Goodbye, Dragon Inn (不散)

Abissale. Goodbye, Dragon Inn è letteralmente l'abisso, che sprofonda e dal quale è impossibile emergere. È il cinema che muore, o forse è già morto e Goodbye, Dragon Inn ne è il requiem, un feretro che Tsai, qui più asciutto che mai, trasporta senza cerimonie di sorta né rimpianti e malinconia, perché la malinconia si genera nella memoria, alla quale si direbbe che il taiwanese avesse già rinunciato ai tempi di Dong, e, soprattutto, la malinconia si genera da una strana forma di consapevolezza per cui ciò che avrebbe potuto essere non sia stato o sia stato altrimenti, ed è sempre uno stato che trascina il malinconico nel passato, la malinconia, ma in Goodbye, Dragon Inn tutto è presente e il solo passato, quello del film in proiezione, è un passato falso, di un temporalità differente rispetto a quella vissuta dai personaggi che brancolano nel cinema; è, Goodbye, Dragon Inn, un funerale dal punto di vista del morto, il quale piange la propria condizione presente, a differenza degli astanti che lo piangono a causa di una riflessione del passato nel presente, di ciò che hanno condiviso con lui e non potranno ora più condividere. Il cuore del film, infatti, non pulsa, è immoto: la pietra angolare di Goodbye, Dragon Inn è la scena in cui il cinema, deserto, viene inquadrato nella sua più totale e alienante fissità, quella appunto del presente eterno, che scarta l'accumulo dialettico del tempo e non è già più cinema, cioè video, ma fotografia, quindi fissità, morte o, come direbbe qualcuno, «vittoria del tempo». Fuggendo a ogni pacchiano sentimentalismo e a ogni trascendente giudizio, Ming-liang si limita a mostrare il presente del cinema, la sua morte (gli spettatori, al cinema, sono fantasmi, che pure non conoscono la sofferenza della donna che lavora per il cinema e lo manda avanti - metafora, questa, di un disinteresse generale da parte del pubblico nei confronti della vita e della sofferenza che un certo cinema, non quello dei multiplex naturalmente, richiede e anzi da cui molto spesso emerge), e la grandezza di questo capolavoro sta forse proprio nel fatto che a questa morte non sia accompagnata un'autopsia, perché è questo, in fin dei conti, a far emergere un briciolo di speranza dal disincanto, poiché forse la morte è soltanto futuribile e non è ancora avvenuta, avverrà ma non ora e non ancora - non è certa la cosa e, del resto, Ming-liang girerà ancora, raggiungendo il vertice artistico con Stray dogs, che tutto è fuorché la rianimazione di un cadavere. Qui, Tsai si limita a mostrare la profondità dell'abisso in cui siamo o in cui cadremo e tanto basta. Bisognerà poi attendere il Fantasma di Alonso per trovare una speranza nell'abisso o una speranza anziché l'abisso.

12 commenti:

  1. Non l'ho visto, non lo conoscevo nemmeno a dirti la verità (come molte cose di Tsai, a cui dovrò rimediare) ma hai scritto delle parole stupende, sul serio. Impossibile non farsi coinvolgere da tale recensione e di conseguenza ignorare il film. Poi questo discorso sulla morte del cinema, che ultimamente ritorna in modo ossessivo... Recupero all'istante, grazie!
    Una curiosità, ma è il suo penultimo lungometraggio? Prima di Stray Dogs, per intenderci?...

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    1. lascia stare la curiosità, l'ho già trovato: 2003?

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    2. Questo non è un capolavoro, è un capolavoro ULTIMO, e tu sa bene tutte le implicazioni che quest'accezione possa riservare a noi due. Onestamente, l'ho trovato un film magnifico, inarrivabile, probabilmente a breve verrà inserito - di diritto - tra i capolavori del blog, ma devo prima darmi una ripassata ad altri lavori di Tsai. Non so che film tu abbia in cantiere, ma, a questo, dagli la precedenza: fidati.

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    3. Mi fido, altrochè! Ripeto, mi ha attirato all'istante tanto che Balthazar è già al lavoro, vai tranquillo ;)

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    4. "Balthazar" XD

      Sei un genio.

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    5. Visto: immobilizzante; catatonico; straordinario! Pure io credo di averlo preferito a "The Hole", ora dovrei vedere quello che Tsai ha girato dopo di questo (ll Gusto dell'anguria, escluso), ma per il momento potrebbe essere un più che degno predecessore di "Stray Dogs"...

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  2. E pensare che ce l'ho stipato sul piccì da almeno 3 anni...credo di averlo recuperato dopo aver visto e gradito "Che ora è laggiù?"...è ora di vederlo mi sa.

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    1. Mi sa di sì. "Che ora è laggiù?" è un film sui morti e "Goodbye, Dragon Inn" è la morte, o forse è morto - non so. Comunque, vedilo assolutamente: a un amante del cinema come te non può che commuovere.

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  3. Grandissimo, per me uno dei migliori di Tsai Ming_Liang (dopo "The hole", che rimane, in attesa dell'ultimo, il film che preferisco. Forse perché ha una trama un po' meno abbozzata e dei siparietti musicali incantevoli).
    "Il cuore del film, infatti, non pulsa, è immoto", sì, una definizione perfetta per questo film.

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    1. Effettivamente è un gran film, onestamente lo preferisco a "The hole", che rimane comunque meraviglioso. Questo, non lo so, mi ha colpito di più, l'ho trovato un film "ultimo", finale, e come tale carico di una potenza che raramente trovo in altre pellicole. Grandissimo atto d'amore nei confronti del cinema, IMHO.

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  4. ce l'ho qui vicino, mi sa che è arrivato il momento:)

    ho anche "Rebels of the Neon God", mai visto?

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    1. Yep, di Tsai va visto tutto ;)

      Tra l'altro "Rebels of the Neon God" è il film attraverso il quale Tsai ha iniziato ad usare sempre gli stessi attori, prendendo a lavorare seriamente sui loro corpi (in particolare i visi), quindi è fondamentale nella sua filmografia.

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