Father and son (そして父になる)


È davvero un bel film, l'ultimo di Kore-eda. Una riflessione a tratti toccante e a tratti ironica, comunque lucida e diretta, senza sofismi o cadute di stile. La storia prende avvio in maniera assurda, con due coppie che vengono a conoscenza dello scambio di culla avvenuto nella nursery. Cosa rende un bambino figlio del genitore? L'intera pellicola non è la risposta ma lo sviluppo di questa domanda, e in sala Kore-eda ammette che l'idea del film gli è venuta riflettendo sul poco tempo che riesce a trascorrere con la figlia, causa impegni lavorativi, ed ecco subito la messa in scena delle due famiglie, così smaccatamente da risultare, almeno inizialmente, bozzetti umoristici, ma è solo apparenza: la famiglia Nonomiya è più ricca, ma anche più esigente e intransigente nei confronti del figlio Keita (studi di pianoforte, scuole private e via dicendo), il quale soffre la mancanza del padre Ryota, che gli dedica poco tempo e poche attenzioni; sul versante opposto, la famiglia Saiki viene presentata in maniera più sgangherata, ma anche qui è solo apparenza, perché l'unità familiare, in casa Saiki, è davvero forte, corroborata dal tempo che i genitori spendono coi figli e, soprattutto, dai rapporti che con essi instaurano - rapporti d'immanenza e non di trascendenza per cui il padre gioca, si lava, scherza coi figli e a essi non dà solamente ordini. Il gap che si viene così a delineare emerge prepotentemente quando entrambi i bambini chiedono di stare coi Saiki, e il titolo giapponese, traducibile con E alla fine divenne un padre, riferendosi alla figura di Ryota, sprigiona tutta la sua potenza proprio in questo frangente, nella mancanza di ambo i figli: Ryota diviene un padre quando smette di esserlo, quando soffre la mancanza del figlio, sente di desiderarlo e, insomma, perviene alla conclusione che essere un genitore non significa fare il genitore se con questo s'intende informare i figli secondo la propria figura. L'assenza, dunque, torna a dilaniare i personaggi di Kore-eda, che, senza annaspare nel melodramma, tira lucidamente il film fino a un finale magico e incisivo, tremendamente vicino al cuore del pubblico e che trasforma Like father, like son in una meravigliosa e composta parabola sul tempo, su ciò che esso riesce a smaterializzare e disfare nella sua incombente presenza, nel suo inquietante fluire.

9 commenti:

  1. A Torino ti accennnavo di un film che avevo mal sopportato e che mi sembrava, fosse di Kore-eda... Ho controllato e porca miseria, è proprio suo: http://mubi.com/films/maborosi
    Spero tu non l'abbia visto, in caso contrario, mi aspetto bastonate a non finire :P

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    1. Azz..Maborosi ce l'ho da un po' ma devo ancora vederlo..fa così cacare?..invece di sto Kore-eda ricordo di aver visto Nobody Knows e non mi era nemmeno dispiaciuto.

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    2. Sì, ricordo che non ti aveva detto granché. Io ho visto "Air doll" e, per quanto magico, non mi aveva convinto del tutto. Di sicuro non è un regista troppo sulle nostre corde, però questo film ha una sceneggiatura davvero solida e convince, molto.

      Di "Nobody knows", ne sento solo parlar bene. Dovrò vederlo, a 'sto punto.

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    3. Cribbio, è vero! Anche "Air Doll" è suo e devo dire che ho intoppato male pure con quello, mannaggia. Comunque, per rispondere anche a rombro, è sicuramente un problema mio, visto che con gran parte dei nappo non sono troppo in sintonia. Magari a voi, "Maborosi" potrà piacere, o almeno potreste apprezzarlo più del sottoscritto.

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    4. Spero, è da un po' che l'ho in lista. Kore-eda mi sta simpatico, fa film genuini: "Maborosi" sono sicuro che mi piacerà, orsù!

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  2. Leggo solo ora questo post,in clamoroso ritardo,dopo aver scoperto il tuo blog grazie alla segnalazione di un amico regista.
    Mi permetto di consigliare sempre di Kore Eda AFTERLIFE che é a mio avviso il suo capolavoro.

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    1. Grazie, del regista ho recuperato diversi film, credo anche questo "Afterlife", che purtroppo però devo ancora vedere. Visto l'entusiasmo, rimedierò al più presto :)

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  3. Ciao,fammi sapere appena lo avrai visto,sono curioso.
    Ti lascio la mail: muscolinopierluigi@gmail.com

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