Vic + Flo saw a bear (Vic + Flo ont vu un ours)


A un anno di distanza dal meraviglioso Bestiaire (Canada/Francia, 2012, 72'), pellicola che rappresenta un po' uno stand-off e, forse, una radicalizzazione di certi stilemi elaborati nel cinema pregresso, Denis Côté torna sugli schermi con un film che rompe sotto diversi aspetti con quanto ci aveva abituati in precendeza; Vic + Flo ont vu un ours (Canada, 2013, 93') infatti, pur riprendendo quei silenzi distesi e quella vena spesso sfociante nella pura contemplazione che si erano spesso visti nei lungometraggi del canadese, si spoglia quasi totalmente dell'assetto prettamente contemplativo e si tinge da pellicola di genere, anzi si direbbe proprio che si scarica nel film di genere: Victoria e Florence intrattengono una relazione saffica in un bosco che hanno raggiunto per chiudere definitivamente con il passato, più che per fuggire a esso, ma il passato è un fondo che brontola e il cui eco non tarderà a raggiungere le due ex-galeotte. Detta così, la trama potrebbe benissimo essere associata a un film di stampo statunitense in cui si osservano i protagonisti marciare verso un'agognata redenzione, ma niente è più lontano dalla sensibilità di Côté, il quale immerge le due donne in una natura che vuole prima di tutto essere, al pari di quella waldeniana rappresentata, per esempio, in Stemple Pass (USA, 2013, 121'), un'alternativa alla società e qualcosa che depura e purifica dalla società; in questo senso Vic e Flo non vengono rappresentate quali criminali, colpevoli delle colpe più abbiette, ma sono anzi inquadrate come esseri umani che, nella più piena libertà, tentano in tutti i modi di viverla, questa libertà. Quale libertà? Quella di chi si ritrova finalmente umano. Denis Côté è molto intelligente nel formulazione della mise-en-scène e di fatto, se dapprima si ritrova a giocare con gli stereotipi di un cinema che rimanda soprattutto ai fratelli Coen, sommerge infine questa maniera di fare cinema trapassando sul versante più contemplativo e intimo, quello che spiove cioè in prossimità dell'Hors Satan (Francia, 2011, 110') di Bruno Dumont. È un'opera umana, Vic + Flo ont vu un ours, su questo non ci piova. Ma è anche - e direi pure soprattutto - un'opera che vuole proporre una riflessione sul cinema contemporaneo e, così facendo, si scava una nicchia di tutto rispetto, prodromo, forse, a quanto vedremo in Que ta noie demeure (Canada, 2014, 70'); eliminando infatti tutto quell'apparato connettivo e finzionale che rende certe storie, appunto, delle fiction, Côté, carico dell'esperienza documentaristica dell'anno precedente, non si preoccupa di dotare di una storia Vic + Flo ont vu un ours, perché la storia c'è, sussiste, ma la storia è l'emergere dei personaggi stessi, con le loro angosce e i loro sospiri, i loro tentennamenti e le loro passioni, e alla mdp non resta che tentare di insediarsi quanto più possibile tra le loro pieghe - risvolti di una quotidianità che troverà nella violenza dell'epilogo il proprio completamento, se non addirittura una sorta di coronamento. È una scia che, nel Canada francofono del Québec, non cessa - ultimamente - di essere rappresentata (si pensi a Derrière moi (Canada, 2008, 87'), a questo proposito), e verrebbe dire che c'è del marcio, da quelle parti, una sofferenza sociale o qualcosa del genere, ma non credo che ciò valga la pena di essere sottolineato più di quanto non meriti di essere evidenziato il fatto che il cinema québechiano, oggi, sembra andare a configurarsi come una delle realtà più interessanti, teso com'è tra il cinema di genere e quello più squisitamente contemplativo. Quest'ultimo - vien da pensare - quasi da conquistare, pellicola per pellicola.

6 commenti:

  1. Grazie per questa recensione cristallina! Hai espresso le tue impressioni in maniera più che dettagliata e ne è uscito a mio parere uno dei tuoi scritti migliori. Come ti dicevo il trailer non mi aveva convinto, ma dopo averti letto, le prospettive verso questo film cambiano totalmente. Sei stato più che convincente, non posso che aggiungerlo alla lista dei Cotè da visionare :)

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    1. Eh, io non sono sicuro che potrebbe piacerti. Sicuramente ci troverai un Côté nuovo e differente, che spero apprezzerai. Dopo aver visto "Bestiaire", però, non farti troppe illusioni, anzi forse è meglio se, prima di vedere V+F, "Bestiaire", te lo dimentichi. :p

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    2. Beh, ma se è per questo già con "Elle veut le chaos" ho trovato un Cotè parecchio differente dal bestiario, però l'ho apprezzato (a differenza invece di "Curling") e in qualche modo, anche lì emerge una certa attinenza al cinema se vogliamo, di genere. Io credo tu abbia perfettamente centrato nel definire "Bestiaire" uno stand-off.

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    3. Sì, sì, ma oltre a definire "Bestiaire" uno stand-off intendevo dire che questo V+F è un film in cui, per certi versi, Côté, rispetto ai film pre-"Bestiaire", cambia pelle.

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  2. Recensione immensa .

    Un Cotè che mi manca e che vedrò a breve.



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    1. Gentilissimo, grazie. Spero che il film non ti deluderà :)

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