The last christeros (Los últimos cristeros)


Cazzo, cazzo, cazzo. Los últimos cristeros (Messico, 2011, 90') è micidiale, e io sono ancora troppo folgorato dalla visione di questo film immenso per poterne parlare in maniera pacata o interessante, quindi tanto vale tagliare la testa al toro e mettere nero su bianco un fatto unico e incontrovertibile: bisogna guardare questo cazzo di film, a tutti i costi. È potentissimo e malinconico, lascia un retrogusto amaro ma per il 90% della sua durata esalta in tutti i modi possibili tutti i fottuti sensori percettivi dello spettatore, dalla mente al cuore, esteticamente e intellettualmente. Non nego che ho una profonda passione per questo genere, e ogni tanto, a rivedere le sue riformulazioni più recenti, rimango deluso, anzi mi rammarico del fatto di non essere vissuto nell'epoca di Ford, Hellmann e Peckinpah, quindi meraviglia delle meraviglie l'aver scoperto questa intelligentissima pellicola di Mattias Meyer, vicino, oltre ai grandi del genere, alla sensibilità contemporanea del Messico minimalista di Escalante, in particolar modo l'Escalante di Los bastardos (Messico, 2008, 90'), e quello più contemplativo di Reygadas, sia del periodo di Japón (Messico, 2002, 129') che dell'ultimo Post tenebras lux (Messico, 2012, 115'), col quale Los últimos cristeros condivide un'ansia di destrutturazione e ricostruzione filmica così radicale da riformulare totalmente se non il cinema in quanto tale quantomeno il genere che lo inquadra e a cui sfugge, perché certo i campi lunghissimi, che disperdono e schiacciano i personaggi, sono presenti e rievocano subito la maniera di John Ford, così come è presente la critica socio-politica che è matrice dei più grandi film di Peckinpah, ma non Meyer non si accontenta, e anzi le acquisizioni sue filmiche viaggiano fino ai tempi più recenti, e facendo proprio il principio che soggiace al cinema contemplativo (la bal(l)ade, appunto) riduce il western a quello che essenzialmente è e non è mai stato: una dispersione in aridi e inospitali landscapes, dove l'uomo è ridotto alla propria essenza e ognuno è da solo con se stesso. Los últimos cristeros racconta questa solitudine, innestandola ai tempi della Cristiada, la guerra che nel 1935 scoppiò a causa delle leggi anti-ecclesiastiche promulgate dal presidente Calles, cui succedettero le repressioni atte all'imposizione del socialismo anche nei ceti più umili, alcuni dei quali cattolici; in quest'orizzonte, seguiamo le vicende di un manipolo di contadini costretto alla macchia dai soldati governativi che stanno loro alle calcagna: di fatto, l'intera pellicola, pur non presentando situazioni di disperata violenza, mostra la tenacia e la disperazione di questi rivoluzionari, stremati dalla fuga, dall'insufficienza di vivande e munizioni, e in questo senso è bravissimo Meyer a mostrare, attraverso sequenze squisitamente contemplative, estatiche, il logoramento che le loro carni e i loro spiriti patiscono, che in un certo modo, dato appunto l'assetto contemplativo della pellicola, è traslato anche nell'animo dello spettatore. Western metafisico, più vicino a un film di Tarkovskij che a uno di Hawks, Los últimos cristeros disegna un'epopea che non è fisica più di quanto non sia spirituale, e sta qui l'ammaliante potenza espressiva della pellicola, in bilico com'è tra il sole accecante del pomeriggio e le tenebre notturne, tra i primi piani sui volti scavati dei cristeros e i campi lunghissimi dei paesaggi in cui questi si perdono, tra la disperazione e il coraggio rivoluzionario di non arrendersi e continuare a combattere.

8 commenti:

  1. Ammazza che entusiasmo, Yorick! Ricordo che mi accennasti della tua passione per il western dei tempi, genere che al contrario di te, non sono mai riuscito ad apprezzare. Apprezzo però qualsiasi tentativo (e questo sembra essere davvero riuscito) di incanalazione del genere/generi nel contemporaneo d'autore, nel moderno e, soprattutto, la sua riformulazione all'interno del cinema contemplativo, prosciugandolo di quel "troppo" che per la nostra ottica di visione, oramai, possiamo anche considerare superfluo. A tale esempio, penso al remake di "Cime Tempestose", quello del 2011 di Andrea Arnold, che ho appena rivisto (ed è molto probabile che ne scriva). Inoltre, ora come ora dovrei ridarci un'occhiata, ma da come descrivi questo "Los Ultimos Cristeros", credo proprio che un'altra operazione parecchio simile la si possa trovare in quel "Caracremada" di cui ti parlai, che è fondamentalmente un film di guerra, privo dell'azione classica dei film di guerra...

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    1. Sì, l'operazione di "Caracremada" è parecchio simile, anche se qui siamo su alt(r)i livelli, almeno per quanto mi riguarda. Non sono invece sicuro di aver inquadrato il film di Arnold di cui tu parli, perché a memoria lo ricordo come un film parecchio "sciatto", ma credo di confondermi. Questo, ti consiglio vivamente di guardarlo, e anche se credo che i film che recensirò nei prossimi giorni meritino tutti una visione e, anzi, alcuni di questi li ritengo davvero delle mine, questo in particolare devi accattartelo per il discorso, appunto, che sottolinei e apprezzi di destrutturazione/riformulazione/-

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    2. Sarà fatto! Anzi, approfitterò magari di visionarlo proprio assieme a "Caracremada", così faccio subito un bilancio tra i due film.

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    3. Buona idea. Ti avviso, però, che non esistono sub, nemmeno inglesi ahimè.

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    4. Pazienza. Quelli di "Caracremada" però ci sono, in italiano.

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    5. Sì, sì, infatti io ce l'ho hardsubbato. Speriamo che qualche anima pia faccia lo stesso per questa perla di Meyer.

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  2. Bello! Hai perfettamente ragione a parlare di un film che riduce il western a quello che essenzialmente è e non è mai stato. Vedendolo, mi è tornato in mente quel discorso che mi hai fatto domenica su "Ombre Rosse", e la direzione alternativa che questo genere avrebbe potuto intraprendere. Inoltre, azzeccati i riferimenti a Japòn e la scena del bagno, che anticipa quel finale che definirei scultoreo, visivamente mi ha riportato anche al Jodorowsky dei tempi, "El Topo". Fantastico tutto il momento del temporale, il rifugio nella grotta e il risveglio dei "cristeros"...

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    1. Ammazza, ViS, te li stai proprio divorando, i film che ti ho passato... ora sì che mi rammarico di non averti convinto a lasciarti anche "Big man Japan"! Scherzi a parte, mi fa piacere che anche a te abbia convinto questo film, specie conoscendo la tua simpatia per quei film di genere che si smaterializzano nel contemplativo. Secondo me 'sto regista è uno di quelli da tenere assolutamente sott'occhio.

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