovrà sopportare, e successivamente in quella dei due cercatori di tesori******, eppure mai nel loro intrecciarsi; al contrario, il regista filippino tenta in tutti i modi di sfaccettare e di disfare l'intreccio, il narrativo*******, sì da sembrare più un raccoglitore di momenti e d'istanti che un gerarca-sceneggiatore che si fa demiurgo dell'azione e dei destini dei personaggi, il che ovviamente va a coniugarsi con l'istanza prima, fondante e fondamentale di Florentina Hubaldo, CTE: l'assenza. L'immagine-vuoto e il nulla tramistico, infatti, si compenetrano, dando infine forma a quello che in effetti è Florentina Hubaldo, CTE, ovvero un tentativo di rappresentare l'assenza. Assenza di cosa? Be', trattandosi di cinema, quindi di un'immagine che ha direttamente a che vedere col tempo (l'acqua e il suo flusso sono elementi persistenti nella pellicola), assenza di tempo: è l'eternità, l'atemporale. Non solo la ciclicità dei gesti e dell'azione rimanda a un ritorno che eternizza quei gesti ma, pure, questo ritorno è immanente ai gesti e all'azione stessi, che sussistono di per sé, fuori da Kronos e dentro Aion. Del resto, sin dalle prime battute, mediante la dialettica nonno/nipote risolta dalla sintesi paterna, si ha come la sensazione che i personaggi non siano solo nel tempo ma siano essi stessi temporalità, e man mano che il film procede, che i gesti si ripresentano etc. vien da credere che la ciclicità abbia fatto penetrare nelle loro ossa la temporalità: come in Heremias. Book one: The legend of the lizard princess (Filippine, 2006, 540') l'inquadratura d'apertura è una ripresa a macchina fissa di una strada, percorsa, anziché da una carovana, da un vecchio e una giovane, e subito dopo, quando la giovane (Florentina) domanda al vecchio di andare e questo le risponde che, essendo vecchio, non può andare, si intuisce come Florentina sia - anche ma non solo - una maschera temporale, quindi presente che non può fuggire e che è costretto e modulato dal passato. Dopodiché, la fuga di Florentina, l'emancipazione del presente. Ma cos'è il presente senza il passato? Ebbene, esso è presente puro, eternità, danza senza suono al ciglio di una strada, encefalopatía traumatica cronica che divora i ricordi. La necessità della ripetizione orale******** della propria storia, in Florentina, nasce da qui, da quest'essere sradicata, spiantata dal tempo e di voler quindi ritrovare se stessa. Contemporaneamente, quest'astrazione del presente dal continuum temporale permette a Lav Diaz di riflettere su una serie di cose come per esempio la violenza, la tristezza, l'odio e, insomma, ciò che rende inumano l'essere umano, ma l'esito si discosta da quello dostoevskijano presente, per esempio, in Melancholia (Filippine, 2008, 450'), assumendo, a conti fatti, sfumature più scettiche e pessimistiche: non conta più chiedersi il perché della violenza, della tristezza e dell'odio ma conta, invece, sbilanciare l'interrogativo sull'uomo. Che forse l'uomo sia essenzialmente inumano? Che l'umanesimo, in fondo, non sia che un ottimismo sfocante ciò che l'essere umano in sostanza è - un essere violento, triste e colmo d'odio? Come chiede la voce extra-diegetica, «qual è il senso del dolore?». Ecco, tutto il film sembra gridare: il dolore è umano, quindi l'umano è il terreno da cui emerge il vapore del dolore. Florentina Hubaldo, CTE, però, non dà risposte definitive, anzi si configura come un'indagine, una ricerca. Meglio: Florentina Hubaldo, CTE è l'equivalente de La ricerca del tempo perduto. Un anno dopo Century of birthing (Filippine, 2011, 355'), Lav Diaz ritorna******** a indagare la propria terra così come tentano di fare i suoi colleghi connazionali*********, e lo fa, questa volta, non concentrandosi sulle maschere che, riprese da dietro degli steccati, sembrano evocare la figura dei colonizzatori bensì astraendo, astraendo e astraendo così da porre l'accento sull'uomo in quanto tale, sull'umanità tutta e non solo filippina. «Perché esiste la tristezza?» diventa «Qual è il significato della vita di Florentina Hubaldo?», e la domanda è reversibile; al fondo di essa, tuttavia, non si troverà che quel nulla che rende insensata la domanda così come era insensata la violenza e, di per sé, l'umanità di Batang west side (USA/Filippine, 2001, 300'): è l'assenza, il vuoto, quel nulla che i due cercatori di tesori, seccati da un geco che rimanda direttamente alla lucertolesca principessa di Heremias, trovano alla fine di ogni buca e che li costringe a bucare da un'altra parte del terreno, non rendendosi conto che quel terreno è un terreno cimiteriale («Non c’è un tesoro, solo morte»), custode dei cadaveri seppelliti in Melancholia e sommersi in Death in the land of encantos (Filippine, 2007, 540'), quindi occultati dalla Storia, posti fuori dal tempo delle Filippine come i ricordi dell'infanzia di Florentina si perdono fuori dalla sua mente, ed è un avvenimento, questo, in continuo avvenire, generazionale, genetico come genetica è la CTE di Florentina, il cui corpo diventa il corpo storico delle Filippine.

