A dream (El somni)



Difficile, davvero difficile* trovare in Occidente documentari così profondi e così onesti – melanconici, sì, forse addirittura destabilizzanti, eppure venati di una così rara bellezza da lasciare afasici e col cuore spezzato. Vien da pensare, a questo proposito, a pellicole come Sto lyko (Grecia, 2013, 74'), cui El somni (Spagna, 2008, 77'), in fondo, si avvicina parecchio, ma già siamo all'esterno del documentario, seppur di poco, e non resta, dunque, che ritornare in Oriente, a quella Cina che con Wang Bing, Xu Xin e quant'altri ci ha regalato documentari intensi e sinceri come, appunto, questo El somni. El somni segue le vicende di un anziano pecoraro che, pur sconfitto nella vita dalla società, resiste, si afferma, vive. Credo siano questi i caratteri di quel sonno e di quel sogno che il titolo evoca, perché di fatto durante tutto l'arco della pellicola ci troviamo schiantati nella realtà più vera e sofferta; in questo senso, colpisce il carattere rutilante delle azioni e dei gesti, quella quotidianità pervasiva che quasi annulla le individualità dell'individuo rendendolo più macchinario che macchina, quasi ingranaggio – superstite. E in effetti superstite lo è, quel pecoraro, perché in lui sopravvive una culturalità che nella sua persona arriva ben presto a farsi cultuale, e, sebbene la sua resilienza sia tale da affrontare e mai scavalcare il presente tecnico e tecnologico, il presente, alla fine, è un macello dove il passato della carne e la carne del passato sopravvivono solo in quanto passati: nuova carne, certo, ma questa carne è carne morta, macellata, che si trova nel presente esclusivamente come passato. È la morte, la morte nel presente che, nell'ottica sognante suggerita da Farnarier, avrebbe dovuto essere la morte del presente... ma il presente non muore e, anzi, echeggia nella risata finale del pecoraro, ormai fantasma ghignante che sa bene che anche questo presente dovrà un giorno presentarsi come passato di un nuovo presente.


* Certo non impossibile, se pensiamo a Herzog o, per arrivare alla generazione presente, a documentari di immensa bellezza come El cielo gira (Spagna, 2004, 105'), ¡Vivan las antipodas! (Germania/Argentina/Olanda/Cile, 2011, 108'), Sleep furiously (Inghilterra/Galles, 2008, 94'), Ashes and snow (USA, 2005, 63'), Un homme sans l'Occident (Francia, 2002, 104'), Bovines (ou la vraie vie des vaches) (Francia, 2011, 61') etc.

8 commenti:

  1. Sembra davvero bello, grazie!
    Sarà un accostamento banale, scontato, ma la tua bella recensione mi ha fatto pensare a "Le quattro volte" di Michelangelo Frammartino.

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    1. Cazzo, vero! Errore madornale non aver citato Frammartino tra i documentaristi occidentali con il cinema nelle vene.

      Vado a fustigarmi.

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    2. Deve scorrere sangue però :p

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    3. E frammenti d'osso! Altro che Gibson...

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  2. C'è una curiosità interessante da segnalare: dopo il nostro ultimo incontro, come sai avevo cercato "Ex Isto" (ma non ricordavo il titolo esatto) in tutto l'hard disk perchè convinto me l'avessi passato, ma senza risultati. In compenso, mi era capitato tra le mani proprio questo film che in un primo momento, vuoi per il titolo alquanto singolare, pensavo fosse quello del portoghese...
    Buono a sapersi, questo almeno è già bello che pronto per la visione, grazie ancora per la scorta ;)

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    1. Bella, almeno uno è azzeccato. Hai visto nulla di quelli che ti ho passati?

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    2. Si, ma vista la scarsità di tempo in questo periodo, me ne mancano ancora moltissimi. Comunque, finora ho visto: Mundane History - Lola - La Notte - Eternity - The Way Things Go.

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    3. Ah, be', dai, qualche bel film l'hai visto, allora :)

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