Melancholia

La prima volta che vidi Melancholia fu al cinema, con mio padre. Ero estasiato all'idea di vedere un film sulla fine del mondo girato da Lars von Trier, il che significa che ero estasiato all'idea di vedere la fine del mondo secondo Lars von Trier, e in questo senso il film mi ha deluso, complice anche l'influsso, ancora vibrante, della precedente pellicola del danese, Antichrist, ad oggi un capolavoro ineguagliato, almeno secondo i pareri del sottoscritto. Non che Melancholia sia un film brutto, anzi. Semplicemente non quadra come film di von Trier, e chi si è imparanoiato su Antichrist capisce quel che voglio dire: quel che voglio dire è che capisco benissimo quando von Trier scrive che «è sdolcinato, è un film da donna», venendo così meno a quel famoso manifesto che aveva stilato all'inizio della sua carriera, dove si leggeva qualcosa riguardo «film eterosessuali fatti per, su e da veri uomini». Insomma, cos'è Melancholia? Credo sia questa domanda a implicare la qualità del giudizio sul film. È un film sulla fine del mondo? Sì, e come tale non convince. No, e come tale convince. Ma allora, se non è un film sull'apocalisse, che film è? Ebbene, è un film romantico, di critica anche, ma sopratutto Melancholia è un film romantico. Cogliere la fine del mondo in maniera romantica risulta stucchevole, un gesto artistoide e sciapo, ma Melancholia non pone la fine del mondo come nucleo tematico, e questo lo dimostra il fatto di concentrarsi sulla figura della Dunst, ovattata dalla musica di Wagner, romantica (è il preludio a Tristano e Isotta, del resto) nel suo incedere e melancolica solo in retrogusto. Il passaggio dai toni caldi, accesi, vibranti ed energici del giallo iniziale a quelli freddi, spenti, ma ugualmente – se non di più – vibranti ed energici, lo dimostra, venando la pellicola con un accento di critica sociale che la carica di una potenza liberatoria non da poco. Se in Antichrist von Trier si specchiava e tentava di trovare rimedio alla sua depressione, in Melancholia si libera definitivamente, e lo fa in due momenti: il primo, quello appunto di critica e che funge da prodromo al secondo, dove la borghesia, alla stregua del Festen del discepolo Vinterberg, viene smascherata nella sua ingombrante inutilità, nella sua sterile ipocrisia, e il secondo, dove la Dunst compie il suo cammino più carnale che spirituale di ricongiunzione alla natura, divenendo così umana; al contrario farà la Gainsbourg, doppio della Dunst e antitesi di ciò che era stata in Antichrist, nel quale un'inquietante comunione con la natura l'aveva sopraffatta, Gainsbourg che rimane qui impigliata nella rete borghese che la conduce a rifiutare la fine e rivelarsi così egoista (leggasi borghese) da privare il figlio della stretta di mano sotto la capanna. Due donne dunque, una l'antitesi dell'altra, ma non basta, perché Melancholia è molto di più e agisce in maniera carsica rivelando al suo interno un intento di sabotaggio dell'essere umano: la domanda, a questo punto, non è più chi sei tu ma con cosa ti rapporti, ed è una domanda che già serpeggiava in Antichrist e che qui esplode fantasticamente. La fine, allora, non diventa altro che un appendice dell'inizio, una risposta alla domanda di cui sopra, risposta che prevede due sole alternative, accettazione o rifiuto, e pone in essere a Melancholia un profondo ammonimento allo spettatore, cioè di non separare mai la vita dalla morte ma di fare di esse un solo e unico evento. E sta qui, come in Dancer in the dark, il romanticismo, nel fatto che di per sé si tratti di un film sulla vita, sulla possibilità di trovare una volontà (di vita) e una libertà di scelta anche di fronte all'ineluttabile.

14 commenti:

  1. bella riflessione... tra le migliori che ho letto in giro. personalmente è il film di Von Trier che ho preferito, il suo film più poetico, più "umano" ma non è questo il punto. E' un film sulla vita, che si permette di dire che la vita è sbagliata, un errore della natura che probabilmente si è verificato soltanto sulla terra. un film che ha il coraggio di mostrare un personaggio che non teme l'apocalisse, anzi la vede come una sorta di salvezza..."La terra è cattiva, nessuno ne sentirà la mancanza"... che ha il coraggio di mandare in culo borghesia e scienza. Al di là delle immagini splendide come dipinti, è un film estremamente emozionante. Forse soltanto ne "il posto delle fragole" di bergman, nel dialogo tra il figlio del dottore e la moglie.. ho trovato una così bella legittimazione dell'odio per la vita... sentimento puro, non malvagio, a mio modo di vedere. è la vita una cosa malvagia, ma quello è un altro paio di maniche...

