Somnambulance (Somnambuul)

Come subito suggerisce il suo titolo, Somnambuul (Estonia, 2003, 129') dischiude spazi che hanno molto dell'onirico, il che significa che in Sonnambulance non c'è spazio ma solo spazialità in cui spaziare: è un film metafisico, Sonnambulance, e in ciò si vede radicalizzarsi quella vena tarkovskiana già presente nel precedente Georgica (Estonia, 1998, 109'), ma l'impressione è che quella che ci si trova ora davanti sia una metafisica diversa, più spirituale per così dire, e a questo proposito viene in mente Kierkegaard, quando, in Timore e tremore, scriveva che «dal punto di vista spirituale tutto è possibile; ma nel mondo del finito, ci sono molte cose impossibili». Ecco, Sonnambulance è questa possibilità, la possibilità stessa del «tutto è possibile», sicché non si deve essere troppo ottusi nel decifrarlo, tentare di dispiegarlo in ogni sua piega, ma si dovrebbe anzi lasciarsi cogliere dall'onirico e come appisolarsi per entrare in quell'onirico, in quella purità spaziale totalizzante e libera. Si troveranno, qui, un padre e una figlia e per un po' anche qualche comparsa (un medico, un soldato), che poi sparirà, e ci sarà la guerra, sì, ma la guerra sarà altrove, nella realtà che raramente intercede il sogno e che nel sogno esiste soltanto come ombra che fa tremolare il tutto, rendendolo incerto e sbiadito e permeandolo di una foschia - per così dire - triste; i colori della pellicola, infatti, ondeggiano tra tinte fredde e austere, come freddo è il clima e austero il faro cui il padre fa da guardiano, ed è fra queste tinte che prende forma la bal(l)ade com'era stato per il Madre e figlio (Russia, 1997, 78') di Sokurov, ma è una bal(l)ade schizofrenica, quella di Somnambulance, circolante attorno a un unico punto, irrisolta e irrisolvibile perché senza domanda né dilemma, banalmente esistenziale. La realtà del sogno diventa allora il sogno della realtà, e Keedus mostra un'abilità magistrale nel (con)fondere i due aspetti con dialoghi e atmosfere che hanno molto del teatro, facendoli pressoché divenire i due estremi di una stessa retta: l'insensatezza e la non coscienza di essere nel sogno equivale all'insensatezza e alla non coscienza di chi è reale e si trova scagliato nella realtà, impossibilitato a porre la domanda sulla realtà (cose come per esempio che ci facciamo qui, qual è il nostro lo scopo, dove andiamo etc.). «Devo correre?» chiede a un certo punto la figlia. Ovvero, devo fuggire e varcare la soglia? La domanda rimane senza risposta perché non c'è soglia ma un solo ed unico spazio indefinito e illimitato. Ecco, Keedus mostra questo spazio con indicibile disincanto e, pure, con commossa malinconia, e ogni inquadratura di Somnambulance sembra di volta in volta dischiudere spazi che nell'inquadratura precedente si credevano saturi. Un film sullo spazio, dunque? In un certo senso sì, ma a patto che questo spazio sia l'esistenza in quanto tale e che, come tale e come mostra questo pezzo d'arte estone, non ci appartiene e non abitiamo ma è esterna a noi e in(de)finita.

8 commenti:

  1. "si dovrebbe anzi lasciarsi cogliere dall'onirico e come appisolarsi per entrare in quell'onirico, in quella purità spaziale totalizzante e libera"... Ecco, come ho spesso detto, sono della stessa idea: questo è l'approccio migliore per affrontare pellicole del genere, o come le descrivi, oniriche e metafisiche. Caratteristiche che prediligo (e che ho sempre prediletto) al di sopra di tutto, forse, anche dell'aspetto più contemplativo che se poi, associato come in questo caso, meglio ancora. Credo che resterò parecchio estasiato da questo film, che sembra farsi capolavoro solamente attraverso i fotogrammi tra i quali, il secondo qui dal basso, mi folgora, da paura!! Squarci surrealisti?

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    1. Ti giuro che quella scena mi stava per spingere alle lacrime, una di quelle scene che non solo rimangono impresse ma ti fanno capire quanto il regista sia geniale. Squarci surrealisti... direi di no, qualcosa di allucinatorio piuttosto.

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    2. Mammamia, che botta di film dev'essere. Questo passa direttamente in testa ai recuperi assieme a "Pursuit of Loneliness", non vedo l'ora!

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    3. Guarda, sono abbastanza certo che le tue aspettative non saranno deluse, potrei quasi promettertelo. Ti direi anche che potremmo vederlo assieme quando ci vediamo, ma per quel giorno spero si poterti mostrare, cioè finire, "Ode".

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    4. Allora, Yorick. E' indubbio che ci troviamo di fronte a un'opera portentosa. Un autentico drammone (il finale è micidiale) che, come hai perfettamente colto, strizza l'occhio alla metafisica di Tarkovskij e a tutte quelle tipiche atmosfere del cinema est-europeo in generale (in certi momenti ho pensato anche a "Delta") ma non solo; nel suo procedere "schizofrenico" (o meglio, nel comportamento schizzato della figlia) mi ha ricordato parecchio gli isterismi messi in scena da Zulawski (soprattutto "Diabel", anche per l'ambientazione storica). Detto ciò, capisco che non bisogna essere "troppo ottusi nel decifrare il film e lasciarsi cogliere dall'onirico" ma purtroppo, però non sono riuscito ad apprezzarlo a fondo e come sicuramente meriterebbe. Colpa ovviamente, della mia difficoltà con l'inglese (sai che con i sub spagnoli me la cavo già meglio) che, in altri film riesco comunque a seguire con più attenzione ma in questo, ci ho capito poco o niente, essendo i dialoghi veramente, troppo, troppo serrati (impossibile stare dietro all'incessante blaterare della figlia, alla fine non leggevo nemmeno più). Insomma, è un filmone, che lascia il segno, ma che necessita assolutamente (e sottolineo assolutamente) di una revisione sottotitolata in italiano... La cara MacGuffin potrebbe magari darci una mano :p
      Una curiosità invece: la tua è l'unica recensione web in italiano e tra l'altro, se selezioni "cerca risultati in italiano" sei in testa nella ricerca google. Onorevole :)

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    5. Hai proprio ragione a citare Zulawski, anche a me era saltato in mente. Per quanto riguarda i dialoghi... be', hai ragione anche qui: sono effettivamente troppi, ed in effetti in internet ho letto diverse opinioni sul film che criticavano quest'aspetto; per quanto mi riguarda l'ho trovata una cosa positiva, che per certi versi rimanda al teatro e per altri "scoordina" qualcosa nell'onirico che - non so - mi ha mandato davvero in brodo di giuggiole. Un parallelo senz'altro fallace ma che mi è saltato subito alla mente è con qualche film di Angelopoulos. Spiace, però, che tu abbia trovato la cosa d'intralcio, ma credo di chiedere a Mac se può tenere in considerazione l'ipotesi di sottotitolare questo film, ché magari lo inquadriamo meglio entrambi.

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  2. Prova tecnica di commento - Solo per dire che il film mi è piaciuto da morire, che amo il blog di Yorick ma lui questo già lo sa e che resto a disposizione per altri eventuali sub . Grazie ancora! (mac guffin)

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    1. Grazissime, Mac! Per il commento e, soprattutto, per i sub che di volta in volta ci regali :)

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