Sleep furiously

Elegiaco, straniante e stranamente catartico, Sleep furiously (Inghilterra/Galles, 2008, 94') è una pellicola che si adatta così perfettamente al territorio che descrive da dare come l'impressione di essere un'escrescenza di questo, di essere emanato dal territorio e, di fatto, di trovare in esso la propria raison d'être: non un film sul territorio, ma un territorio che si fa film, che promana se stesso attraverso lo schermo cinematografico e trova concretezza in questa sua manifestazione. Una fenomenologia spaziale, ecco cos'è Sleep furiously, ma non basta, perché il territorio gallese, pastorale e desolato, silente e permeato da un'atmosfera a metà tra l'onirico e il funereo, è qualcosa al contempo di statico e d'incombente, un orizzonte traente l'aldilà nell'hic et nunc di un presente così maledettamente transeunte. Qui, nella contea costiera di Ceredigion, la famiglia Koppel trovò rifugio e salvezza durante la persecuzione nazista, e sempre qui, all'interno della comunità agricola Trefeur, crebbe il piccolo Gideon, il quale, anni più tardi (nel 2008, appunto), tornerà in queste lande tumefatte per testimoniare di una comunità ormai morente; lungi ciononostante dal farsi sterilmente documentaristico o pateticamente commiserativo, il suo Sleep furiously, prendendo le mosse dalla chiusura di una scuola e rinvenendo via via i vari accadimenti che testimoniano di un'economia in collasso mediante il viaggio di un curioso bibliotecario itinerante, giunge a delineare con lucido disincanto lo spirito tenace di una comunità che non vuole arrendersi e di cui è doveroso serbare il ricordo, una comunità che è sostanzialmente il terreno che abita, il terreno dell'apocalisse, ed è questo, il fatto davvero sconcertante di Sleep furiously, nonché il micidiale meccanismo che lo struttura e lo fa essere lo struggente capolavoro che a conti fatti è, perché anche lo spettatore meno sensibilmente accorto non potrà fare a meno di sentirsi dilaniato dalla frattura che lacera la pellicola separando al suo interno i due elementi costitutivi, ovvero l'amore assoluto e nostalgico intrinseco nel gesto iniziatico di Gideon, nella scelta cioè di filmare Trefeur, dal dolore consecutivo la consapevolezza repentinamente in atto di chi, pur non arrendendosi, ha la percezione di una fine incombente e ineluttabile, e per quanto nel fotografico finale emerga in qualche modo il carattere salvifico e quasi redentore, sicuramente eternante, dell'arte, anche l'arte infine non può che soffocare - rimanere afasica e nullificarsi - di fronte alla tragedia rinnovata dell'esistenza al crepuscolo, dell'apocalisse all'alba: la fine dell'arte, la consapevolezza che la vita e la sua tragedia si consumano altrove - ecco il miracolo in Sleep furiously, ecco l'angoscia e l'inesprimibile.

6 commenti:

  1. Visto ai tempi di "Lunch Break", e ora ne ho un ricordo abbastanza vago, tranne quel piano sequenza ripreso dall'alto della campagna sotto la pioggia, intrigante. Diciamo però che complessivamente non mi ha entusiasmato, quasi certamente per il suo impianto troppo documentaristico in maniera simile a "General Orders n.9" per fare un esempio. Inoltre, se non ricordo male, c'erano quei ripetuti inserti musicali che personalmente ho trovato alquanto fuori contesto, ma quella sul suono, può essere benissimo una mia deformazione...

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    1. Sì, immaginavo che era per ragioni di documentarismo che non ti aveva entuasiasmato. Peccato, io ultimamente trovo che i documentari siano anni luce in avanti rispetto alle fiction, almeno alcuni di essi. Hai più visto "Two years at sea"?

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    2. Non ancora... però è meglio se ti rispondo via mail ;)

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