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    1. "E' un film sulla vita, che si permette di dire che la vita è sbagliata, un errore della natura che probabilmente si è verificato soltanto sulla terra." Colpito e affondato, non avrei saputo essere più incisivo. Certo, non parlerei di errore, o aggettiverei la vita con "umana", perché di fondo credo che di cogliere l'errore nell'umanizzazione, quindi nella perdita di animalità dell'uomo - e questo credo sia il suo punto debole, ciò che lo condanna.

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  2. Uno dei pochi film del Danese (insieme a "Dogville") che riesco a sopportare. Visivamente immenso, ma ha quella spocchia tipica di Trier, che tende a rendere incomprensibile tutto quando le cose da dire alla fine della fiera sono fin troppo semplici.

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    1. Dove lo trovi spocchioso, scusa? von Trier non complica davvero niente, anzi è molto paratattico (v. "Dancer in the dark") e spesse volte (v. "Manderlay") persino didascalico. Film come i suoi ti entrano dentro, e riescono a farlo grazie alla semplicità e all'onestà con cui si pongono. Dopodiché, vabbé, capisco il tuo punto di vista, del resto è quello di molti - molti che non conoscono il cinema di von Trier e preferiscono di gran lunga i filmetti che non turbano, non scomodano e non mettono in discussione. Senza offesa, ma siamo su frequenze totalmente diverse, e io credo che tu sia piuttosto ridicolo nello sminuire un von Trier dopo aver recensito l'ennesima puttanata da multisala su un blog chiamato "Recensioni ribelli", dove gli utenti vengono definiti "massa". Voglio dire, dove cazzo sta la ribellione nel recensire "Lo Hobbit" o "Pacific Rim"? Vatti a guardare un Lav Diaz o leggiti un Artaud, ché almeno impari cosa sia la ribellione, anche perché l'arte non è ribellione, semmai lo può essere una scelta estetica, ma l'arte è da sempre borghese, come insegna, tra gli altri, Carmelo Bene... Bah, ma forse sono io che sbaglio, in fondo hai etichettato "Melancholia" come sperimentale (cioè, ma sul serio? Ma hai la più pallida idea di cosa significhi sperimentale, di cosa sia l'avantgarde o appena vedi un film che non rientra negli standard hollywoodiani lo cassi così?), quindi devi essere senz'altro uno psicolabile che non può essere imputato delle troiate che scrive, e per ciò mi scuso.

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    2. Ehm... ma ti ho per caso insultato la mamma? No, perché da quanto te la sei presa mi sembra di sì. Se così allora devo averlo fatto senza accorgermene, quindi mi scuso.
      Tornando al discorso sulle puttanate da multisala, beh, alla fine delle fiera sono cinema pure quelle, e vanno valutate di conseguenza. Non facciamo i criticoni snob e valutiamo le cose senza paraocchi, perché pure il semplice ludismo vuole la sua fetta. Detto ciò, uno che si vuole vedere "Pacific rim" non vuol dire che voglia vedere solo filmetti che non turbano, ma che ogni tanto ha voglia di farsi quattro risate. "Diaz" l'ho visto e a breve lo recensirò, Artaud non l'ho mai letto, ma posso dire di aver letto molte altre cose di egual valore. Ma se vuoi fare una gara a chi ce l'ha più lungo, dimmi ora e posto che partecipo volentieri. Sul discorso della ribellione poi non mi esprimo oltre... così come su Trier. Ho visto quasi tutti i suoi film, e non me ne è piaciuto quasi nessuno e ri motivi che ho detto. Perché sì, il Danese c'ha la spocchia fino al midollo.
      L'unico ridicolo mi sembri tu, caro. E un consiglio, guardateli un po' quei filmetti da multisala, almeno impari a farti due belle risate.

      PS: mi hai dato del coglione ma ci hai messo 20 righe per farlo. Vedi come la spocchia complica tutto?

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    3. - Vatti a guardare un Lav Diaz.
      - "Diaz" l'ho visto e a breve lo recensirò.

