This is my land


This is my land (Inghilterra, 2006, 14'), prologo o embrione di Two years at sea (Inghilterra, 2011, 88'), segna un punto di svolta nella cinematografia di Ben Rivers, ed è importante precisarlo: se nei primi lavori, e in particolar modo in The hyrcynium wood (Inghilterra, 2005, 3'), il protagonista è lo spazio, in This is my land subentra la specifica umana, che, pur non disgregando l'elemento spaziale, conduce a una sorta di trasvalutazione del profilmico con gravide implicazioni teoriche; Jake Williams, infatti, è come se permeasse l'intero spazio sulla scena e convogliasse in sé una temporalità afasica, lenta e rutilante, e fondamentalmente è come se sviluppasse da sé l'intero film o in una certa maniera abitasse, vestisse il film, il quale va dunque a farsi documentazione di una realtà alternativa, propositiva, in cui a tiranneggiare è la libertà* più assoluta e sconcertante, quasi accecante in quel b/n increspato, incerto, che ritornerà anche in Two years at sea. A differenza di quest'ultimo, però, This is my land si concentra maggiormente sulla persona di Jake** cogliendola nella sua quotidianità più intima e presentando, di fatto, un unico spazio, cioè lo spazio di Jake e non lo spazio in cui Jake si muove e spazia, uno spazio cioè più o meno alieno all'eremita dell'Aberdeenshire a seconda della latitudine in cui questi si trova***, il che naturalmente riformula l'intera quotidianità e la trasforma in ritualità, in qualcosa insomma al contempo di plastico e apotropaico. Già, ma rispetto a cosa? Logicamente nei confronti di ciò che non è mostrato, cioè della realtà che abitiamo o, per certi versi, che abbiamo abitato**** e che Jake ha fuggito o (a seconda delle interpretazioni e della sensibilità) da cui si è salvato. This is my land, quindi, se da una parte anticipa Two years at sea dall'altra va a configurarsi sia come tassello necessario all'interpretazione più completa di quest'ultimo sia come fondamentale apporto a quel cinema etnografico che in pochi***** ultimamente hanno saputo innovare in modo così profondo e radicale, nonché, per proiezione******, come encomiabile e commovente riflessione sull'infimo grado di libertà cui ormai noialtri siamo abituati.

* Tema, questo, che verrà poi ripreso in A spell to ward off the darkness (Francia/Germania/Estonia, 2013, 95'), girato assieme a Ben Russell.
** Ed è come se Rivers ce lo volesse presentare, Jake (in questo senso This is my land è interpretabile come una specie prologo a Two years at sea).
*** Si ricordino, a questo proposito, le sue camminate e i suoi allontanamenti dall'abitazione in Two years at sea.
**** I rottami che circondano Jake difficilmente non faranno venire in mente un'apocalisse scampata.
***** Penso, ad esempio, a Let each one goes where he may (USA, 2009, 135').
****** E in questo senso ricorda molto l'esordio di Lisandro Alonso, La libertad (Argentina, 2001, 73').

4 commenti:

  1. Combinazione ero alla caccia proprio di cortometraggi sul tubo così, appena letto il tuo post, ho provato a cercare anche questo "This is my land" ma senza risultati... Visto che ultimamente stai approfondendo con passione su questo regista, dovrò chiederti di consigliarmi sui corti migliori, possibilmente reperibili su YT, in modo da vederli al volo... Magari mandami una lista via mail, grazie ;)

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    1. Questo è un extra del DVD di "Two years at sea", l'ho visto così. Quando vieni a casa mia lo vediamo assieme. Intanto ti mando la lista per mail. Hai più visto "Two years at sea", a proposito?

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    2. Eh, facciamo così: quando ci troviamo, visto che mi fai vedere il corto, ci riguardiamo anche "Two Years...", se non ti dispiace, perchè l'impatto iniziale non mi ha convinto moltissimo. Ma voglio dare la colpa alla scadente qualità della versione da me visionata....
      Grazie per la lista!

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    3. Senz'altro, un film del genere non puoi non adorarlo!! Sarà divertente vederlo assieme :D

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