Hesus the revolutionary (Hesus, rebolusyunaryo)




Hesus, rebolusyunaryo (Filippine, 2002, 112') è un pianeta anomalo nella cinematografia di Lav Diaz. Dal punto di vista stilistico, con esso il regista filippino sembra fare un passo indietro rispetto a quello che era stato il suo ultimo film, Batang west side (USA/Filippine, 2001, 300'), e tornare così a quello che era stato il suo cinema all'epoca di Naked under the moon (Filippine, 1999, 112'), mentre invece a un livello più - diciamo - superficiale Hesus, rebolusyunaryo rinvia direttamente a Batang west side, essendo ambedue pellicole di genere; se quest'ultima, infatti, s'imperniava sul filone del giallo, Hesus, rebolusyunaryo è fondamentalmente un film di fantascienza, ma di quella fantascienza che, nel proprio carattere distopico, ritrova in Orwell e Dick i suoi padri putativi: è la storia di Hesus, un poeta la cui aspirazione alla libertà lo porterà a scontrarsi con la dittatura militare vigente nelle Filippine del 2010. Lav Diaz, però, come già aveva fatto con Batang west side, pone il genere - e di per sé anche la parabola che permea - al servizio di una riflessione che scardina il film come film di genere e lo fa essere una riflessione a più ampio respiro su una serie di cose quali l'identità, la politica, l'assurdità del male, il valore dell'arte, la precarietà dell'esistenza e via dicendo. Di radicale importanza, in questo senso, è l'ambientazione nella quale Lav Diaz intercala la sua storia, e non tanto per un fatto di prossimità temporale (otto anni) quanto piuttosto per gli scenari, la cui prossimità temporale è annullata dal fatto stesso di rimanere, nel 2010, quelli che già sono oggi, perspicuo segnale, questo, di un mancato progresso o di uno slancio verso il futuro abortito sul nascere. Lav Diaz, come la miglior fantascienza insegna, sceglie dunque di usare il futuro per riflettere sul presente, e lo fa attraverso una lente particolare, che verrà più volte usata nelle pellicole successive, da Death in the land of encantos (Filippine, 2007, 540') a Century of birthing (Filippine, 2011, 355'): quella dell'arte. La funzione redentrice che troverà un proprio sfogo in Death in the land of encantos ed entrerà in crisi con Century of birthing trova in Hesus, rebolusyunaryo un primo tentativo di formulazione e vena il film di un'interessante riflessione di carattere prettamente politico; la poesia di Hesus, infatti, sfugge totalmente agli sguardi presbiti del movimento rivoluzionario così come a quelli miopi della dittatura militare e viene così a incarnarsi quale Volksgeist che solo può portare alla liberazione del paese mediante l'acquisizione di un'unità popolare veicolata dalla presa coscienza della propria identità nazionale, tema su cui si è più volte ritornati* parlando dei film appartenenti alla cosiddetta new wave filippina.

* A tal proposito rinvio alla mia recensione sull'Imburnal (Filippine, 2008, 212') di Sherad Anthony Sanchez (infra) o alla seconda nota a piè di pagina della recensione riguardante Batang west side dello stesso Lav Diaz.

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