Errata corrige #3: Oltre la pirateria

Con questo post interrompo, per la terza volta, il fluire di recensioni che negli ultimi tempi ha allagato il blog. Del resto, l'Emergere del possibile nasce come luogo di condivisione cinefila, quindi nulla di strano se di tanto in tanto capiti di fermarsi per gettare un'occhiata al terreno su cui certo cinema poggia. A questo proposito si è parlato, negli scorsi Errata corrige, di un articolo di Enrico Ghezzi (Errata corrige #1: Alla memoria) e di quel meraviglioso atlante che Momo e Fumarola hanno pubblicato per i tipi di DeriveApprodi (Errata corrige #2: Atlante sentimentale del cinema peril XXI secolo). Nelle mie intenzioni, questo post dovrebbe prendere le mosse dalla pubblicazione di Libera Terra curata da Ludovica Ioppolo e Flavia Montini e intitolata, emblematicamente, Oltre la pirateria. I film, il cinema e i giovani: tra web, dvd e grande schermo. Ammetto sin da subito, però, che questo post non avrebbe dovuto essere pubblicato. Certo, era nella mia mente da un po', ma, visto l'interesse rivolto verso la neonata rubrica Simulacri, avevo intenzione di rimandarlo ancora così da parlare di un altro simulacro prima di postare il duecentesimo post del blog, che sarà dedicato all'ultimo film di un regista che, ahimè, in queste lande non si è ancora preso in considerazione nella dovuta maniera (hanno sopperito altri alla mancanza, come l'amico VisioneSospesa). Perché, dunque, parlare proprio oggi di pirateria? Be', fondamentalmente per le vicissitudini più o meno personali che tra ieri e oggi hanno riguardato il sottoscritto; ieri, infatti, Mac Guffin, una persona che non merita altro che rispetto e solidarietà per l'impegno profuso nell'infoltire un canale YouTube (Lamascheradiscimmia) che è una miniera di film impersi e invisti, ha uppato il capolavoro di Aristakisjan, Mesto na zemle (Russia, 2001, 126'), dando così spazio a una riflessione che, appunto, era da un po' che avevo in serbo. La discussione*, poi, si è accesa e, come scorrendola si può ben notare, la pirateria, oggi, risulta un argomento se non evanescente quantomeno anacronistico. Ora, lungi da me fare un'ontologia della pirateria, cosa che forse sarebbe disutile fare, quello che mi interessa proporre è la lettura che della pirateria danno quelli di Libera, un'associazione - com'è risaputo - da sempre in prima linea contro le mafie. Cosa c'entra la pirateria con la mafia? Evidentemente, niente. Ovvio, non è da escludere che i mafiosi non solo scarichino illegalmente da internet ma che, pure, fomentino questa forma di libertà o, meglio ancora, di anarchia, ma in questo, qualora cioè lo facessero, sarebbero delle brave persone almeno dal punto di vista preso qui in considerazione. Cos'è la mafia? Un riempimento (para)istituzionale di un vuoto statale**. Cosa fa chi scarica? Riempie un vuoto. Agrarian utopia (Thailandia, 2009, 122'), Evolution of a filipino family (Filippine, 2004, 593'), Imburnal (Filippine, 2008, 112') e quant'altri sono capolavori di cui la distribuzione ci ha privati. («Privazione»: mi piacerebbe che, nell'ottica di questo post, si ragionasse in termini simili.) D'accordo, le pellicole di Lav Diaz, di Sherad Anthony Sanchez e di Uruphong Raksasad non sono state distribuite in Italia (né nel mondo), ma vista la portata di tali opere credo sia giusto considerare questa deficienza come una vera e propria privazione. Privazione in luogo di un cinema da multiplex di cui, di fatto, ci siamo rotti i coglioni (e scusate il francesismo). L'ottusità di chi pretende di cogliere la pirateria in termini dissimili e contraddittori rispetto al suddetto dato di fatto è da lapidazione intellettuale, tanto più nel momento in cui ci ritroviamo di fronte a un'organizzazione, Libera Terra appunto, che si pretende eversiva nei confronti di quel senso comune che invece fomenta e, se non già istituisce***, costituisce, insomma di cui è parte integrante. Sono diversi i passaggi del quaderno di Ioppolo e Montini a suggerirci questa prospettiva: si parla di «andare al cinema», di «industria» eccetera, confondendo i due termini e - di più! - senza sottolineare il fatto che quel cinema e che quell'industria s'impongono e t'impongono un cinema in maniera del tutto fascista, privandoti cioè di quell'altro cinema e, così facendo, offuscandolo; senza ombra di dubbio, siti come Cineblog01 e quant'altri, ovvero siti che propongono streaming di film in uscita nelle sale, esistono**** e sono degli aborti mancati tra i più seguiti, ma questa non è che una fetta (per quanto consistente) della pirateria, e la Ioppolo e la Montini, focalizzandosi esclusivamente su di essa, escludono quel cinema che non ha altri mezzi per essere visto che la pirateria*****. È un circolo vizioso, e il punto è che la tragedia, come la foglia ginsberghiana, è (ac)caduta in anticipo: non terrorizza l'ottusità di quelle di Libera, ma fa impressione la miopia con cui guardano intorno a sé, perché il pirata è sempre un partigiano****** e la pirateria porta alla luce, colma un vuoto, ma questo colmare non è di stampo mafioso più di quanto non risulti mafioso e intellettualmente disonesto propagandare il perbenismo nei confronti non del cinema (e vorrei che ciò fosse chiaro) bensì delle grandi case di distribuzione******* che saturano non il cinema ma gli schermi********. La pirateria, in questo senso, è una cosa buona e dev'essere praticata intensivamente, perché solo così il possibile emerge, non necessitandosi ma scardinando dalle fondamenta la necessità*********, l'imposizione e l'impostura che sommerge/avvilisce l'arte e fa di essa un'economia, anzi, peggio, una zona di marketing, valutativa e mai valorativa. Sto delirando? Probabile, ma ciò non è che sintomatico di una sensibilità che vuole il cinema come arte (giusto per parafrasare Arnheim), e cioè che pretende che il film sia ogni volta destituito da una realtà che ricerca e trova la propria unica raison d'être nell'economia, quasi l'arte non avesse niente a che fare col creare bensì soltanto col fare, col produrre, quindi parliamo pure della torbida mente e delle cattive intenzioni di un pirata, ma evidenziamo che questa torbidezza mentale e questa cattiveria intenzionale sono innestate in ed emergono da «un mondo in cui si mangia ogni giorno vagina cotta in salsa verde o sesso di neonato flagellato e aizzato alla rabbia»**********