Cfr. il mio articolo per RevolArt, qui.
** Lampante il rimando alle farfalle in Butterflies have no memories (Filippine, 2009, 61').
*** Uso questo termine perché mi pare più adatto dell'Aufhebung hegeliano in quanto la permuta da una parte non supera, non si pone cioè in una prospettiva di trascendenza ma rimane su un piano d'immanenza, e dall'altra non indica un'istante (il superamento) ma la durata effettiva dello scambiare, la retta che congiunge i momenti di cessazione e di acquisizione.
**** Stromboli, terra di Dio (Italia, 1950, 107').
***** Europa '51 (Italia, 1952, 113').
****** Oltre all'elemento acquifero permane, persistente, l'elemento terreno, minerario, che Lav Diaz iniziò ad esplorare già in Naked under the moon (Filippine, 1999, 112').
******* Da sottolineare il fatto che, nel lungometraggio, manca sostanzialmente anche la figura dell'eroe, del protagonista principale che, aureolato, è invece presente in altre pellicole di Lav Diaz, come per esempio Hesus the revolutionary (Filippine, 2002, 112').
******** Sarebbe interessante riflettere sul ruolo dell'oralità in Florentina Hubaldo, CTE, soprattutto sotto quest'aspetto, visto che è oralmente che, nei tempi che furono, venivano tramandate le tradizioni alle nuove generazioni.
********* v. Evolution of a filipino family (Filippine, 2004, 540') 
********** Mi riferisco al Raya Martin di Autohystoria (Filippine, 2007, 95'), A short film about the Indio Nacional, or the prolonged sorrow of the filipinos (Filippine, 2005, 96') e Now showing (Filippine, 2008, 280'), allo Sherad Anthony Sanchez di Imburnal (Filippine, 2008, 212') e, più indietro nel tempo, al padre putativo di questa new wave, l'Ishmael Bernal di Himala (Filippine, 1982, 124').

6 commenti:

  1. Ed eccomi come al solito in super ritardo. Recensione davvero molto bella Yorick, tra le mie preferite tue. Mi è piaciuto molto come hai parlato del tempo che è sicuramente uno dei temi fondanti del film. Un film acronologico, in cui la ripetizione delle immagini, dei dialoghi e dei luoghi annienta ogni concezione temporale cronologica. Mi è piaciuto molto anche il finale in cui dici che il corpo di Florentina diventa il corpo storico delle Filippine. Forse è l'opera di Lav che ho amato di più, una vera svolta rispetto ai film precedenti che ci porterà poi a quello splendore che è stato Mula.

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    1. Grazie, Albe. In effetti, CTE ha rapito parecchio pure a me, non fosse altro per quell'acronologia di cui parli. Il film è senza ombra di dubbio una cesura, e onestamente devo ancora abituarmici, a questo nuovo taglio di Diaz. Credo di preferire ancora i lavori vecchi: Encantos, Evolution...

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    2. Io amo alla follia entrambi però sono davvero molto entusiasta per questo taglio più narrativo che hanno preso le sue opere, mi sembra che riesca a fondere alla perfezione la forza dell'immagine cinematografica pura con una concezione più classica di sceneggiatura. È come se stesse dando una nuova dignità al cinema più narrativo. A questo proposito sono curiosissimo di vedere Norte, speriamo si trovi presto da qualche pare!

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    3. Ah comunque Evolution mi manca! È il prossimo che ho in lista suo, sai se si trova facilmente o se servono magie arcani e tracker privati? Magari ci sta su Asiatorrent.me?

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    4. "Norte..." dovrebbe uscire: è stato posticipato ma dovrebbe uscire. Lir ci ha rassicurati su questo. Dicono, però, che sia ancora più narrativo di "Mula...". Comunque Evolution mi par d'averlo tirato giù da eMule, ma dovrei ricontrollare, perché mi sa che la cosa risale ancora allo scorso anno.

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  2. :D Fammi sapere, anche se secondo me su asiatorrents.me si dovrebbe trovare

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