Bibliografia


Poco da dire su questo documentario portoghese, da elogiare più per l'intento che si prefigge che per la sua realizzazione, che trova concretezza in lidi distanti dalle ambizioni preposte e si materializza in un diario di viaggio da cui difficilmente si riesce a estrarre qualcosa che vada al di là del semplice memoriale nostalgico che un figlio dedica al padre, il quale, nell'estate del 1969, aveva attraversato in una zattera i fiumi Zêzere e Tago fino al loro sfociare nell'oceano, esperienza topica che il figlio raccoglie in un volume di poesie che ricollega il viaggio del padre a quello della letteratura Sei- e Settecentesca e che, infine, replica in una seconda traversata che sostanzialmente esaurisce il succo dell'intera pellicola: non c'è nient'altro, e dà fastidio il fatto che si venga risucchiati in una storia così personale di cui può interessare come no, e al di là delle superbe ed evocative ambientazioni, la cui vastità ora disorienta, ora ammalia, una volta usciti dalla sala non rimane molto altro, tranne forse il dubbio che questo fatto della bibliografia (che rimanda direttamente a Derrida), del rimando, del non-inizio o dell'inizio già iniziato (di per sé, il viaggio che il figlio compie assieme agli amici è una replica di quanti altri viaggi sono stati fatti per secoli, e come tale vuole presentarsi) avrebbe davvero potuto portare a una qualche riflessione interessante o, quantomeno, meno lasciva e fugace di quante la pellicola abbia infine fatto emergere, risultando in questo modo vuota (di concetti, di spunti di riflessione) e ripetitiva se non anche pleonastica. Ma, in fondo, questo già ce l'aveva insegnato Deleuze, che cioè «la ripetizione appare come la differenza senza concetto».

6 commenti:

  1. Niente di che mi sembra di capire, tranne qualche scorcio ambientale certamente apprezzabile. L'intento di fondo mi pare simile a "Belleville Baby", come giustamente dicevi: "in fin dei conti quanto possono fregare allo spettatore le tue vicende personali". Sezione "onde portoghesi" immagino, hai avuto modo di vedere anche gli altri corti?

    P.S. Combinazione oggi ho citato Deleuze pure io, quindi il mio tag sale a quota tre! ;)

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    1. I corti erano anche peggio, meglio non parlarne :p

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    2. Hai presente quella sottospecie di pubblicità spacciata come corto pomposissimo alla Biennale? Ecco, uno era l'equivalente versione thriller... -.-

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    3. Ah ah ah... Dopotutto non siamo proprio i peggiori allora!

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    4. Magra consolazione, però! :p

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