Millennium mambo (Qian xi man po)


È possibile dirigere il vuoto? No, eppure Hsiao-hsien ci riesce e ci riesce bene, anzi sembra quasi gli venga naturale, fluido com'è in quei movimenti di macchina che cesellano piano-sequenza edulcorati da un'alienazione forse mistica e forse no, forse semplicemente stroboscopica come le luci che rendono plastici i volti degli astanti (Vicky e Hao-Hao) fino a caratterizzarli, fino a renderli volti appartenenti a dei corpi altrimenti spettrali, inghiottiti da quel gorgo obliante in cui gettano repentinamente le proprie giornate, le proprie vite, e sul cui baratro stanno fisicamente, quel tanto che basta per guardare nell'abisso ed avere le vertigini: avere le vertigini, ecco cosa significa essere un corpo ed ecco anche come lo spettatore, attraverso la monomania delle luci, entra in contatto col disincanto di Vicky e Hao-Hao (ed è un esperimento, quello dell'instaurazione della simpatia tra personaggio e spettatore per mezzo dell'illuminazione, che tenterà, in forma ancora più radicale ma non per questo più riuscita, il Gaspar Noé di Enter the void), e improvvisamente il film diventa un monito, il medesimo che Rilke captò di fronte al torso arcaico di Apollo: «Devi cambiare la tua vita». Il marginale acquista allora un'accezione tutta particolare, un valore se si vuole ingombrante, ma o proprio perché ci si ritrova necessariamente a fare i conti con esso: il margine subentra, spietato più che insidioso, nell'epicentro e addirittura più in qua, non al centro dell'osservazione bensì nell'osservazione stessa, diventando punto d'osservazione e trasmutando l'epifenomeno in fenomeno: marginale ed incombente sono infine la stessa cosa. La fine senz'altro, verrebbe da pensare. E difatti il millennio, il concetto di millennio, si porta da sempre appresso una strana accezione di cesura e meraviglia, cataclisma e rinascita. Esso è il limite, il margine che non incombe ma è incombente e nel quale perpetuamente Vicky e Hao-Hao rimangono, ma sarà solo lei, infine, a trascorrere il tempo e varcare la soglia, rinascere o morire nell'estasi acustica di quel tappeto elettronico che tesse un mambo in appeal con luci e salti temporali di karwaiana memoria (non sorprenderà, a questo punto, ritrovare come direttore della fotografia di Millennium mambo il Lee Pin Bing di In the mood for love). 

10 commenti:

  1. Bella! Iniziando a leggere questa recensione "sospesa nel vuoto", e gia da quel "dirigere il vuoto"; e poi l'abisso, le vertigini, la stroboscopia insomma, ho pensato immediatamente a "Enter the void" e infatti... Questo MM circola nelle mie orecchie ormai da troppo tempo, ora non ho l'HD sottomano, ma se la memoria non m'inganna, dovresti avermelo passato te... Quindi una di queste sere mi getto a capofitto nel vuoto ;)

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    1. Te ne parlai a Torino, non ricordo se te l'avessi passato, perché come sai avevo appena perso l'HD. Comunque sia, sì, è un gran film e di sicuro lo apprezzerai: anzi, forse "Millennium mambo" riscatterà ai tuoi occhi il pop asiatico, ma solo forse - non vorrei essere imp(r)udente :P

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    2. Guarda, la recensione invoglia quindi spero di si, almeno un pò dai ;) Comunque ho controllato l'HD. E' vero, non me l'avevi passato, mi sono confuso con "Miss Bala", in compenso ho trovato "Karamay", che non ricordavo d'averlo... Dovrò fare un pò di ordine, troppa roba!

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    3. Cazzo, "Karamay" è un capolavoro, invece "Miss Bala" mi ha convinto a metà (3/5 per parlare in termini mubiani), mentre invece "Karamay" va assolutamente visto, con pazienza, certo, però è uno di quei film che dà moltissimo e che riecheggiano anche dopo la visione...

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  2. Ehila! Bella recensione, bella intuizione (un esperimento, quello dell'instaurazione della simpatia tra personaggio e spettatore per mezzo dell'illuminazione) che non avevo minimamente colto quando vidi il film. Di cui non ricordo molto, a dire il vero. Uno di quei (tanti) film che sono passati nella mia vita senza lasciare traccia significativa. Pazienza, vuol dire che mi toccherà rivederlo!
    Ma "Karamay" è il documentario di Xu Xin di 6 ore?

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    1. Ohi, bombus!!! Bentornato, come va? Cribbio, io e ViS sentivamo la tua mancanza, e parecchio. Quando è venuto a Torino per il TFF, abbiamo azzardato le ipotesi più assurde sulla tua scomparsa :p
      Comunque, sì, "Karamay" è quel documentario lì, l'hai visto? Io l'ho trovato sorprendentemente cupo eppure in un certo senso vibrante. Non so, mi ha lasciato una strana sensazione addosso. "Millennium mambo", invece, l'ho visto più volte, l'ultima volta ieri, e ho deciso di scriverne. Penso sia un pilastro del cinema contemplativo e, insomma, qualcosa a riguardo andava pur detta; non mi sorprende non ti abbia lasciato niente, e non tanto perché le trame così appena abbozzate a te, di solito, non colpiscono, quanto perché non c'è davvero niente che possa colpire: ed è questo, IMHO, il suo punto di forza.

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    2. Vedrò di recuperare il tempo perso quando tornerò. Cercherò di vedere anche "Karamay" (ci credo che lo hai trovato cupo!) e tantissimi dei film che consigliate (tu e ViS).
      Niente di assurdo nella mia scomparsa: sono in giro. La Sicilia mi deprime.
      Probabilmente è vero quello che dici su "Millennium mambo": spesso il vero punto di forza sta nel non avere punti forti. Ci devo riflettere... :)

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    3. Beato te che ti deprime solamente una regione, a me deprime tutta l'Italia, ormai... ma soprattutto beato te per i viaggi che ti fai, e in che posti soprattutto!
      "Karamay" è una bomba comunque, fai bene a recuperarlo. :)

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  3. Grande recensione! Me l'avevi promessa e quindi ti ringrazio... Il film come ti avevo già detto non mi aveva trasmesso granchè, ma forse dovrei dedicargli una nuova visione. Magari l'ho visto la serata sbagliata...;-)

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    1. Come dicevo a bombus, secondo me è un film che vuole davvero trasmettere poco perché, fondamentalmente, è un film sul nulla, ma sta proprio qui la sua grandezza. Almeno IMHO.

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