Fotogrammi #10: I migliori film del 2013, forse

Il 2013 è stato il primo anno di vita di questo blog, su cui sostanzialmente avevo cominciato a scrivere col solo intento di appuntare le mie visioni, scrivere qualche riga a riguardo e, a tempo debito, rileggere questi appunti così da vedere in cosa fossi cambiato; in poco tempo, però, ho avuto il piacere di scoprire altri blogger, alcuni dei quali non ci sono più, blogger che mi hanno dato tantissimo, consigliando pellicole che a livello umano ti fanno inevitabilmente cambiare, vuoi in maniera radicale, vuoi semplicemente di prospettiva. Ora, l'EdP è cambiato, come inevitabilmente si cambia dopo un anno che si è vissuto, ma l'assunto di base, ciò che lo muove e lo vivifica, è il medesimo di prima: la curiosità. Curiosità di curiosare, quindi di vedere, scoprire, amare o disprezzare, scrivere, leggere i commenti, confrontarsi... Si dice che non ci sia più spazio, su questo pianeta. Nulla di nuovo che può sorprenderci se non una differente modulazione di ciò che già si era presentato. Il senso smetterebbe così di circolare, e i prodotti culturali non sarebbero che copie di copie di copie. È vero, ed è per questo che bisogna muoversi in territori inesplorati, sfondare i limiti imposti dalle major hollywoodiane e approdare in luoghi dove le cinematografie spaziano e, a volte, sono ancora in fase di formulazione. Così si scoprono i capolavori: prendi un mappamondo, fallo ruotare e puntaci il dito sopra, a caso. Che film hanno fatto in quel posto? E soprattutto, perché non ne sapevo niente? Non c'è paese che non abbia una propria cinematografia. Come andavo dicendo, quest'anno è stato il primo anno dell'EdP, che mi ha messo in contatto con persone - ViS, markx, bombus, oltreilfondo... - davvero splendide, grazie alle quali ho scoperto non tanto pellicole di vario genere ma, di più, la curiosità di andare oltre, di spaziare, e a loro non possono che andare i miei più sentiti ringraziamenti. Questa classifica dei film di quest'anno che più mi hanno colpito vorrebbe essere un banale e banalizzante sunto di tutto questo. Per non dilungarmi ne ho scelti 15 e vi ho incluso solamente i film datati 2013 e non quelli usciti nel 2013 ma datati 2012, cosa che, con rammarico, mi ha portato a tralasciare filmoni del calibro di Post tenebras lux, Spring breakers etc. Inoltre, non vi trovano posto pellicole che mi sono segnato e che, per un motivo o per l'altro (soprattutto irreperibilità), non ho avuto modo di vedere, come per esempio l'ultimo di Lav Diaz. Comunque sia, eccola qui.. 



Sion Sono ritorna più in forma che mai dopo un'incursione nel dramma sociale con Land of hope, che aveva lasciati non pochi dubbi. E lo fa con un film gasatissimo e galvanizzante, pop e pieno di sangue, ironia e un sacco di cose belle cui il giapponese c'aveva abituati con le sue pellicole più allucinate e allucinanti. È stato amore a prima vista, altroché!

14. Bruno Dumont, Camille Claudel, 1915


Dopo Hors Satan, Dumont cambia pelle e registro, avvicinandosi ai film da camera di un certo Bergman, specialmente quello de Il silenzio. Intimo e riflessivo, Camille Claudel, 1915 è una parabola sulla rassegnazione che risulta infine devastante nella sua disillusorietà, nel suo essere fondamentalmente un'elegia se non ancora una nekiya.

13. Nanouk Leopold, It's all so quiet


La morte del padre e il figlio che lo accudisce, tema già visto in film come Las di Dumala o The second circle di Sokurov ma qui sviscerato in maniera differente, si direbbe quasi più drammatica: la tragedia della morte come apocalisse individuale e ineluttabile, che ferma il tempo o lo fa fluire in una serie di ripetizioni indifferenti alla vita e al vivere.

12. Andrea Pallaoro, Medeas


Minimalista e contemplativo, Medeas è un universo chiuso e silenzioso nel quale si consuma la miseria di essere o ritrovarsi umani. Forse eccessivamente debitore del Reygadas di Stellet licht,  Pallaoro, che qui fa a meno di soggettive e musiche per rendere il più possibile oggettivo, disincantato e in un certo modo intimo il film, riesce comunque a sprigionare una bellezza, inaudita nella sua plasticità, inquadratura dopo inquadratura, incantando infine quest'universo con colori accesi che però, a ben vedere, rattrappiscono le esistenze come il sole di Montale.

11. Michalis Konstantatos, Luton



Di scuderia lanthimosiana, Luton si scava una nicchia tutta particolare nella new weird greca grazie soprattutto a una sintassi più vicina, per minimalismo, a L che a Miss Violence, e discostandosi infine anche dall'opera di Makridis allorché il mondo che la pellicola dischiude implode in «un diluvio di violenza solo apparentemente ingiustificata o anarchica ma in realtà necessitata dal sistema di una Grecia che pare incapace di rialzarsi in piedi».

