Ashes and snow


Il cinema come sogno, il cinema come sospiro. Ma anche il cinema come danza e partenogenesi, lirismo e morte. Cinema come assenza, cinema come qualcosa che emerge, cinema come possibile e cinema come rimpianto o ritorno. Cinema. Sembrerò patetico, e forse lo sono, ma a proposito di Ashes and snow (USA, 2005, 63') non riesco a dire altro: rimango afasico ed estasiato di fronte a pellicole del genere, credo farei meglio a smettere di scrivere, perché risulterei ancora più patetico, ma non posso. E il motivo è semplice: Ashes and snow è una delle opere più evocative ed emozionanti che mi sia mai capitato di vedere, e direi anche che in essa sono convogliati diversi elementi che mi fanno amare il cinema. Questo cinema. Il cinema che incanta ed estranea, commuove e rattrista. Cinema fatto di fotografie*, più un progetto fotografico che altro, quindi elogio sofferto e ammaliante al Cinema, trasferimento di una plasticità che, anziché dissolversi nel movimento, si fa in esso eterea e metafisica. Perché il cinema libera, il cinema comunica, e l'espressionismo di queste immagini, accompagnate da una poetica voce fuori-campo, non può che folgorare; attraverso di esse, anzi proprio in esse**, Colbert indaga un'umanità evanescente, colta nella sua più profonda e naturale intimità, la stessa che la lega all'animale che dunque è: un Uno-Tutto omogeneo ma differenziato, dove sostanzialmente gli esseri s'incontrano e si fondono quasi a comando di un'armonia abbacinante. Ecco allora la commozione per la bellezza e la tristezza per lo schianto d'averla noi perduta. Ecco il Cinema, quello vero, quello che tutti dovrebbero vedere, perché qui il Cinema è davvero un luogo, è davvero una realtà, e, se noi non abbiamo più modo di sperare, ciò è dovuto al fatto che non abbiamo un luogo dove poter sperare, una realtà-altra alla quale tendere. Ebbene, il Cinema si mostra quale luogo nuovo in cui aver modo di sperare, perché ciò che il Cinema proietta sullo schermo non è altro che questa realtà differente, alla quale tendere più o meno disperatamente.


* Già da questo si capisce quale suggestiva potenza possa scaturire da quest'ora scarsa, l'abbiamo imparato da Untouched by the west (Francia, 2002, 104') dell'altro fotografo convertito al cinema, Raymond Depardon.
** Perché tutto qui è presente tranne una strumentalizzazione del mezzo, il quale va invece ad acquisire una precisa ontologia che lo slaccia da qualsiasi intenzionalità estrinseca per configurarsi come vera e propria opera d'arte, quindi aliena persino all'artista e appartenente solo a se stessa.

11 commenti:

  1. Ti dirò che nonostante non sia troppo convinto quando vedi il cinema in questo termini "ottimisti", dall'altro lato non posso che apprezzare la passione che traspare dalla tua ricerca e sensibilità verso certi lavor(azz)i che purtroppo (?) rimangono spesso ai margini. Grazie ancora una volta, comunque...sta seppiaggine trascendentale chiede solo di essere vista ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Be', non c'è mai da essere ottimisti, hai ragione: il rischio di avere delusioni e disillusioni è davvero grande, devi però capire che la vita repressa da studente universitario è delle peggiori - stai tutto il giorno a studiare in una biblioteca due piani sottoterra, sei frustrato perché sai che probabilmente sarai un disoccupato o un sottopagato e, insomma, la realtà che hai d'attorno non è delle più confortanti. Il cinema, dal canto suo, mi dà modo di scorgere un'altra realtà, che se non è migliore è quantomeno diversa, e questo mi basta per essere ottimista (tant'è che ultimamente vado ghiotto di film simili a questo, v. "Un homme sans l'Occident" e l'assoluto capolavoro "Two years at sea"): è il mio sfogo, penso che senza il cinema sarei parecchio preso male, mi sentirei vuoto, meccanico o qualcosa del genere. Piagnistei a parte, grazie a te per continuare a dare una letta anche alle minchiate che scrivo. Spero che 'sto film ti piaccia. A ViS sembra essere piaciuto assaje.

      Elimina
    2. Altrochè se mi è piaciuto, immagini incantevoli, una migliore dell'altra! Hai perfettamente ragione quando scrivi che non si può che rimanere afasici ed estasiati di fronte a una simile opera d'arte, che è esclusivamente d'ammirare... I più vivi complimenti perchè sei riuscito a scriverne, e non potevi farlo meglio, io ho sempre cercato di evitarlo infatti, non avrei saputo nemmeno come iniziare. Grandissimo!

      Elimina
    3. A proposito di "Un homme sans l'Occident", l'ho recuperato ma non trovo i sub in nessuna lingua... Combinazione non sarà mica reperibile in italiano?

      Elimina
    4. Grazie. Avevo visto il tuo votone e non potevo non vederlo. Ne sono rimasto estasiato, meravigliato... non saprei nemmeno descrivere le emozioni provate durante la visione, e se lo facessi risulterei davvero una primadonna, quindi sorvoliamo.

      uHslO, l'ho trovato in una cartella assieme ai sottotitoli inglesi e spagnoli. Se vuoi te li invio per mail.

      Elimina
    5. Sei gentile, grazie! Inviami allora quelli in spagnolo, che con tale lingua sono più in sintonia ;)

      Elimina
  2. Oddio sembra incredibile... Io mi emoziono solo a vedere queste Immagini!!! Se poi mi dici che c'è anche una voce fuori campo molto prova dovrò vederlo sicuro! Non so dove li peschi certi Lavori!!! Meraviglia... Quando tornerò ad avereuna vita oltre allo studio ed al lavoro ti farò sapere. (anche se i soli 63 minuti mi attizzano) :-P Intanto grazie come sempre.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dubito seriamente te ne pentirai, è un film come pochi.

      Elimina
  3. Risposte
    1. Bene, sono curioso di sapere che ne scriverai ;)

      Elimina