Oxhide (牛皮)


Niu pi (Cina, 2005, 110') dà la sensazione di un occhio che si apre per la prima volta. È buio, in Niu pi, prevalgono le ombre, e questo perché la tenebra è ciò che l'occhio attualizza di quello che, quando le palpebre erano chiuse, prevaleva e, anzi, era univocamente: il buio, ovvero l'oscurità. Ora, allo schiudersi di questo occhio, l'oscurità permane e, pure, è ciò che l'occhio prima di tutto focalizza, ma è quell'oscurità è ora equivoca, che perde quindi il proprio carattere di univocità per l'insediarsi e l'insearsi in essa di corpi che non le appartengono ma ai quali essa appartiene: l'oscurità diventa ombra - preponderante, certo, ma anche evanescente per la condizione d'appendice che ora la caratterizza. Appendice di cosa? Dei corpi che compongono il nucleo familiare di Liu Jiayin, il regista ventitreenne autore di questa meravigliosa e oscura pellicola. Il suo è un tentativo di portare alla luce o, meglio, di far emergere dall'oscurità o, meglio ancora, di focalizzare, di rendere più nitidi i contorni di chi è vivo e si arrabatta per esserlo, e Niu pi non è che una battaglia contro l'astigmatismo; in questo senso, e ricollegando il discorso a quello precedente, il cinema di Liu Jiayin è un cinema ingenuo nel suo stesso porsi: soggettivo, sì, ma, proprio perché l'occhio che vede non si vede mai, questo soggettivismo si trasforma subito in onestà e trasparenza, qualcosa quindi che richiede così tanta maturità e consapevolezza di sé che solo l'ingenuità di una giovane può canalizzare in un'opera d'arte. Perché dico questo? Perché l'intimità che Liu Jiayin preserva è quella che, col tempo, va sgretolandosi come un utero in menopausa: più vecchi si diventa e più paura e remore si hanno nel ri-conoscersi, nel ricordarsi ciò che, più o meno giustamente, si è fatto e ci ha fatto diventare tali; così, bisogna essere terribilmente sinceri con se stessi per riuscire a penetrare nelle pieghe del proprio intimo e, considerando che per il sottoscritto un'opera d'arte, quand'è tale, non è che un modo come un altro per comunicare agli altri la propria solitudine, bisogna avere una grande considerazione e nutrire un profondo rispetto nei confronti degli altri per ritenerli degni di farci compagnia nella nostra solitudine. Liu Jiayin fa fondamentalmente questo e, anzi, osa di più nel trasporre un'intimità che ha molto dei film di Yasujiro Ozu in un aspect ratio da cinemascope: un'epica dell'intimo plasticizzata da una fissità minglanghiana, ecco cos'è Niu pi. Qualcosa di radicale ed estremo, un gesto d'amore che commuove e meraviglia.

10 commenti:

  1. E questo è uno, per la miseria, Yorick! Incute quasi paura, e non solo il film ma anche la recensione. Leggendo ho cercato di compormi delle immagini nella mente, e quello che è venuto a crearsi è un enorme abisso nero dove l'occhio del "Tejùt" scruta dal fondo impercettibili, e fluttuanti ombre grandrieuxiane... Lo voglio!

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    1. La recensione, effettivamente, è parecchio brutta, una delle peggiori che mi sia capitato di scrivere. Purtroppo, me ne rendo conto solo rileggendola, ma la voglia di segnalarlo era tale che, in fin dei conti, ha prevalso nonostante la qualità dello scritto. Peccato, cercherò di far meglio col prossimo. Comunque di sicuro è un film che ti piacerà e ti lascerà interdetto.

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    2. Ma stai scherzando? A parte il fatto che a me non sembra per niente inferiore alle altre, ma la recensione mi è piaciuta un sacco, e intendevo che incute paura proprio perchè leggendola riesce a farti catapultare col pensiero in quella atmosfera oscura che hai tratteggiato. Sul serio, sembra un racconto addirittura onirico, e veramente, leggendola rivedevo i contorni dei personaggi dei film di Grandrieux, specilamente "Un Lac". Magari non c'entra nulla, ma intanto l'effetto che mi ha procurato non può che essere positivo, confermando la qualità del tuo scritto. Come rispondevo a Morelli l'altro giorno, sul commento a "La Grande Bellezza"; quello che conta, prima di tutto è l'emozione dettata da una determinata visione, conseguentemente, credo ne esca uno scritto, per chi legge, altrettanto emozionante, indipendentemente dalla qualità, o meno, della scrittura. Che poi, non sarà mai il tuo caso, e sai che sono sincero!
      Echi è pronto, da un'occhiata se ti piace. Se vuoi aggiungere qualche gadget per te utile fai pure ;)

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    3. Ah, avevo capito male: allora non piace solo a me, 'sta recensione, o, meglio, vedo che ha delle falde (mi sarei dovuto concentrare più su alcuni punti, forse), e comunque non importa se l'effetto che ha avuto su di te è quello. Del resto, scrivo per consigliare e se hai sentito questo film sulle tue corde non posso che essere felice di quello che ho scritto. Comunque l'immagine grandrieuxiana può starci o, meglio, "Oxhide" non ha niente di Grandrieux, ma questo rapportarsi all'immagine in maniera "libera", senza cioè vincoli di "leggibilità a tutti i costi" c'è, senz'altro.

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  2. Bellissima recensione Yorick!
    In questa frase si concentra tutto il mio amore per il cinema "...un'opera d'arte, quand'è tale, non è che un modo come un altro per comunicare agli altri la propria solitudine...".
    Non vedo l'ora di vederlo :)

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    1. E' una prospettiva desolante che rende meraviglioso il cinema e, anzi, lo fa funzionare proprio come macchina, come produttore di senso: mi fa piacere che non sia il solo a vederla in questa maniera. Ti ringrazio per i complimenti, sei gentile.

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  3. Hai il link download?

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    1. Sì, però dovresti scrivermi per e-mail (talkinmeat@gmail.com), perché qui è un po' rischioso lasciarlo...

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  4. Invia a hunck97@gmail.com
    Grazie

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    1. Inviato, ti ho aggiunto anche il secondo, che ho appena recensito.

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