Code blue

C'è chi scrive che Code blue (Olanda/Danimarca, 2011, 81'), l'ultima pellicola di Urszula Antoniak, disattenda in buona parte le aspettative che si erano venute a creare col precedente Nothing personal (Irlanda/Olanda, 2009, 85') e sforni un lungometraggio tutto sommato perverso e umiliante, dove sesso e impulso di morte si compenetrano in maniera morbosa e ossessionata come in un film di Lars von Trier, ma è evidente che, per quanto certe persone possano saperne, di cinema, e possano in effetti aver colto il nocciolo del film, le loro impressioni siano veicolate da un sentire che non è quello della Antoniak e che fondamentalmente inquina il loro giudizio, perché Code blue, al pari di un film di Haneke, richiede una sensibilità particolare, che sfugga l'apparente sadismo della regista e riconduca la vicenda narrata a qualcosa di ben più profondo e intimo come tra l'altro sono gli elementi (vita, morte, sesso) sui quali la stessa s'impernia: Marian, infermiera che assiste i malati terminali e pratica su di essi l'eutanasia (un cosiddetto angelo della morte), conduce un'esistenza transeunte, quasi astratta, tant'è che la sola vita che vede e con cui ha rapporti è quella dei suoi pazienti, ormai ridotti a fantasmi o involucri, mentre invece con le persone reali, vive o destinate perlomeno a vivere per un discreto periodo di tempo, Marian ha un rapporto voyeuristico, distante e distaccato, che esiste nel proprio non porsi, così, quando dalla finestra del suo appartamento scorgerà Konrad, suo vicino, perpetrare uno stupro, la carnalità s'insinua (il porno noleggiato) e s'impone, scardinando completamente l'esistenza di Marian. Code blue può essere dunque letto come quest'itinerario esistificante che porta Mirian dal non-essere al essere per mezzo della carnalità, e la dialettica che ne emerge fa scivolare il film a seconda dell'elemento che si voglia interpretare come antitesi; infatti, nonostante la maggior parte delle recensioni si focalizzino su due soli elementi (morte e sesso), è da tenere in seria considerazione l'ascetismo iniziale di Mirian, da contrapporre necessariamente con il suo graduale farsi carne, scoprirsi corpo per mezzo della ricerca sessuale: la vita è ciò che infine Marian ottiene, e ciò ovviamente non può che precluderle l'immortalità: «Isolare la morte dalla vita, impedire che l'una sia intimamente intrecciata con l'altra, che ognuna faccia intrusione nel cuore dell'altra, ecco ciò che non bisogna mai fare»*. Urszula Antoniak insomma, lungi dal riflettere sulla compenetrazione tra Eros e Thanatos, produce un film che è un inno alla vita, che redime anche l'ultima delle anime perdute, e lo fa, questo, attraverso un minimalismo ascetico e asettico che è quasi una cartografia dell'anima.

* Jean-Luc Nancy, L'intruso.

10 commenti:

  1. Bellissimo film, mi aveva entusiasmato parecchio, molto più di "Nothing Personal". Mi hai fatto inoltre ricordare che nei momenti in cui la protagonista noleggia i porno, sembra di rivedere una situazione analoga in quel "Smukke Mennesker" di cui ti accennavo tempo addietro (film corale, sempre nordico tra l'altro). Certo, l'aspetto sesso/morte è sicuramente forte e tende forse a distoglierti da un maggiore approfondimento psicologico, dunque quando lo rivedrò, lo farò tenendo in piena considerazione l'ottica di questa recensione. Consiglio preziosissimo, grazie Yorick!

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    1. "Nothing Personal", lo vidi tempo addietro e per certi versi mi colpì, ma questo qui mi ha proprio entusiasmato. Forse, "Nothing Personal", dovrei rivederlo, però sono d'accordo anch'io che questo sia superiore, non fosse altro per quest'etereo minimalismo in riga con l'ascetismo della protagonista.

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  2. a me piace molto "Nothing Personal", bella la recensione di quel film che hai scelto nel tuo post, mi piacerebbe averla scritta io (se non l'avessi già fatto):)

    intanto mi sono procurato "Code blue", lo vedrò di sicuro.

    qualche mese fa ho visto "Miele" al cinema, anche lì una ragazza fa quel lavoro, visto voi?

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    1. Quello della Golino? Se ti riferisci a quello, m'è piaciuto per niente...

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    2. era un'opera prima, Golino non faceva l'attrice (forse questa cosa mi è piaciuta molto), e c'era Carlo Cecchi.
      un film che mi è piaciuto abbastanza, a me:)

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    3. Meh, probabilmente hai ragione, a me non piacciono i film spudoratamente sociali, cioè quelli che sembrano fatti solamente per canalizzare nel girato una certa tesi...

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  3. carne morta/morente contrapposta a carne viva, desiderata, che vuole esplodere ma tende ad implodere ... nothing personal era un piccolo gioiello di costruzione/unione tra due solitudini, in code blue si annega nel mondo cupo di marian, più che un inno alla vita un requiem della felicità, il montaggio sonoro e le scene finali sono un colpo visivo che rimangono nella memoria; speriamo che nel prossimo film la antoniak diversifichi idee e realizzazione

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  4. Segnato! Prima o poi me lo vedo :)

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    1. E' un bel pugno in gola, ma sotto sotto un barlume di speranza e di forza vitale c'è. Spero ti piaccia.

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