Indie Game: The Movie

Per certi versi accostabile a Exit through the gift shop (USA, 2010, 82') per quest'interesse rivolto ad ambiti squisitamente pop, Indie Game: The Movie (Canada, 2011, 103') porta alla luce una tematica conosciuta solamente per riflesso, una struttura di cui si sa solamente la sovrastruttura: il mondo dei videogiochi e, più in particolare, il mondo dei videogiochi indipendenti; ciò che fa scattare il meccanismo del documentario è infatti la volontà di curiosare laddove il videogioco è ancora assente, per così dire virtuale, ovvero laddove è presente la vita e non la macchina, e focus della coppia canadese di registi è appunto quella vita che, col compimento del lavoro, va a smaterializzarsi e virtualizzarsi nel videogame. È fondamentalmente questo ciò che folgora di Indie Game: The Movie, la capacità cioè d'informare sui videogame in-formando i videogame o, meglio, informando il posto rivestito da essi nell'immaginario collettivo e portando così alla luce dinamiche di vita che ottundono il semplice e semplicistico aspetto ludico del videogame. Sia chiaro, si sta parlando di videogiochi indie, ed è fondamentale ribadirlo perché è proprio là, dove, pur non sfuggendo alle logiche di mercato, è la persona umana e non l'azienda a pensare e programmare il prodotto, che si ha quel gap che rende tutto molto più complicato e affascinante. Il videogame, infatti, è presentato qui come prodotto umano, addirittura artigianale, e la differenza sostanziale che lo separa dall'equivalente di una multinazionale sta proprio nel fatto che, essendo umano, non è privo di difetti. La domanda ora da porsi è: cosa sono quei difetti? Ebbene, essi sono le caratteristiche dell'essere umano, l'umanità che spuria la virtualità del videogame. Si ha in Indie Game: The Movie un curioso movimento - ed è il fulcro del documentario - per cui si assiste alla riappropriazione da parte umana di spazi virtuali e disumani e che sostanzialmente avviene proprio mediante le scorie umane che trapelano nell'interattività del gioco elettronico, interattività che, di fatto, fa comunicare il creatore e il fruitore per mezzo del medium videogioco: «Se non scovi alcuna vulnerabilità in una persona, probabilmente non ti ci stai relazionando a livello veramente personale». James Swirsky e Lisanne Pajot riportano così il mondo dei videogiochi a una questione di comunicazione, e lo sforzo profuso in questo documentario è ben visibile, se non anche commovente, nel momento in cui si concepisce l'arte qual è, ovvero nient'altro che un particolare modo di comunicare, una maschera dietro la quale sta una persona insicura e vulnerabile che non ha altri mezzi per esternare ciò che sente se non alienando parte di se stessa nel prodotto artistico.

9 commenti:

  1. Da come ne scrivi sembra davvero interessante, e soprattutto parecchio originale, questo documentario. Lo segno con piacere! Combinazione, sto buttando giù due righe su un documentario pure io, anche se di tutt'altra natura (nel vero senso della parola). Incredibile, ma anche 'sta volta in qualche modo le nostre menti sembrano essersi sintonizzate :D

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    1. Ah, finalmente ti sei dato al documentario! Temevo che "Bestiaire" fosse stata solo una piccola parentesi. Curiosissimo di leggere il tuo prossimo post, allora! :)

      Questo, però, non sono sicuro ti piacerebbe, è abbastanza fuori dai nostri canoni, e ammetto che anch'io ho trovato delle difficoltà.

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    2. E' perchè finora non ne ho scritto, ma c'era stato un periodo che ne avevo visti parecchi, se non proprio documentari autentici, docu-film, poi sai come la penso sul documentario di stampo troppo classico.. Comunque mi inqueta quel tuo riferimento a "Bestiaire", non è che sei andato a sbirciare sul mio Mubi? :p

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    3. No, ci sono andato appena adesso ("non è che sei andato a sbirciare sul mio Mubi?", l'ho preso come un suggerimento) e... be', ti dico solo che io gli avrei dato due stelle, ma probabilmente non era la serata giusta. Stasera o domani lo rivedo.

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  2. Un buon documentario sicuramente.
    Di prossima uscita anche questo: http://www.freetoplaythemovie.com/ , argomento parzialmente correlato e ha raccolto (molte) buone opinioni.

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    1. Curioso! E sembra pure molto più radicale. Grazie per la segnalazione. :)

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  3. Cosa ne pensi di Hana-Bi di Takeshi Kitano?

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    1. Che è il miglior Kitano, un gradino soltanto sotto "Dolls". Perché?

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  4. L'hai visto allora!! E bellissimo però come dici tu questi giochi di nicchia essendo fatti da poche persone o anche una sola persona che programma (esempio: touhou.. che del resto è fatto sia il lato artistico sia il gameplay quindi tutto il resto da ZUN) e quindi non ci sono sponsor pubblicità etc e ce ne sono molti di videogiochi indie bellissimi, e quelli di questo film sono tra i più mainstream, fez e super meat boy grazie alla pubblicazione su console fisse, sono parecchio fighi perchè tutti molto curati e realizzati ottimamente, consiglio di giocare almeno fez

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