10. Lukas Moodysson, We are the best


Probabilmente non spettacolare e, forse, anche pesce fuor d'acqua rispetto agli altri film citati in classifica, ma l'ultimo Moodysson mi ha preso il cuore e non l'ha più lasciato. Difficile descrivere a parole le emozioni provate in sala, ma non ce n'è nemmeno bisogno: vedetelo, è autentico e onesto, vi commuoverà.

9. Amiel Courtin-Wilson & Michael Cody, Ruin


Seconda prova registica per Amiel Courtin-Wilson & Michael Cody, Ruin sorprende non poco, specie per i giochi d'ombra e l'attenzione minuziosa al dettaglio e al particolare, ma anche - e forse soprattutto - per la redenzione che l'amore può offrire, anche nelle situazioni più maledette.

8. Leonardo Brzezicki, Noche


L'argentino Brzezicki sforna un film di tutto rispetto, ottenebrante e alienato, che conduce lo spettatore in un gorgo metafisico dove non succede più nulla, dove il rumore cessa e cessano anche le vibrazioni disperavano il bosco fino a farlo diventare una sorta di maelström di suicidi: qui, etereo, soffocante e plumbeo, il silenzio soltanto è presente e il presente è questo silenzio, che in un certo senso è la morte.

7. Aran Hughes & Christina Koutsospyrou, To the wolf


Di nuovo Grecia, questa volta lontanissima, però, dalla new weird nazionale. Aran Hughes & Christina Koutsospyrou, con disincantato minimalismo, mostrano l'apocalisse, un'apocalisse silenziosa sui monti ellenici, di cui solo i pastori che li abitano si possono accorgere. Finale magistrale.

6. Albert Serra, Story of my death


«Bulimia di cinema» avevo scritto riguardo l'ultimo Serra, uno dei film più spassanti visti quest'anno: è colorato, è contemplativo, credo sia anche bellissimo, ma necessita di più visioni, perché di primo acchito, l'unica cosa davvero certa, è che Serra abbia mutato maschera ma non volto e che questa riflessione sulla fine dell'illuminismo si incastri benissimo nella rilettura che, con Honor de cavalleria e Birdsong, ha dato dei miti fondativi della civiltà occidentale. E se anche l'illuminismo non fosse altro che un mito?

5. Ben Russell & Ben Rivers, A spell to ward off the darkness


«Il cinema, finalmente redento da se stesso.» Un capolavoro, non c'è che dire. Il piano-sequenza finale, con quella band black metal sul palco, è quanto di più sconcertante, originale, formidabile mi sia capitato di vedere al cinema quest'anno. Ma non solo, perché di per sé A spell to ward off the darkness è una lunga riflessione sulla libertà umana, coniugata a un'interpretazione dell'estetica cinematografia che lascia afasici.

4. Nawapol Thamrongrattanarit, Mary is happy, Mary is happy


Va be', qui non c'è storia: adoro questo film, lo trovo incredibile nella stessa misura in cui non trovo le parole per descriverlo. Una tragedia pop onesta e commossa, sofferta e divertita al contempo. A visione terminata, credo di essermi ritrovato innamorato della protagonista.

3. Tsai Ming-liang, Stray dogs


Il testamento spirituale e cinematografico di un mostro sacro del cinema. Visivamente ineccepibile e potentissimo, una storia estenuante e romantica, forse di redenzione, forse di perdizione. La poetica di Ming-liang è qui portata all'eccesso e si radicalizza nelle sue forme più plastiche. Immenso.



I documentaristi cinesi fanno brutto, non c'è che dire. Qui, Wang Bing, che può a buon diritto considerarsi il caposcuola di questo movimento, sforna un capolavoro alienante, «un gesto estremo e romantico, patetico e fisico che vuole provare lo spettatore e lasciarlo contemplare (forse più che meditare) non tanto sulla fragilità dell'esistenza quanto, piuttosto, sulla semplicità con cui essa possa spezzarsi - e continuare comunque a vivere, sopravvivendo, più che a se stessi, alla propria vita.»


1. Raya Martin & Mark PeransonLa última película


«Intimo e sociale, politico e romantico, onesto e coraggioso, La última película è con ogni probabilità il film definitivo.»

20 commenti:

  1. Non potevi centrare più chiaramente di così l'obiettivo: "prendi un mappamondo, fallo ruotare e puntaci il dito sopra, a caso. Che film hanno fatto in quel posto? E soprattutto, perché non ne sapevo niente? Non c'è paese che non abbia una propria cinematografia."... Una cosa che chiunque si ritenga appassionato di cinema, dovrebbe fare. "Affrancatevi, da questa catena di montaggio chiamata Hollywood", avrebbe detto qualcuno... ;)
    I più sentiti ringraziamenti anche da parte mia, Yorick, per questo spazio blogosferico, assolutamente necessario e prezioso!
    P.S. Orpo, ho sforato di una posizione, avrei detto: 3) Ming-liang - 2) Martin - 1) Bing... :p

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    1. Bing è stato grandioso, ma credo che il film di Martin abbia pochi rivali. A parte toccare un argomento a me (a noi, a 'sto punto) caro (la fine del mondo, la morte, la morte del cinema), è pensato, girato, montato in una maniera così coraggiosa che era davvero difficile, quest'anno, vedere di meglio. Almeno secondo il sottoscritto. "La ùltima pelìcula" vola alle altezze di "Death in the land of encantos" e "Il cavallo di Torino", almeno per il sottoscritto.

