The act of seeing with one's own eyes


Chi non fosse avvezzo all'opera di Stan Brakhage troverebbe senz'altro difficile, se non impossibile, penetrare nell'immaginario del regista statunitense, per il sottoscritto uno dei più interessanti registi sperimentali sulla piazza, assieme - per intenderci - al Mekas di As I was moving ahead occasionally I saw brief glimpses of beauty, e questo perché fondamentalmente Brakhage non ha un immaginario o, se ce l'ha, fa di tutto per non inocularlo nelle sue pellicole. Questo The act of seeing with one's own eyes, ad esempio, stupisce per la freddezza, il disincanto e, soprattutto, il realismo radicale che gli fanno da perno e che, a mio modo di vedere, soli costituiscono il grimaldello per interpretare la pellicola, e il fatto è questo: non c'è niente da interpretare, soltanto da vedere. Il mediometraggio mostra, come suggerisce il titolo, immagini di autopsie, termine che in greco stava appunto a significare l'atto di vedere con i propri occhi, e giusto questi devono funzionare durante la visione del film, nient'altro. Né cervello, né cuore. Ecco allora che l'unica interpretazione che affiora alla mente è che non ci sia nulla da interpretare, e ciò per il fatto che il realismo satura la pellicola ed è un realismo di morte, non di morire; si scavalca così l'«oscenità ontologica» di baziniana memoria attraverso la figurazione non della durata della morte (il morire) ma della sua fattualità (la morte stessa, la morte in quanto tale), che strappa la persona al tempo e la riconduce, per così dire, in un limbo metafisico in cui forse, per certi versi, può rivivere («La morte non è che la vittoria del tempo. Fissare artificialmente le apparenze carnali dell'essere vuol dire strapparlo al flusso della durata: ricondurlo alla vita»), e questo limbo non è altro che lo schermo cinematografico, il quale realizza The act of seeing with one's own eyes come una sorta di trionfo sperimentale della vita.

8 commenti:

  1. Filmetto natalizio ideale :p
    Visto anni fa e concordo; con quel suo "realismo radicale", impressionante, aggiungerei (se pensiamo anche al silenzio che invade la pellicola), resta certamente tra i lavori migliori di Brakhage assieme a "Window Water Baby Moving". Analogo nella messa in scena del corpo, ma al tempo stesso antitetico a "The Act", in quanto ci mostra la vita; l'atto della nascita, attraverso un parto (acquatico, tra l'altro). Questo comunque era avanti anni luce e potrebbe essere un degno predecessore dell'Aftermath di Nacho Cerdà. Grandissimo rispolvero, o riesumo in questo caso, sarebbe più confacente ;)

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    1. Vero, s'accosta benissimo a WWBM, anche se qui la fissità è davvero allucinante. "The act", non so perché, ma l'ho trovato più inquietante di questo, credo che sia il film di Brakhage che mi ha dato più filo da torcere. Non so se ti sia capitato di vedere "Thru dog star man eyes", in caso accattatelo, rimane il vertice, IMHO, assieme a questo TAOSWOsOE.

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    2. Orpo, non so se faccia parte di quello, tempo addietro avevo recuperato un "Dog Star Man", durava un'oretta circa ma non mi aveva coinvolto più di tanto. Inoltre ho visto che su Mubi che c'è ne sono di vari, il più lungo è "The Art of Vision", sicuramente qualcosa alla tua portata: 250 minuti (tantissimi per un Brakhage)!!

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    3. Uhm, quello dovrebbe essere molto interessante. Hai avuto modo di vedere "As I was moving ahead occasionally I saw brief glimpses of beauty"?

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    4. Mammamia!... Mai sentito, ma ho visto su Mubi la media, altissima. Mekas è un altro che devo approfondire, lo segno, grazie!

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  2. Un perfetto film natalizio. Lo vedrò stasera (se riesco a trovarlo). Le autopsie mi rilassano (!), soprattutto se le immagini sono realistiche come in questo caso.
    («La morte non è che la vittoria del tempo. Fissare artificialmente le apparenze carnali dell'essere vuol dire strapparlo al flusso della durata: ricondurlo alla vita»), bella frase, di chi è?

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    1. C'è sul tubo, e merita davvero. Fai bene a vederlo.
      La frase è di Bazin, nel primo scritto contenuto in "Che cosa è il cinema".

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