Sexual chronicles of a french family (Chroniques sexuelles d'une famille d'aujourd'hui)


Che ci fa un film come Chroniques sexuelles d'une famille d'aujourd'hui (Francia, 2012, 87') sull'EdP? Fondamentalmente, nulla. Il film, infatti, l'ho guardato perché mi sembrava divertente recensire un film porno in vista della festa della donna, e il guaio - se si vuole chiamarlo tale - è che la pellicola di Pascal Arnold e Jean-Marc Barr è porno in senso lato, soft se si preferisce o, come piacerebbe a me definirlo, proto: proto-porno. Cos'è il proto-porno? È il porno in potenza, che attende un'attualizzazione, quindi è già porno e non mai stato erotico. In questo senso, l'erotico è ciò che precede il porno, è il desiderio, mentre il porno, come lo definisce Carmelo Bene, è la morte del desiderio. Che significa? Significa, essenzialmente, che l'erotico non enuclea il sesso: tende al sesso, lo desidera appunto; al contrario, il porno è già sesso, quindi il desiderio è già stato, lo precede nell'erotismo e si tramuta qui in godimento. Così, se il cinema è la morte al lavoro sulle facce degli attori (Cocteau), il porno è la morte nel godimento: il godimento della morte (la masturbazione dei corpi) e la morte del godimento (coito). «Come la morte, l'amore si vive e non si rappresenta - non è senza ragione che lo si chiama piccola morte - o almeno non lo si rappresenta senza violazione della sua natura. Questa violazione si chiama oscenità.»* L'amore, però, non c'entra niente col sesso, o almeno non nella forma del porno. Su questo punto, divergo da Bazin: l'amore è potenza, desiderio - desiderio di potenza, di accrescimento della propria potenza. Si ama ciò che ci fa stare bene e si tende ad esso. Per ciò l'osceno non è nel porno, perché il porno - come detto poco fa - non è desiderio, non è potenza. Il sesso sfianca, e non solo fisicamente: non è senza ragione che lo si chiama piccola morte. Dopo l'amore, di fatto, non si ama, ci si riprende se stessi - si fuma, si dorme. Chroniques sexuelles d'une famille d'aujourd'hui è porno in questo senso: mostra il divenire del desiderio e veicola il sesso, fa del sesso il proprio linguaggio. La prima scena è esemplificativa di quanto sto dicendo: una ragazza, biondina, sgrana gli occhi e sorride, la videocamera scende sul suo corpo e lei prende a masturbarsi. Contemporaneamente, una voce dice: «Incredibile». Sta tutto qui, il film come il sesso: l'incredibilità come meraviglia e come incredulità. Non siamo, nel sesso. È come se ci estraniassimo da noi stessi, e il sesso non è che un curioso tipo di masturbazione del nostro organo genitale che avviene mediante l'organo genitale dell'altro/a. Quando vogliamo scopare qualcuno o qualcuna, non vogliamo che prendere il suo corpo e usarlo per masturbarci al posto della nostra mano. Com'è possibile, quindi, parlare del sesso? C'imbarazza, e ci imbarazza perché riguarda direttamente noi stessi. Noi, nel nostro più intimo e profondo io, ovvero l'egoismo. Non sto dicendo che il sesso sia un atto egoistico, sia chiaro. Sto dicendo che il sesso è essenzialmente un gioco tra se stessi, una meditazione quasi. Insomma, niente di linguistico, niente che abbia a che vedere con la comunicazione, con l'altro, e anzi diviene un abominio e un affronto nei confronti dell'altro quando si tratta il sesso come medium per raggiungere l'altro. Il dramma inizia qui, e in questo senso Chroniques sexuelles d'une famille d'aujourd'hui è un proto-porno, perché il dramma che inscena deriva da un evento che genera immediatamente un cortocircuito sia a livello tematico che a livello tramistico: i genitori impongono che il sesso diventi argomento di discussione, fanno di esso un che di linguistico e il sesso, subito, diventa un modo espressivo, un linguaggio. Niente tabù, niente desiderio**: niente desiderio, niente sesso. Chroniques sexuelles d'une famille d'aujourd'hui è un film intelligente: non mostra la scoperta del sesso, mostra la sua distruzione in anticipo. Mostra la morte del desiderio, e dunque è porno. Mostra un sesso che è sempre detto, visto, registrato, e quindi non è propriamente sesso ma una sua versione deviata e disastrata, e dunque è proto-, poiché mostra il porno in maniera antitetica, allo specchio (uno specchio deformante, però). Per questo il Pulici, nel dossier Fallo davvero***, usa espressioni come per esempio «non il piatto stesso», o ancora «qualcosa che viene a mancare», «deminutio capitis», «impoverimento del suo essere», e denigra, almeno in parte, la sensualità della versione soft, perché, già prima facie, il sesso, nel suo elemento hard ma non solo, è ciò che, anche nella versione sessuale, è assente e si mostra solo per proiezione nella mente dello spettatore. Ci sono, al suo posto, le persone e queste persone comunicano. Corporalmente. Vogliono fare del sesso una macchina, un che che produca senso e significato, e tentano, disperatamente, di introiettarsi in esso per comunicarsi attraverso. Impresa fallimentare, come mostra il fotogramma scelto per la copertina del post: da una parte due ragazzi in procinto di fare sesso, dall'altra, totalmente sconnessi ad essi, gli amanti del poster****, stretti in abbraccio e coniugati da un bacio - antitesi del sesso, purezza del desiderio, amore.

