Last train home (歸途列車)



Ci sono 130 milioni di lavoratori emigrati, in Cina. Una sola volta l'anno è concesso loro di tornare a casa, in occasione del capodanno cinese. È il più massiccio fenomeno migratorio al mondo, e Last train home (Canada/Cina/Inghilterra, 2009, 87') lo visualizza con spietato disincanto, facendo emergere dalla dialettica tra la città caotica e la campagna così deserta da sembrare virginale una monumentale apocalisse che di anno in anno viene rinnovata: dalla difficoltà nel trovare un biglietto a causa dell'affollamento dei treni al viaggio agonizzante, quindi di nuovo il viaggio, ma di ritorno questa volta. Lixin Fan, che con questa meravigliosa quanto struggente pellicola rientra di diritto in quella new wave documentaristica cinese che, nel tempo, ha sfornato capolavori come il Karamay (Cina, 2010, 356') di Xu Xin e il Feng ai (Cina, 2013, 227') di Wang Bing, sembra però riflettere, a conti fatti, sulla struttura capitalistica cinese, su quei corpi che fanno della Cina una potenza economica senza eguali; in questo senso è interessante notare come la spiritualità sia relegata ai margini, in quella campagna che tutti fuggono e che appare senza speranza, il che va a consolidare il materialismo alienante che viene esplicato in quegli squallidi spazi (i dormitori, le fabbriche, le strade) che, pur promettendo a chi è distante da essi lavoro e, quindi, vita, sfornano invece la morte, alienando l'individuo e costringendolo a un'esistenza di sfruttamento e grettezza. Inutile, quindi, fare ulteriori considerazioni a riguardo (sarebbero pleonastiche): l'unica cosa che, dopo aver visto questo film, vien da dire e che, forse, sola centrerebbe il punto focale di Last train home è 'fanculo il capitalismo, e tanto basta.

9 commenti:

  1. Fosse solo per quel "fanculo al capitalismo", è d'appuntarselo obbligatoriamente. Inoltre non vedo l'ora di poter recuperare anche il famigerato "Feng ai", ormai è entrato di diritto nel tuo vocabolario cinefilo ;)

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    1. Cribbio, vero, di Wang Bing ho visto solo due pellicole ma quello è un po' ovunque nelle mie recensioni, penso che raramente un film mi abbia colpito così tanto. Questo è un po' diverso, meno radicale forse, però gran bel film, altroché!

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  2. ce l'ho da qualche parte, lo cerco:)

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  3. Esiste solo la versione subbata in eng?

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    1. Purtroppo sì, i dialoghi però non sono molti e sono tutti abbastanza scorrevoli...

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    2. Ne ho visto più della metà in inglese ed in effetti non è proprio impossibile da capire (anche per me che sono una capra), solo che mi infastidisce concentrarmi più sulla comprensione (traduzione mentale) dei dialoghi che sulle immagini. Va be' grazie mille comunque =)

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    3. Tra l'altro non riesco a non pensare a Pat Metheny. =)
      https://www.youtube.com/watch?v=Hu4n-9avOn0

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    4. Dopo un po' di film subbati in inglese, ci fai l'abitudine. ;)
      Comunque, dannazione, con Pat abbiamo avuto la stessa impressione!

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