* Qui.
** L'ha detto, tra gli altri, anche de André. 
*** Come si evince dal titolo, infatti, il quaderno in questione si basa ed è rivolto ai giovani.
**** Non solo quelli, fortunatamente. E, a questo proposito, è doveroso ricordare e ringraziare per il loro inestimabile lavoro i ragazzi e le ragazze di Cinesuggestion.
***** Esiste FuoriOrario ed esistono (ancora! Cazzo, sembra un miracolo) festival come quello di Locarno che tentano di diffondere visioni imperse e sospese, ma va da sé che, relegati che sono questi ambienti, la loro operazione dev'essere saturata, appunto, da appendici come la pirateria.
****** Si prenda a riferimento, in via non del tutto sarcastica, l'episodio dei South Park intitolato Barbagrassa, dove Cartman, rapito dall'idea di fare il pirata, si reca in Somalia e diventa pirata. Qui, però, incontra un pirata somalo che gli riferisce i motivi (povertà, fondamentalmente) per cui lui è costretto a fare il pirata.
******* Il che, su un piano che potrebbe far scivolare sull'ideologico, contrasta pure coi principi di Libera, da sempre schierata a favore dei piccoli, dei deboli - contro le maggioranze, le mafie e le multinazionali (perché, quando si parla di multinazionali, non si parla che di mafia) che schiacciano l'agricoltore o lo sfruttano.
******** Altro fraintendimento, questo, dell'accoppiata Ioppolo-Montini, la quale concepisce il cinema esclusivamente come ciò che passa sullo schermo, sia esso televisivo o cinematografico.
********* E voglio ricordare che spesso «necessario» fa rima con «fascista».
********** Antonin Artaud, Van Gogh, il suicidato della società.

13 commenti:

  1. Concordo! Generalizzando un pò, da parte mia la critica si riversa in modo particolare (ma non solo ora, sia chiaro, lo è sempre stata da una decina d'anni a questa parte) sull'abuso della pirateria per procacciarsi, alla fine, tutto quel cinema visibile (e reperibile) in qualsiasi posto, e che come hai palesemente e onorevolmente espresso, "ha rotto i coglioni". Nel nostro caso invece, trovo sia perfettamente giusto parlare di "privazione". Hai fatto bene a disgredire un attimo con questo post. Era una segnalazione necessaria, però mi hai anche incuriosito: quale sarebbe il regista che in queste lande non si è ancora preso in considerazione, e del quale io, ho contribuito a sopperirne la mancanza?

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    1. Sì, infatti. E di più: questa critica, oltre che indirizzarsi a quella pirateria, non fa che assolutizzare un cinema che, appunto, ha rotto i coglioni. Comunque il regista è Denis Côté, della cui ultima pellicola ("Vic + Flo ont vu un ours") parlerò stasera o al massimo domani.

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    2. Ah, avevo visto il trailer, che però non mi aveva convinto molto... A quanto pare, se ne parli invece dovrebbe meritare, aspetto la rece. Sempre di Cotè ho apprezzato "Elle veut le chaos", di quello è probabile che ne scriva due righe.

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    3. "Elle veut le chaos", credo di averlo visto subito dopo "Bestiaire": mi era piaciuto, ma non mi aveva entusiasmato. Volevo parlare di "Vic + Flo ont vu un ours" appunto perché, IMHO, qui Côté tenta di riformulare, più o meno parzialmente, la propria poetica, dotandola di un taglio narrativo (e per certi versi rappresentativo) che ricorda autori distanti da quello che è (stato?) il suo cinema. Escludendo il meraviglioso "Bestiaire", che è un po' uno stand-off nella sua produzione, V+F è, assieme a "Carcasses", il Côté che ho preferito, sinora.