      Ora son curioso di leggere la tua, però!

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    2. Mah, non sono ancora sicuro se farla o meno, ne uscirebbe quasi una copia della tua (specialmente per quanto riguarda le prime posizioni, l'unica sopresa, forse, per te sarebbe la n°2) e non ha molto senso. A questo punto, piuttosto farei "i migliori 10" delle cose viste, in questo 2013, dunque potrebbe starci anche un film degli anni'70 che non avevo mai visto prima, per esempio. In ogni caso sarebbe proprio l'ultimo post dell'anno, quindi se ne parla la prossima settimana...

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    3. Ach, volevo trollarti per non aver inserito "Mary is happy, Mary is happy" :p

      L'idea dei migliori film visti è davvero interessante, anche perché permetterebbe di recuperare pellicole magari passate inosservate. Pensavo di farla anche io, ma mi son bloccato quando ho pensato che avrei anche dovuto stilare una lista dei film visti, perché se metti, chessò, un film di Antonioni visto quest'anno e non uno di Godard c'è una bella differenza tra il non averlo messo perché visto e non piaciuto o perché visto ma non quest'anno - non so se mi spiego...

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    4. Uhmm, forse hai ragione... Alla fine l'alternativa più semplice e anche più giusta, credo, potrebbe essere quella di listare sempre "i migliori 10 film visti" però del 2012/2013, perchè ci sono molti film usciti quest'anno ma realizzati l'anno prima, cose come "La Quinta Stagione" per esempio. Pensavo anche a una lista dei migliori cortometraggi (magari i migliori 5) sempre 2013/2013. Cosa che ho notato, nessuno fa, sono sempre lasciati un pò ai margini i corti, invece dovrebbero meritare più visibilità... Ci penserò su!

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    5. Vero, gran sbatti i film usciti nel 2013 ma realizzati nel 2012. Ho lasciato fuori "Post tenebras lux" per questo. Sui corti ti do ragione, io non li ho inseriti per una questione di facilità, della serie che dovevo pensarci su, controllare di più etc. Insomma, la cosa migliore sarebbe stata quella di stilare più classifiche in un unico post, magari il prossimo anno farò così. Intanto questo post sta avendo una discreta visibilità, quindi l'intento di far notare film passati inosservati è riuscito... anche perché se ti guardi le altre classifiche sono tutte abbastanza monotone (nel senso di noiose e di mono-tono, di tutte uguali).

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  2. Per la miseria! Ne ho visto solo uno (Dumont). Mi sa che per per poterne vedere almeno la metà dovrò aspettare il 2015.

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    1. Mah, io spero vivamente di no, anche perché non vedo l'ora di rivederne diversi. Confido in Ghezzi e su Balthazar, come lo chiama ViS. Comunque son tutti film formidabili, soprattutto gli ultimi 5 - magistrali!

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  3. Ma i film di Raya Martin dove li hai visti? Mai distribuiti in Italia nè al cinema nè in dvd. E in rete non si trova nulla. O no?

    Johnny J.

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    1. "La ùltima pelìcula", l'ho visto al TFF. "Now showing" l'avevo reperito in internet, se mi scrivi una mail te lo linko volentieri.

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    2. Ok. Qual è la tua e-mail? Non riesco a trovarla.

      Johnny J.

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    3. Credo di avere trovato il torrente. E spero sia subbato...

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    4. Orpo, pensavo ci fosse nel profilo: talkinmeat@gmail.com.

      Comunque, in teoria, dovresti averlo trovato sub eng.

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  4. Medeas te lo sei beccato in qualche festival? Vorrei vederlo ma mi sa che non c'è modo per ora...

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  5. non ne ho visto uno che è uno:(
    non si finisce mai di vedere (meno male) e rivedere.
    e grazie per la stima (ricambiata)

    Ad Maiora

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    1. La classifica doveva servire più che altro a questo, a segnalare cioè i film meno visti perché non distribuiti, festivalieri etc. etc. Benvenga dunque che tu non li abbia visti, spero riuscirai a recuperarli, soprattutto i primi 5.

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  6. In rete sono introvabili

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    1. Eh, bisognerà attendere ancora un po', purtroppo. Intanto, quello di Dumont e quell'altro della Leopold sono reperibile ;)

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  7. Non sapevo avessero fatto un altro film sulla Claudel. Me lo devo vedere, anche perché a sedici anni le sue opere mi avevano davvero appassionato!

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