In the fabulous underground


L'arte del cinema o il cinema dell'arte? In the fabulous underground (Italia/Croazia/USA, 2012, 42'), basato su un soggetto di Betty L'Innocente, l'unica persona ad aver prodotto una bibliografia in Italia sull'arte di Perich, è un film intelligente, quindi non risponde alla domanda ma la destituisce, ponendosi come un che di fluttuante tra il cinema e l'arte; del resto, a suggerire questo movimento è la stessa opera di Anton Perich, che con l'invenzione della painting machine ha avvicinato più che mai l'arte (pittorica) e il cinema, convogliando nella prima quello che è il principio fondante della seconda, ovvero l'artificialità del mezzo, di quella macchina da presa che Romano e Capece sintetizzano e - si direbbe - quasi confondono con l'innovativa costruzione del croato: la painting machine come mdp e la mdp come painting machine o, detto in altri termini, la comunanza nell'artificio e nell'artificialità* di pittura e cinema, quindi la perfetta aderenza tra forma (film) e contenuto (l'arte di Perich) - risultato, questo, che è un trionfo (raro, vorrei sottolineare) per qualunque pellicola voglia darsi il caratteri del documentario, genere troppo spesso disancorato dalla specificità del mezzo attraverso il quale l'oggetto viene espresso. Ecco, dunque, la destituzione dell'alternativa (arte o cinema) e la conseguente fluttuazione tra arte e cinema, cioè la convergenza di arte e cinema in quel singolo punto, in quella e congiuntiva che è In the fabulous underground, mediometraggio che, così dischiudendosi, non solo si pone nel mezzo - tra l'arte e il cinema - ma include anche in sé entrambi i termini, facendo di essi due facce della stessa medaglia; il documentario si presenta così come un oggetto superficiale, anzi è una vera e propria superficie attraverso la quale l'artefatto e il feticcio si mostrano nella nitidezza di quella banalità che, se Heidegger intendeva alla stregua di una seconda caduta dell'uomo dopo quella di Adamo ed Eva, Warhol e Perich, almeno nella lettura che ne dà Baudrillard, riformulano quale criterio di salvezza estetica («La pretesa minima dell'essere» e «Il niente è perfetto perché non si oppone a niente»**): l'oggetto d'arte come prodotto quotidiano e come prodotto dalla quotidianità dell'era della tecnica è l'immagine senza oggetto, l'arte senza l'artista o l'artista che si scopre agnostico nei confronti dell'arte. E quindi? Quindi la necessità di documentare per riuscire a immaginare (= rendere immagine) ciò che è così quotidiano e banale da sfuggire all'immaginario dell'iconografia classica*** sì da restituire più che l'immagine il farsi dell'immagine, il farsi dell'arte****, ma questo farsi, come mostrano Romano e Capece, è esso stesso arte, tant'è che il loro In the fabulous underground altro non è che un simulacro che destituisce la domanda (l'arte del cinema o il cinema dell'arte) e restituisce i termini della domanda (l'arte del cinema e il cinema dell'arte) nell'interdipendenza che In the fabulous underground, a conti fatti, è.


* Sin dalle prime battute l'artificialità è messa in primo piano con una serie di inquadrature fotografiche a oggetti tecnici come la sopracitata painting machine.
** Jean Baudrillard, Lo snobismo macchinale.
*** Discorso analogo, lo si può articolare - ma lo si lascia intendere - per il cinema, inteso oggi (con le dovute eccezioni, e questo blog, nel tempo, ne ha presentate diverse) come prodotto industriale che ha ben poco da spartire con l'arte.
**** Torna in mente, a questo proposito, a Na change rein (Francia, 2009, 100') di Pedro Costa.

2 commenti:

  1. Oggetto parecchio curioso, direi. Non solo per la rarità di quella perfetta aderenza tra forma e contenuto di cui parli, e che incuriosisce non poco. Ma rara è anche questa collaborazione di produzione (Italia/Croazia), che è qualcosa a cui ultimamente ho pensato spesso, vista la particolarità di quei posti che se vogliamo, abbiamo a due passi da casa. Interessante, devo dire che mi stupisci ogni volta di più, dove sei andato a scovarlo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Curiosando in rete, come al solito. Ho scoperto questa piccola casa di produzione indipendente (http://www.minimalcinema.net/) e dopo, in Facebook, ho incrociato il tipo (Romano): è senz'altro un buon, buonissimo film, ed è meraviglioso che sia diretto e scritto da gente italiana.

      Elimina