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    4. Bestia, ma hai visto anche "Carcasses"! Quello mi ha sempre ispirato e a dire il vero, è da un pezzo che "naviga", ma ormai sto perdendo le speranze: credo si sia irrimediabilmente aggrovigliato in qualche tronco che ne impedisce il fluire :D

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    5. Se non l'ho perso con la scomparsa dell'HD te lo passo volentieri :)

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  2. Condivido al 100% ciò che dici. È molto facile generalizzare quando si parla di pirateria. Personalmente credo di essere un po’ come te, vale a dire mi sento penalizzato da un offerta che non mi interessa per nulla. Amo il cinema, amo andare al cinema, ma con tutta la buona volontà non posso, non voglio, spendere i miei soldi solo per il piacere di vedere delle immagini su un grande schermo. Questo non significa che però poi mi vado a scaricare American Hustle o Hunger Games per vedermelo a casa aggratis. Cerco in altre parole di essere coerente con me stesso: se dico che un film non mi interessa, significa che non mi interessa neanche aggratis.
    Se potessi vedere al cinema quello che piace a me, cavolo, ci andrei coi razzi al cinema. Il problema è che quello che cerco non solo non lo danno al cinema, ma di solito non si trova nemmeno sul mercato homevideo e, se lo si trova, lo si trova all’estero, sottotitolato in inglese (ma il più delle volte anche no), in edizioni da 20 o 30 euro al pezzo. Ho iniziato molti anni fa ad appassionarmi al cinema orientale e, lo sai meglio di me, per secoli in Italia, al di fuori del solito Kurosawa, non è mai approdato nulla. Solo negli ultimi anni ha cominciato ad apparire qualcosa di Takeshi Kitano, di Shinya Tsukamoto o di Takashi Miike (per tacer di Kim-ki-Duk) ma, capisci bene che quatto nomi, seppur di grande spessore, sono solo una goccia nel mare e, per come sono io, non mi possono bastare. E così l’unica soluzione è la ricerca del torrent giusto. Ultimamente poi (se hai letto il mio ultimo post lo avrai intuito) mi sono incagliato nel cinema balcanico ma, anche lì, ahimè, situazione non è migliore. Anzi, è forse anche peggio, visto che di sottotitoli in una lingua decente, per quei film, non se ne trovano proprio. Per farla breve, non mi sento affatto un pirata, anzi. Se c’è qualcosa che merita sono il primo a preferire una bella edizione in DVD, impacchettata bene, con magari qualche sugoso extra. Soloddiosa quanti soldini ho speso su SecondRun o su Criterion….

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    1. Hai perfettamente ragione, e con me sfondi una porta aperta, perché anch'io non appena esce il DVD giusto non aspetto poi molto a comprarlo. Purtroppo credo di essere - come te, del resto, e come molti altri - una vittima di un livellamento che vuole non soltanto colpevolizzare ma pure imporre un cinema per escluderne altro.

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  3. sono d'accordo, tranne che per una cosa personale, se un film è al cinema vado a vederlo, sopratutto se è in uno di quei piccoli cinemini d'essai che faticano a tirare avanti, poi me li scarico anche, e di quelli che mi sono piaciuti prendo anche il dvd.

    qualche anno fa ho portato con me (un regalo) due nipoti di 17 anni a Berlino, sono tornati con una decina di cd ciascuno, che avevano in mp3, dal che si deduce che quella che chiamano pirateria lo è solo per chi copia e vende, non per chi fa un uso personale.

    e se tutto è pirateria niente lo è.

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    1. Sì, lì forse mi sono espresso male io. Non intendo dire che, se un film è al cinema, non debba essere visto, anzi. Credo sia sbagliato scaricare un film che danno al cinema, e credo anche che su questo quelli di Libera si esprimano nel migliore (e comune) dei modi. La mia critica era rivolta ai multiplex in quanto tali, ovvero quei cinema che danno le solite boiate americane, che non vado a vedere e che, però, nemmeno scarico. Le rare volte che mi capita di beccare un film al cinema che mi interessa, corro a vederlo - pure se l'ho già visto (v. "Nymphomaniac").

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  4. ma li vedete come stanno messi questi babbei di libera? don ciotti oh, si devono prendere lezioni da queste capre ignoranti fideiste in gente crocefissa? il simbolo che adorano questi dementi rappresenta un essere umano infilato su uno strumento di tortura e morte. questi microcefali stanno messi in questo modo e tentano pure di dare lezioni? sarebbe ridicolo non fosse tragico. l'unica vera mafia è quella dell'ignoranza e penso che quelli di libera ne abbiano da vendere. ma che vadano a mangiarsi i cavoli sti ritardati, piuttosto che esprimersi, a loro una legge giusta dovrebbe vietarlo. schifezze! se sono gruppi simili a "lottare"? contro la mafia, ahinoi, ce la terremo per sempre. disgustosa espressione di ignoranza, libera. liberiamoci da libera, una volta e per sempre. e che si scarichino un cinepanettone sto natale, anzi, da capre quali esse sono, un cinecavolone.

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