* André Bazin.
** «Dove c'è tabù, c'è desiderio» (Freud).
*** Gruppo (attivo) di famiglia in un interno in Nocturno, numero 137: «L'hard è un condimento gradevole della pietanza, non il piatto stesso o un esaltatore della sapidità. Intercalato con tutta la sua naturalezza possibile in una storia del genere, è qualcosa che viene a mancare, nel senso di una deminuito capitis del film, un impoverimento del suo essere se si guardano prima la versione completa, quella che Barr e Arnold chiamano sessuale, e poi quella battezzata, un po' ipocritamente, sensuale, senza i particolari porno».
**** Curiosità, il poster riguarda 21st century breakdown, concept album dei Green Day che parla, appunto, di due amanti che ne passano di cotte e di crude ma riescono, ciononostante, a uscirne vivi nel loro amore.

4 commenti:

  1. "Incredibile"! :D Scherzi a parte, è una sopresa per me questa recensione insapettata, in quanto è uno dei film che mi ero immediatamente appuntato dal dossier. Attirato in primis, perchè mi ha fatto pensare a qualcosa di lanthimosiano, ma magari sbaglio. Comunque, prima di immergermi nella tua lettura temevo un'opinione negativa, a quanto pare, invece sembra ne valga la pena. Tra l'altro questo "farsi direttamente porno travalicando l'erotismo" su cui ti concentri, mi fa pensare che il dossier sia totalmente sviluppato tenendo in precisa considerazione questo aspetto. Perchè combinazione ho iniziato col visionare due film della "trilogia dell'orgasmo" di Brisseau (pagina 56): "Il Potere dei Sensi" (discreto) e "A' l'aventure", che però non mi è piaciuto. In entrambi, comunque, emerge con insistenza una rappresentazione diretta del sesso (soprattutto saffico e quindi masturbatorio) privato della classica componente erotica che lo precede. Prova a cercarti "Il Potere dei Sensi", credo che anche quello lo definiresti proto-porno.

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    1. Be', di lanthimosiano, a dire il vero, non c'è molto se non appunto il fatto di partire, come in "Kynodontas", da un cortocircuito. Il film, di per sé, si lascia guardare e, da come ti approcci ad esso, può far riflettere non poco. Mi interessava molto questo cortocircuito, questo rendere il sesso linguaggio, e soprattutto mi andava di recensire un porno perché era un genere con cui non mi ero mai confrontato finora. Qualcuno mi ha scritto qualche piemme in Facebook dicendomi che non ci si ritrova per niente né nella concezione che ho del porno né in quella che ho del sesso e che l'una implica l'altra (persone indubbiamente curiose ma che mi mettono una tristezza addosso per la loro ottusità nel voler fondare il porno sul rapporto che la persona ha col sesso - roba che solo le peggio femministe riescono a immaginare), quindi se la domanda è "te lo consiglio?" la risposta è "dipende quanto ti ci ritrovi nel discorso sul porno", mentre invece se la domanda è "mi è piaciuto?" non credo di averlo capito neppure io. Di sicuro ho trovato frustrante questo tendere a rendere il sesso un linguaggio-macchina, e se penso che mi era già capitato di trovarlo nel cinema francese (cfr. "Mes seance de lutte", che pure risolve il rapporto e la persona nel sesso e di fatto confonde sessualità e sensualità) non posso non credere che sia la loro visione delle cose e che questa sia totalmente diversa dalla mia, e in tal caso, no, non mi è piaciuto - ma è probabile che il punto di vista dei registi sia critico, visto che Barr e Arnold, a differenza di Doillon, generano un cortocircuito e, praticamente, fanno un film sul cortocircuito, un film che è cortocircuito.

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  2. ................. !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! .........................

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    1. Oh, me l'ero perso questo commento.













































      Peccato.

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