RR (Railroad)



James Benning è una specie di Mida del visivo: ha un occhio perfetto, che riesce a cogliere realtà solo apparentemente impenetrabili o forse realmente impenetrabili ma che, una volta dischiuse dal/nel suo cinema, si rivelano come qualcosa di così profondo e pregno di significato da destabilizzare per realismo e suggestione. Ogni frammento di realtà che Benning scorge si trasforma in qualcosa di più prezioso dell'oro - esteticamente, emotivamente e politicamente. RR (USA, 2007, 111') è forse la quintessenza del suo cinema, ovvero il film che più di ogni altro può tipizzare l'estrema e magnifica opera dello statunitense. Girato in 16 mm come buona parte della sua produzione, RR (acronimo di railroad) è una collezione di inquadrature a macchina fissa di paesaggi ferroviari, e con ciò è vicinissimo a diverse pellicole precedenti, come il dittico composto da 13 lakes (Germania/USA, 2004, 135') e da Ten skies (Germania/USA, 2004, 102'), ma ciò non basta, perché RR mostra anche, con radicale minimalismo, gli sviluppi che saranno processati solamente nei lungometraggi più recenti, come - ad esempio - Stemple pass (USA, 2013, 121'), forse (ad oggi) il suo capolavoro. Dei primi RR conserva il tentativo che fa il regista per sparire, mentre dei secondi ha in nuce la critica alla società, qui indirizzata al consumismo economico, colto in due tempi: dapprima come dispregio dell'ordine e della bellezza naturale che va deturpando e in secondo luogo come prodromo di una desolazione, del vero e proprio deserto che, dietro di sé e alla lunga, esso lascia. Queste due facce della stessa medaglia si presentano intrinsecamente congiunte nel fatto di rappresentare quell'America coloniale e colonialista che ha fatto dei trasporti il proprio simbolo, il fiore all'occhiello di una colonizzazione con la quale l'America, oggi, s'identifica, e in questo senso sarebbe interessante considerare la vena western del film, a quella conquista del selvaggio west che è qui rappresentata, con chiaro riferimento ai landscapes di John Ford, per mezzo di campi lunghi e lunghissimi, dov'è lo spazio - e la sua dispersione - a farla da padrone; non c'è senso, infatti, in RR, solo circolazione - di un senso, certo, ma qual è questo senso, cosa trasportano e dove vanno quei treni? Le domande si pongono e non trovano soluzione, e tutto ciò enfatizza l'insensatezza di una colonizzazione che, se qui ha ucciso soltanto il paesaggio, più indietro nel tempo ha mietuto anche vittime umane. Sorge, allora, una domanda banale: perché rappresentare in questo modo una critica così eminentemente politica? La risposta, la dà il film stesso, che in qualche maniera si autogiustifica e assume i caratteri metacinematografici che lo rendono un grande, grandissimo film. Le inquadrature in RR sono fondamentalmente veicolate all'azione dei treni, i quali entrano ed escono da esse: la durata non è decisa da Benning più di quanto non lo sia dalla velocità con cui i treni corrono e dallo spazio che i treni hanno da percorrere, e in questo senso il film si autodetermina, si autofonda, e per quanto Benning-autore indichi, così come fa ogni artista, ogni autore, il suo indicare non è rappresentativo; al contrario, la rappresentazione, nella sua forma di durata, è data appunto dallo scorrere dei treni, ma questo scorrere - è doveroso precisarlo - fonda anche la rappresentazione presa dal punto di vista contenutistico: paradigmatico, in questo senso, il finale, dove il treno si ferma e l'occhio può vagare, libero, nel paesaggio circostante. L'aspetto e l'assetto contemplativo che emerge da questa visione, dunque, è pienamente giustificato e, di più, è richiesto, tant'è che, forse, si potrebbe guardare a RR come un film contemplativo che tenta di fondare il cinema contemplativo, di giustificarlo dal punto di vista ontologico e gnoseologico.

2 commenti:

  1. Oh, non riesco più a starti dietro, una rece al giorno ormai: troppa, tanta roba!! Con questo però, vorrei tentare di riavvicinarmi al cinema di benning. Treni, ferrovie e tutto quello che le ruota attorno, mi hanno sempre affascinato.

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    1. Con questo vedi il cinema di Benning nella sua purezza, è una buona idea cominciare con questo. Inoltre secondo me "RR", "Nightfall" e "Stemple Pass" sono i tre capolavori di Benning, quindi fai davvero bene ad approcciarlo con "RR". Gran regista, uno dei miei preferiti, senza dubbio.

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