A short film about the Indio Nacional, or the prolonged sorrow of the filipinos (Maicling pelicula nañg ysañg Indio Naciona, o ang mahabang kalungkutan ng katagaluganl)

Una donna non riesce a dormire, così si volta verso l'uomo che le sta accanto e gli chiede di raccontarle una storia. L'uomo si mette seduto e, nella calda luce barbagliante della stanza, prende a raccontare una storia che inizialmente lo commuove, poi lo fa singhiozzare e infine gli impone il pianto. La storia racconta di falsi leader, dell'incarnazione del dolore silente che patisce il popolo e di una sepoltura notturna. È tutto molto fisico - la luce plasticizza i corpi e le parole si tramutano presto in sussulti, lacrime, lamenti - ma è anche tutto molto spirituale: «Es————————————prit, venuto fuori dalla tomba del corpo»*, questo è A short film about the Indio Nacional, or the prolonged sorrow of the filipinos (Filippine, 2005, 96'), un qualcosa di spirituale che, come tale, porta in sé le tracce del corpo la cui morte l'ha portato alla vita, e questo giustifica od oblitera pure la scelta di formulare la pellicola come un film muto à la Griffith, perché ciò che segue la sequenza narrativa iniziale è fondamentalmente anche ciò che la precede, ovvero il corpo, la sua base sostanziale e strutturale; qui, infatti, l'allegoria svanisce e la narrazione triangola le epifanie che immanentizzano la libertà in un ipnotico e immaginifico raccordo di esperienze rivoluzionarie**, le stesse - vien da credere - che l'uomo narrava, un po' mistificandole, alla donna insonne. Tutto si fa allora onirico e mnemonico, teso tra Murnau, Buñuel e i fratelli Lumière, e com'è logico che sia, dati gli eventi raccontati, sogno e ricordo si compenetrano e si fondono nel mito, esemplificato nel segmento finale riguardante il gigante Carpio. Così, sebbene in A short film about the Indio Nacional, or the prolonged sorrow of the filipinos siano già visibili i germi che in qualche modo premettono le sperimentazioni audio-visive di Now showing (Filippine/Francia, 2008, 280') e il loro radicalizzarsi in Buenas noches, España (Filippine/Spagna, 2011, 70'), e per quanto sia soprattutto questo A short film... a ricollocarlo in quella new wave filippina così interessata alla riscoperta delle proprie radici nazionali***, si assiste ciononostante a un'originalità di fondo, sia rispetto alla sua produzione che rispetto a quella dei colleghi, che scardina A short film... e rende ogni tentativo di collocazione posticcio e inadeguato. Poetico e visionario, magico e politico, Raya Martin dimostra, già alla sua seconda prova registica, una capacità unica e sorprendente di riappropriazione dapprima di un passato storico-politico da cui è impossibile trascendere e quindi di un linguaggio cinematografico che, nel corso della sua opera, Raya Martin riuscirà a estremizzare, riformulare e ricreare****.


* Antonin Artaud, Succubi e supplizi.
** Il film è ambientato durante lo scoppio della rivoluzione filippina, nel 1896.
*** Si prendano, ad esempio, due capolavori: Evolution of a filipino family (Filippine, 2004, 540') di Lav Diaz e Imburnal (Filippine, 2008, 212') di Sherad Anthony Sanchez.
**** V. a questo proposito La última película (Messico/Danimarca/Canada/Filippine/Germania, 2013, 88').

7 commenti:

  1. "Così, sebbene in A short film about the Indio Nacional, or the prolonged sorrow of the filipinos siano già visibili i germi che in qualche modo premettono le sperimentazioni audio-visive di Now showing (Filippine/Francia, 2008, 280') e il loro radicalizzarsi in Buenas noches, España..." Mi sembra allora, che il mio discorso di affinità tra certi lavori di Martin espresso nel post di "Buenas Noches" sia, in qualche modo indovinato (pensavo al commento di quell'anonimo che criticava in parte quanto avevo scritto). A ogni modo pare incredibile, ma stavamo quasi per guardarci in simultanea lo stesso film, questo "A Short film..." l'ho appena recuperato, stasera mi ci butto a capofitto perchè già dall'anteprima mi aveva maledettamente attirato!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oddio, te l'ho detto che ormai siamo una persona sola. Comunque sia, sì, il tuo discorso mi pareva azzeccatissimo, tant'è che l'anonimo aveva del tutto travisato quello che avevi detto e, insomma, per quante discrepanze e differenze ci siano nei film di Martin una linea che li colleghi, per quanto labile, mi pare possa essere tracciata.

      Elimina
    2. Visto, anche se in uno stato di dormiveglia simile a quello della ragazza a inizio film (ma è probabile che il film stesso porti a questo stato, giustamente "onirico e mnemonico" come sottolinei) :p
      E' comunque parecchio suggestivo, e pur essendo inferiore a "Now Showing" e "Buneas Noches" hai perfettamente ragione; sono già visibili certe peculiarità che riscontreremo nei lavori successivi (è interessante anche quell'eclisse che si viene a formare, potrebbe ricondurre alle nostre impressioni su BNE). Ho inoltre fatto molta attenzione alle sonorità e pure in questo settore ci sono delle affinità. Anche se in "Buenas Noches" il suono è composto prevalentemente da rumori, distorsioni, c'è comunque una tipologia che definirei quasi "musicalità di genere" (prova a guardare il trailer di "How to disappear completely", ascolta il riff e noterai la similarità, non solo con gli altri suoi lavori, ma anche con quello stile che distingueva certi film di genere/horror anni '70). Trovo che Martin abbia un eccellente gusto musicale. Infine, per quanto riguarda la tessitura da film muto, volendo qui si anticipa in qualche modo il "Tabu" di Gomes e, soprattutto, "Blancanieves" di Berger. Interessante!

      Elimina
    3. Raya Martin ascolta i Death Grips, quindi senz'altro ha un eccellente gusto musicale :P Comunque sia, sì, anch'io avevo notato questa cosa dell'eclisse, ma non mi ci era riuscito di inserirla nella recensione. Per quanto riguarda il suono, sapevo che ti ci saresti concentrato più del sottoscritto, però non capisco cosa tu intenda per "musicalità di genere": a me, la musica, ha ricordato in gran parte quella appunto che musicava i primi muti, almeno in certi punti.

      Elimina
    4. A me invece ricordava (sempre in certi punti) quella che musicava piuttosto un certo cinema anni '70. Per musicalità di genere, intendevo infatti che generalmente trovo che Martin si serva di sonorità più adatte a film di genere che non autoriali, ma magari è una mia impressione.

      Elimina
    5. Ah, allora probabilmente hai ragione tu, ma il cinema di genere anni '70 è una mia grande lacuna, come credo di averti detto. Non so, non mi ha mai preso...

      Elimina
    6. Dovrò indottrinarti un pochino, almeno su certi titoli :D

      Elimina