Paraguayan hammock (Hamaca paraguaya)

Un esordio del genere, lo si vede di rado e, questo, lo si capisce immediatamente, già dal primo piano-sequenza, attraverso il quale Paz Encina dimostra di avere le idee ben chiare, tanto da sfornare un film minimalista ma non asettico, contemplativo ma non disteso nel minutaggio (la pellicola dura meno di ottanta minuti) né silenzioso o assente; del resto, basta dare un occhio alla produzione che gli sta alle spalle (la micidiale accoppiata Simon Field & Keith Griffiths* è qui affiancata da Ilse Hughan** e Marianne Slot***) per interessarsi ad Hamaca paraguaya (Paraguay/Argentina, 2006, '78) e vederlo, sì da rimanerne estasiati, specie per quel dinamismo estatico che lo sorregge e caratterizza, fondendo forma e sostanza filmiche in un unicum commosso e commovente, paralizzante e trasportante. Ambientato durante la guerra del Chaco, il film ritrae una coppia di anziani genitori che attendono il ritorno del figlio e il film è fondamentalmente quest'attesa, realizzata e concretizzata mediante un'estetica ormai cara al cinema contemplativo, strutturata cioè attraverso lunghi piano-sequenza, e a quello più minimalista (la macchina fissa, il campo medio che tende al lungo****), un'estetica che qui trova un particolare statuto ontologico nella flessione del tempo operata nell'esistenza dei due vecchi da Encina; i dialoghi del film, infatti, sono estemporanei (voci fuori-campo), riecheggiano dal passato e riecheggiano quel passato nel presente, facendo in modo che il presente non sia soltanto il luogo della memoria ma anche della perdita, quindi dell'attesa o della disperazione a seconda della speranza che il genitore nutre nel ritorno del figlio. Il disincanto che si materializza, ora palesato e sofferto ora nascosto, rimosso, rinnegato e forse ancor più sofferto, fotografa infine una realtà che è sola e unica, intempestiva nel suo annullare il tempo, nel suo permutare il passato nel presente, confondendo i tempi (toccanti le scene in cui il figlio comunica prima al padre e poi alla madre che è prossimo a partire per la guerra: vediamo il padre lavorare nei campi e la madre lavare i panni, li vediamo soli e sentiamo i dialoghi che hanno avuto col figlio tempo addietro in una sorta di congiunzione tra presente e passato che radicalizza le solitudini genitoriali nel sentimento della perdita quotidianamente rinnovato) e, di fatto e con mossa proustiana, annullando il tempo, così da revocare alla morte il suo diritto a legiferare sull'esistenza. Encina porta così a termine una riflessione sul tempo che si scolora presto in una redenzione o, quantomeno, in qualcosa di apotropaico, se non salvifico: certo, la morte si snatura, ma il presente in cui si muovono i genitori è comunque un tempo di stasi e immobilità, dunque un tempo morto, in cui non si rinnova nulla perché non c'è nulla da rinnovare. Un'abdicazione alla vita? Sì, ma solo come effetto della nullificazione della morte.

* La stessa de Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti (Thailandia/Inghilterra/Germania/Spagna/ Francia/Olanda, 2010, 113') e Syndromes and a century (Austria/Francia/Thailandia, 2006, '105) di Apichatpong Weerasethakul e I don't want to sleep alone (Austria/Cina/Francia/Malesia/Taiwan, 2006, '115) di Tsai Ming-liang.
** Il cui nome compare dietro gli ultimi di Lisandro Alonso, Fantasma (Francia/Olanda/Argentina, 2006, '63) e Liverpool (Argentina/Francia/Olanda/Germania/Spagna, 2008, '84).
*** Che oltre alle già citate due pellicole di Alonso ha prodotto sia quel capolavoro, sempre di Alonso, che è Los Muertos (Argentina/Svizzera/Francia/Olanda, 2004, '78) sia Dogville (Danimarca/Svezia/Norvegia/Finlandia/Inghilterra/ Francia/Germania/Olanda, 2003, '170) e The kingdom II (Danimarca/Germania/Francia/Italia/Norvegia/Svezia, 1997, '286), ambedue di Lars von Trier.
**** v. il Tejùt di Fliegauf (Ungheria, 2007, '82).

8 commenti:

  1. ce l'ho da molto, mi sa che troverò il tempo

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    1. Ti conviene. Io ne sono rimasto estasiato, ammetto che è abbastanza particolare e - per certi versi - ostico come film, ma, una visione, la vale di sicuro.

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  2. Anch'io l'ho in archivio da un sacco di tempo. Leggendo la trama (un film sull'assenza, come giustamente dici), e conoscendo un po' i tuoi gusti, capisco bene che ti sia piaciuto!

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    1. Mi è piaciuto molto, altroché, e credo che potrebbe piacere anche a te, perché la riflessione sul tempo che porta avanti è strutturata su una trama solidissima e, insomma, se riesce a recuperare un po' di tempo vedilo, ne val davvero la pena.

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  3. Incuriosisce assai soprattutto per questo lavoro sul sonoro (le voci fuori campo), per questi dialoghi estemporanei che riecheggiano dal passato, senza contare tutte le altre caratteristiche che lo compongono, tipiche di questo cinema. Inoltre, complimenti per la precisione nell'essere andato a indagare sulla produzione che ci sta dietro, ne sono uscite delle note veramente interessanti, e preziose. Il film sta ancora navigando, un pò a rilento ma spero giunga presto a riva!

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    1. Son curioso di sapere che ne pensi, credo ne rimarrai piacevolmente sorpreso. La produzione, almeno in questo caso, è molto interessante, anche per scovare nuove e almeno apparentemente interessanti pellicole: vediamo un cinema che non vanta chissà quali produzioni, quindi quella volta che la produzione collega registi da noi amati non può che esserci entusiasma e parecchio interesse, almeno da parte mia - poi, vabbé, la chiavica è sempre dietro l'angolo.

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    2. Bellissimo, toccante e parecchio suggestivo! Non posso che concordare in pieno con la tua precisa analisi e mi ha colpito, oltretutto, l'interessante (a modo suo, geniale anche) riferimento al figlio che comunica con i genitori nei momenti dove loro sono separati (il padre che lavora nei campi e la madre che lava i panni), osservazione che avevo immediatamente colto pure io grazie a queste sequenze, tra l'altro, costruite per entrambi alla stessa maniera, alternandoli tra il campo medio prima e il primo piano, successivamente. Ma ho trovato azzeccatissime molte altre cose (tipo quel fischietto usato come aggiunta musicale) nonchè, prologo ed epilogo: l'alba e il tramonto, la pioggia che scenderà solamente quando lo schermo diventa totalmente nero... Insomma, un grandissimo film, pregno di riflessioni e di riferimenti interessanti, tanto da farmi tornare in mente una pellicola per certi versi simile: Histórias que Só Existem Quando Lembradas (2011), che a questo punto sarà opportuno rivedere. Grazie infinite, Yorick, per questa segnalazione più che preziosa!
      P.S. Credo di averlo visto come te, con i sub eng. Solo stamane mi sono accorto che esistono anche quelli in italiano, cribbiolina!!

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    3. Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Purtroppo il film che citi non l'ho presente, dubito di averlo visto, ma rimedierò a breve.

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