Here, then (Ci chu yu bi chu)



Il vuoto come motivo di rappresentazione, il vuoto come catalizzatore di rappresentazione e, infine, come rappresentato, come rappresentazione in quanto tale. Sì, ma che vuoto? Domanda stupida, non esiste un vuoto che sia altro rispetto a un vuoto determinato, il vuoto non si differenzia e non si determina perché è esso stesso il differenziale e la determinazione, al contempo presenza e assenza. Mao Mao, qui al suo primo esordio, esprime questo e nient'altro. Anzi, Here, then (Cina, 2012, 86') è proprio quel «nient'altro», il nient'altro in cui il «niente» e l'«altro» si compenetrano vicendevolmente e si confondono nel nientaltro che dunque sono. Cos'è Here, then? Il niente e l'altro, il niente rispetto all'altro e l'altro rispetto a niente, nient'altro che nientralto, differenziale di un'inesistenza che è qui e che Mao Mao tratteggia assorbendo del tutto i dialoghi, strutturando i piano-sequenza su zoommate e out-focus e facendo conseguentemente del silenzio un suono, un linguaggio così pre-discorsivo, quasi primordiale, che siamo tutti in grado di comprendere. Ed è questo il fatto, che lo comprendiamo, e sale così un'angoscia terribile in noi, noi che ci riflettiamo nel vuoto esistenziale dei personaggi e diveniamo percettivamente consapevoli di erigerci e sprofondare, di differenziarci e d'indifferenziarci in quel vuoto. Mica cazzi, eh? Già, è pazzesco, ma è in qualche modo anche una consolazione, perché l'indifferenziato differenzia, e in fondo non è poi così assurdo o irragionevole ammettere che tutti fumiamo, ci prostituiamo, amiamo, stupriamo, perdiamo tempo, diciamo addii, non ci apparteniamo, gridiamo in silenzio, mangiamo, tocchiamo gambe e tagliamo ortaggi - e di più, perché facciamo tutto questo in una vita, anzi tutto questo è la vita ed è, appunto, Here, then

4 commenti:

  1. "Mao Mao tratteggia assorbendo del tutto i dialoghi, strutturando i piano-sequenza su zoommate e out-focus e facendo conseguentemente del silenzio un suono".. e infatti, ancora prima di leggere, solo la visione dei fotogrammi (soprattutto i primi 4) mi ha dato immediatamente questa impressione. Quindi hai fatto centro ancora una volta, tra l'altro la recensione, seppur concisa, è una delle più stimolanti che tu abbia scritto finora. Convincente al 100% per un recupero di questo film, grazie!

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    1. Grazie. Ho pensato che, una volta ogni tanto, si potesse lasciarsi trascinare dall'effetto del film, e quindi mi sono limitato ad appuntare - più che scrivere - sensazioni e pensieri scaturite da questa magnifica visione.

      I primi quattro fotogrammi sono quelli iniziali, quindi puoi immaginare che effetto abbiano sullo spettatore, che da lì in poi non può che prospettarsi un film davvero abissale, destabilizzante, svuotato.

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    2. Fuoco-fuori fuoco; carrello avanti-carrello indietro; fuoco-fuori fuoco; carrello avanti-carrello indietro... Le coordinate tecniche sono queste caro Yorick. Aggiungiamoci un messa in scena talmente minimalista da prosciugare anche quel mare in tempesta nell'immenso finale, e una condizione di vuoto, di noia generalizzata che riporta inevitabilmente al cinema di Antonioni. Inoltre, ci sono almeno un paio di momenti che personalmente destabilizzano da paura: oltre al succitato epilogo, mi vengono in mente il "tentato" coito sulla spiaggia ma soprattutto, l'estraniazione della ragazza in attesa dell'autobus; quella stretta sul volto, la musica che si dissolve nel caos: rumore. Grande film, veramente potente e necessario, grazie!

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    3. Già, raramente si vedono esordi simili. Io ho dovuto rivederlo un paio di volte per capire la sua potenza, perché mi sembrava davvero tutto troppo ripetitivo per rapirmi sul serio, invece è proprio questo a rapire: la ripetizione del vuoto, insomma la noia e l'assuefazione alla noia... poi, quei momenti più catastrofici che catartici di cui tu parli, stranamente anestetizzati e pienamente coerenti con il resto della pellicola. Mi fa piacere che ti sia piaciuto.

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