Simulacri #4: Himala



Scelta obbligata, questo secondo simulacro. Obbligata perché la passione del sottoscritto per la realtà cinematografica filippina è da sempre accesa e pulsante, spaziante tra capolavori di diverso genere e sensibilità come Imburnal (Filippine, 2008, 212'), Now showing (Filippine/Francia, 2008, 280'), Death in the land of encantos (Filippine, 2007, 540'), The family that eats soil eccetera, quindi in qualche maniera questa magistrale pellicola di Ishmael Bernal* doveva pur trovare un proprio respiro nello spazio dell'Emergere del possibile per quanto conosciuta essa sia**, e doveva in primo luogo trovarlo perché, di fatto, Himala (Filippine, 1982, 124') non è solo un caposaldo della cinematografia filippina ma un qualche cosa di imprescindibile e diffusivo: intensivo, per certi versi. La riflessione che gli soggiace, infatti, ha trovato diversi echi nelle pellicole più recenti, tant'è che si potrebbe (e forse si dovrebbe) guardare a Century of birthing (Filippine, 2011, 355') come una sorta di riformulazione del film di Bernal, o ancora meglio un tentativo di dialogo con questo; gli elementi in comune, del resto, sono diversi e palesi, a cominciare dall'approdo spirituale della protagonista e continuando poi attraverso la figura (ingombrante?) del regista e lo stupro come una sorta di chiave di volta dell'intera rappresentazione. Ma la cosa che accomuna più di tutte il film di Lav Diaz e quello di Ishmael Bernal è una mise en scène fondata sull'equivocità più radicale e disorientante***, della quale Bernal farà il cardine della propria opera: in un giorno di eclisse****, a una ragazza appare la Madonna*****, e non è certo se ciò sia frutto di autosuggestione o se questo sia un avvenimento effettivo, ma il punto è che da allora la ragazza compie delle guarigioni miracolose ed è vittima di stigmati, genesi di ambedue tuttavia relegate in un fuori-campo che sfuma la realtà dei fatti e lascia lo spettatore incredulo e interdetto di fronte all'effettiva divinità degli eventi. Ciononostante, l'equivocità rappresentata gioca un ruolo drammatico di primaria importanza, poiché essa non è che trasfigurazione di un sentimento che il popolo rivolge - o, anche, con cui il popolo si accinge - alla religione, ed è nelle ultime battute di Elsa che ciò emerge in maniera lampante, configurando infine Himala come una pellicola caustica, eversiva e sarcastica nei confronti di un obnubilamento generale la cui colpa è da imputare alla religione e, quindi, al potere: «Non ci sono miracoli. I miracoli esistono nei cuori della gente, nei nostri cuori». Lo sfruttamento patito da Elsa, infatti, non è che trasfigurazione artistica dello stretto connubio tra religione e potere: Elsa viene sfruttata, sì, ma ciò che è sfruttato, in primo luogo, è il sentire della gente, addomesticata e tenuta a bada con panem et circenses fino a che Elsa fallisce una guarigione; allora, le cose prenderanno un'altra piega, e quella che verrà mostrata non sarà tanto una rivoluzione (la rabbia, l'assassinio) quanto un tentativo da parte del popolo di razionarizzare il tutto, da un lato imputando a Elsa l'accusa di menzogna e dall'altro, conseguentemente, difendendo la legittimità della propria superstizione. Spinoza si chiedeva: «Perché le persone si battono per essere schiave?». L'interrogativo è ancora molto attuale e riecheggia nel film di Bernal. Perché le persone si battono per essere schiave? Himala non dà una risposta a questa domanda, perché la domanda è troppo profonda e Himala stesso è troppo profondo per far emergere una risposta, ma la pone - pone la domanda, e tutto il film non è che questo repentino prender coscienza di un'interrogativo che destabilizza, scuote, spaventa, ammutolisce: perché le persone si battono per essere schiave? Basta questo, basta davvero arrivare a formulare questa domanda non perché la riproposizione dell'interrogativo sia in sé sufficiente bensì perché la critica e l'eversione nei confronti del potere che questa domanda ha in nuce dischiudono un orizzonte illuminista nel quale Himala fa le veci del sole, e, come si è accennato all'inizio, è importante constatare questo particolare anche in vista dei pianeti (Diaz, Martin, Sanchez etc.) che ora come ora gli ruotano attorno.


* A cui, per onor di completezza, dovrebbe seguire quella di un film di Brocka.
** Giusto per farsi un'idea: è stato il primo film filippino ad riscuotere successo all'estero (Berlina, Chicago International Film Festival) e all'Asia Pacific Screen Awards è stato nominato come miglior film dell'Asia del Pacifico di tutti i tempi.
*** Si pensi al finale di Century of birthing.
**** Sarebbe interessante curiosare nelle più diverse cinematografie e scovare gli avvenimenti che succedono le eclissi. Viene in mente, per ora, Le armonie di Werckmeister (Ungheria, 2000, 140'), la cui affinità col film di Bernal sarebbe pure da approfondire. Visto il tempo, purtroppo, rimando l'iniziativa e mi limito a segnalare quell'altra, fondamentale, eclisse più direttamente ricollegabile a Himala, ovverosia quella presente in Buenas noches, España (Spagna/Filippine, 2011, 71') del connazionale Raya Martin.
***** Pare che la vicenda sia realmente accaduta nel 1966 a Cabra.

2 commenti:

  1. Certo che anche te non scherzi: con questa nuova sezione, che trovo interessantissima, vai a recuperare perle che danno l'impressione essere ancora più rare dei film di ultima decade che siamo soliti recensire, encomiabile! Mi attira un botto questo "Himala", e non solo per i riferimenti a Martin e Diaz, ma in modo particolare per gli elementi soprannaturali che compongono la storia. In passato ho avuto occasione di vedere più di un film (indonesiani, in questo caso, anche quelli a cavallo tra i '70 e gli '80) che sembrano rispecchiare quest'opera, e non solo tematicamente (anche i fotogrammi sono molto similari). Ricordo con piacere soprattutto "Ratu ilmu Hitam (Queen of Black Magic)" di Liliek Sudjio (1981). Cinema, che data la realtà così lontana dalla nostra, è sicuramente un'esperienza più antropologica, che cinematografica.

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    1. Hai sicuramente ragione a parlare di esperienza antropologica, che pure, per citare Wenders, appare così lontana e al contempo così vicina. Fai bene a recuperarlo, questo "Himala", sono certo non ti deluderà.

      L'Indonesia, d'altro canto, io la conosca davvero poco. Ho visto dei film d'azione niente male, ma per il resto è una terra che manca ancora di un approfondimento. Vedrò di colmare questa lacuna proprio con QoBM, grazie :)

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