Behind me (Derrière moi)


Formidabile la stratificazione di Derrière moi (Canada, 2008, 87'), un film che letteralmente agisce sullo spettatore, ora commuovendolo ora inquietandolo e in sostanza destabilizzandolo alla maniera di uno Staho qualsiasi, quello di Daisy Diamond (Danimarca, 2007, 94') per esempio: una prostituta (Betty) giunge in un paese dimenticato da Dio dove incontra una quattordicenne bionda e virginale (Lea), ma la relazione dalle declinazioni saffiche che con essa intrattiene non è che un'eco di qualcosa di più torbido e oscuro, che vibra nel profondo e perturba il loro rapporto. La potenza della pellicola, che modula appunto l'innocente voglia di tenerezza di Lea alle angoscianti intenzioni che Betty ha nei suoi riguardi e le nasconde, si sprigiona nel continuo e insistente compenetrarsi di questi di due livelli, che Ouellet fa lavorare in maniera apparentemente indipendente, naturale, quasi non scaturiscano che da un canovaccio o un abbozzo più che da una vera e propria sceneggiatura; questa, infatti, lascia ampio respiro alla solida e convincente interpretazione delle protagoniste, ed è come se queste si liberassero di un precostituito intreccio narrativo per costruirselo da sé, l'intreccio, ovvero la storia, la quale si fa dunque terribilmente vibrante e luminescente e in una parola diviene vita e il film una cronistoria da guardare con l'occhio del voyeur*, da dietro i cespugli. Lo spettatore è continuamente frastornato, e la nauseante sensazione d'altalena che provoca l'oscillazione dal piano per così dire dell'affetto al controcampo maniacale che, di per sé, lo struttura viene a stabilizzarsi solamente nel momento in cui il secondo fagocita il primo. Allora, all'intensificarsi della delicatezza di quegli istanti più propriamente romantici e affettivi aumenta, del tutto proporzionalmente, lo sconcerto e l'esasperazione per ciò che quella delicatezza implica e veicola, ossia la volontà di Betty di indurre alla prostituzione Lea per emanciparsi dal suo protettore. Il film di Ouellet, punta di diamante del cinema canadese, scavalca però eventuali dilemmi etici o morali che possono sorgere da questa strutturazione narrativa per indagare piuttosto i corpi e i loro movimenti, quei corpi che sono e saturano la persona che li possiede, il loro repentino emergere dalla tenebra che di nuovo li abissa** e li fonde con quel nero-nulla che li circonda e che, forse, è già dentro di loro, con tanti saluti a quell'adorata luce infantile di cui parlava Dylan Thomas. È l'assenza, ma nell'accezione più etimologica che questo termine presuppone, quella cioè di non essere più nel presente, di essere privati di sé, del proprio corpo, nel presente, tant'è che la frammentazione che Ouellet opera sui due personaggi sottrae questi a se stessi e la verticalizzazione al minimalismo più radicale*** collassa infine in una quiete che è sia perdita che derealizzazione, sia catastrofe dell'esistere che catatonia nell'aver vissuto: con Derrière moi Rafaël Ouellet mira alla testa ma spara al cuore.


* Effetto, questo, fortemente evidenziato dall'ampio uso della macchina a mano.
** Fenomenale, in questo senso, la scena in discoteca.
*** A tratti, sembra di ritrovarsi di fronte al Brownian movement (Olanda/Germania/Belgio, 2010, 97') della Leopold, almeno in quanto a lavoro di sottrazione.

12 commenti:

  1. Molto interessante... cerco di procurarmelo. Se poi me lo associ a quel capolavoro di Daisy Diamond...

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    1. Guarda, su di me ha davvero lasciato il segno, e appena sono entrato in Facebook non ho potuto che girartelo perché secondo me a te può piacere parecchio (non lo faccio spesso perché non mi va di farti perdere tempo, quindi quando lo faccio vorrei andare sul sicuro). A dire il vero ero abbastanza incerto su 'sto film (non ricordo nemmeno perché l'abbia tirato giù, dove ne lessi etc.) e di fatto l'ho guardato pensando a ViS, che spero apprezzerà il mio tentativo di tornare al cinema narrativo e, soprattutto, di esplorare il suo tanto amato Canada, ma devo dire che l'esperienza è stata più che positiva e, insomma, spero che dalla recensione si evinca che è un film da guardare a tutti i costi.

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    2. Pensiero più che gradito, Yorick! Già vedendo titolo e fotogrammi ho pensato a qualcosa che potrei apprezzare, e anche molto. Poi ho letto, e la tua ottima recensione non può che confermare la sensazione iniziale. A parte i riferimenti a Staho e, soprattutto al minimalismo di "Brownian Movement", emerge anche un'altra nota curiosa. Una casualità, che però ci sintonizza ancora una volta, inconsapevolmente sulle stesse frequenze, perchè mi parli di un film le cui tematiche rientrano perfettamente con quanto stavo leggendo ieri nel dossier nocturniano di febbraio: il sesso mostrato nel cinema d'autore (o "normale", per dirla alla Pulici). Mi sono già appuntato una bella lista di pellicole interessanti, ovviamente questo Derrière Moi (più che il Canada, è proprio la zona del Quebec, quella da cui sono attirato) non può che rientrarci a pennello, grazie!

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    3. Oh, a proposito di "Nocturno", dovrebbe essermi arrivato oggi, ma quel film in copertina non mi convince per niente. Spero che il dossier valga la pena. Comunque, il film credo ti piacerà, e anzi ne sono abbastanza certo: se poi ci mettiamo in mezzo pure la teoria della Gestalt, la frattura con l'ultimo film che ti ho passato per DropBox dovrà dovrebbe giocare a favore di questo "Behind me" :P

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    4. Vabbè, in copertina c'è "Snowpiercer", il nuovo film di Bong Joon Ho, mire più commerciali e di genere, come la rivista in sè d'altronde. Il dossier invece lo sto gustando a poco a poco (Dumont, Blisseau, Seidl, oltre che "Nymphomaniac - Antichrist - Kynodontas", etc) merita alla grande, vedrai, tanta roba!

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    5. Meh, io volevo leggerlo stasera (ho visto che termina con "Kynodontas"!), ma purtroppo stasera ho quella cosa che ti dicevo su Spinoza e, insomma, credo non sia molto educato avere ospiti a cena per parlare di Deleuze e Spinoza e finire col leggiucchiare del sesso violento e scioccante in "A serbian movie", no? :(

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    6. Eh, credo proprio di no, almeno per film come quello da te citato, che non ho ancora visto. E infatti, a proposito volevo proprio chiederti qualcosa a riguardo, perchè ho visto il tuo votaccio su Mubi :D

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    7. Be', a me ha fatto schifo. Cioè, al di là del fatto che la critica politica al governo serbo è davvero poca cosa e di fatto sotterrata da quest'ingerenza gratuita di violenza, il film è proprio brutto a livello estetico: fotografia, luci... sangue della Madonna, è tutto da buttare!

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    8. Mmhh... Mi sa proprio che continuerò a starne alla larga allora. La tua opinione conferma più o meno quella generale, e credo che Del Porto sia l'unico finora a non aver disintegrato completamente questo "A serbian film".

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    9. Domani leggo e ti dico quanto mi ritrovo nelle sue parole. Comunque vedilo, magari ti convince e, anzi, mi convinci a rivederlo e rivalutarlo ;)

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  2. Grazie mille!! Si, si evince...:-P infatti dovrò guardarmelo! Poi ripasso a farti sapere!

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    1. Bella, spero di non aver cazziato :)

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