Eternity (ที่รัก)


Eternità, intimità. Sono questi i propulsori di Tee-rak (Thailandia, 2010, 105') e sono intrinsecamente connessi, perché l'eternità implica un'intimità che la strutturi e l'intimità, a sua volta, implica un'eternità che la esplichi. È dunque un percorso nell'uomo, il film di Sivaroj Kongsakul: nelle sue pieghe più profonde e recondite. E c'è qualcosa di terribilmente nostalgico, in tutto questo, ma forse è un carattere che la pellicola ricava dall'ineluttabilità da cui fondamentalmente emerge: dopo essere morto, Wit torna nei luoghi della giovinezza e qui rivive il suo grande amore con Koi. Non si tratta di una qualche riformulazione dell'ancestrale conflitto freudiano tra Eros e Thanatos, perché l'Eros trionfa sempre sul Thanatos e solo chi non ha mai amato può ammettere il contrario e pensare un conflitto tra le due forze. Ecco, allora, che Tee-rak assume sembianze che travalicano il cinema contemplativo per farsi cinema ascetico, trascendentale, spirituale; l'intimità di Wit si eterna, il suo amore si fa immateriale e si cristallizza in ciò che è stato e in ciò che è, ovvero in se stesso; Koi, infatti, percepirà la presenza di Wit anche dopo la morte di quest'ultimo, ma sarà una presenza più eterea e pura, senza le scorie dei litigi sommessi provocati dai tentativi di Wit di convincere Koi a rimanere in campagna con lui anziché ritornarsene a Bangkok. Passato e presente si fondano così in un tempo oltre il tempo (l'eternità del titolo, appunto) che redime e salva abolendo il tempo - le costrizioni e le afflizioni che esso provoca sui corpi degli amanti, liberando infine questi dalla consapevolezza di una fine inequivocabile. Ex-assistente del grandissimo Pen-Ek Ratanaruang, Sivaroj Kongsakul coniuga l'essenza minimalista di Pen-Ek, quella di Ploy (Thailandia, 2007, 105') per intenderci, con la tensione all'infinità tipica di un certi film di Apichatpong Weerasethakul, come Blissfully yours (Thailandia/Francia, 2002, 125'), Lo zio Boonme che si ricorda delle sue vite precedenti (Thailandia/Inghilterra/ Francia/Germania/Spagna/Olanda, 2010, 113') e Mekong Hotel (Thailandia, 2012, 61'), e sforna una pellicola intensa e suggestiva, toccante e onesta, di come se ne vedono poche e di come invece se ne sente un gran bisogno (umano prima ancora che cinefilo).

4 commenti:

  1. In un primo momento l'avevo scambiato per quel film thailandese che vidi tempo fa, che non mi era affatto piaciuto tanto che non ricordo nemmeno più il titolo. Poi invece ho messo a fuoco, e l'abbaglio è dovuto al fatto che questo "Eternity" l'avevo appuntato nello stesso periodo (lista contemplative di Slow, se non sbaglio). Quello che scrivi mi attira, quindi penso che sia arrivata l'ora di un recupero, anche perchè mi citi i due thailandesi preferiti: Pen-ek e Apichatpong!

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    1. Ti riferisci per caso a "Reincarnate"?

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    2. Bravo, proprio lui. L'hai visto combinazione?

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    3. Yap, visto, e devo dire che non l'ho neanche schifato eccessivamente, anche se dubito di averlo decifrato alla perfezione. Diciamo che se avesse indugiato meno sul fattore sessuale mi avrebbe garbato di più, anche perché sul finale diventa un filino troppo compiaciuto. Comunque questo è totalmente diverso e merita senz'altro una visione.

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