      Ti prego, dimmi che sei un parto della mia immaginazione, perché non è credibile che tanta idiozia venga sprigionata da un'unica persona. Non hai praticamente letto niente di quello che ho scritto. Chi ha parlato di non vedere i film da multisala? Chi ha detto che io non li guardo? Ho parlato di recensire, è diverso, e su questo punto mi sono più volte espresso (http://emergeredelpossibile.blogspot.it/2013/11/errata-corrige-1-alla-memoria.html, http://emergeredelpossibile.blogspot.it/2013/12/pieghe-7-che-cose-il-cinema.html etc.), quindi inutile macinarci sopra, specie con gente che fa la supponente e non legge quello che gli scrivo. von Trier per te è spocchioso? Bene, scusa però se dubito delle impressioni di un tipo che lo etichetta come sperimentale.

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    4. Su Diaz ho letto male io, può succedere. E ammetto anche la mia ignoranza, non so chi sia Lav Diaz, ma nessuno nasce imparato, l'etere serve anche per scambiare pareri e aiutarsi nella crescita reciproca.
      L'unico parto dell'immaginazione è la tua filippica, a dire il vero. Per te ho detto delle cazzate? Bene. Mai detto di essere un esperto. Ma ho espresso il mio parere educatamente, e con altrettanta educazione voglio che mi sia risposto. Magari dicendo dove sbaglio - come ha fatto il nostro amico comune su Facebook. Chissà, può anche darsi che cambi idea.
      Di ridicolo qui c'è solo la tua filippica. E prima di dare dello psicolabile agli altri, fatti un bell'esamino di coscienza.

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    5. Il problema è che dovrei essere un antropologo per confrontarmi con te, perché davvero mi sfugge la tua logica, e lo dico spassionatamente. Perché von Trier sarebbe sperimentale? Perché recensire film di cui parlano tutti se non perché fondamentalmente si pensa che il proprio sia un giudizio trascendente rispetto agli altri, quasi che il proprio blog sia un'istituzione? Perché chiamare gli utenti "la massa"? Credi che chi ti legga abbia considerazione del tuo parere perché come te non conosce il cinema sperimentale ma si riempie la bocca di quella parola? Perché non dovrei essere legittimato a uccidere chiunque pensi che l'"Etica" di Spinoza sia un trattato sull'etica?

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    6. Guarda, ho capito come funziona con te. E sinceramente, non ne vale la pena.
      Impara l'umiltà, ragazzo. Ne avrai sicuramente bisogno nella vita. Sicuramente più di sapere cosa è o non è sperimentale.

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    7. Ecco, accontantati della mediocrità borghese anche parlando di immensi capolavori. Reazionario.

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  3. Eh, "Antichrist"... La penso esattamente come te: la summa del maestro danese. E a dire il vero, visto i fasti, anch'io da "Melancholia" mi aspettavo qualcosa in più. Meno male che la seconda parte (visivamente spettacolare), compensa una prima che effettivamente arranca, lasciando più di qualche perplessità. Nel complesso rimane comunque uno dei migliori titoli di quel 2011 in cui "l'apocalisse" sembra veramente aver fatto la sua entrata, senza che noi c'è ne accorgessimo ;)

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    1. Mioddio, quella frase... Ogni volta che la penso, e la penso spesso, visti i film che apprezziamo, diventa sempre più vera, e il tutto mi inquieta parecchio.

      Per quanto riguarda "Melancholia", sì, visivamente potentissimo, ma "Antichrist" è qualcosa che lascia il segno. Magari si dovrebbe avere l'audacia di considerarlo un pianeta a se stante, per non rischiare ogni volta di accostarlo al nuovo film di Trier e sminuire quest'ultimo, ma è davvero difficile e io, onestamente, non ci riesco.

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    2. Hai visto il trailer ufficiale di "Nymphomaniac"? Devo dire che lo trovo sinistro... Secondo me c'è da temere qualcosa che ad "Antichrist" potrebbe andarci molto vicino. Comunque (sempre se le sale ci faranno questo regalo) prima di vederlo, come antipasto mi permetto di consigliarti un'altra stilettata danese che, visto ieri sera, mi ha entusiasmato non poco: http://mubi.com/films/nothings-all-bad
      E guarda caso, prodotto dalla Zentropa.

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    3. No, sto facendo di tutto per non vederlo, il trailer, così da arrivare in sala il più inaspettato possibile. 'sto Nothing's all bad sembra davvero interessante, grazie!

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