Tropical Malady (สัตว์ประหลาด)


Su Tropical Malady si è scritto tutto e il contrario di tutto, qui cercando di decifrarlo e lì concentrandosi più sull'estetica, quindi una recensione a riguardo, ora, rischia di risultare pleonastica o, peggio, di formularsi come mera chiosa o protesi a quanto è stato già scritto, già detto. La verecondia, quindi, è necessaria, e non solo a causa del film in questione. Detto questo, Tropical Malady è anche, se non soprattutto, una pellicola molto intimista, probabilmente modulata in maniere differenti a seconda della persona che lo abborda, il che rende ogni recensione una sorta di pagina di diario, di scavo nell'anima, di reportage su un viaggio che TM avvia ma non esaurisce, ed è un viaggio in sé più che su di sé. Il tema del viaggio, del resto, si palesa in tutto l'arco del film, viaggio prima metafisico (l'amore) poi fisico (la caccia), ma non è questo che importa, perché, come sarà per Syndromes and a century, dove di nuovo si ritroverà la dicotomia interna e il tema della reincarnazione, il tempo, il prima e il poi, in Weerasethakul sono determinazioni di comodo, molto spesso fallaci: il tempo non è lineare, è ciclico e circolare (cfr. ViS), e ciò che ora precede procede e seguirà. È una questione di relativismo o, meglio ancora, di serialità, di omogenizzazione dell'eterogeneo. Non bisogna farsi ingannare, dunque, dalla disposizione delle caselle, anzi bisogna notare la loro artificialità, perché in TM ciò che precede in realtà segue e la prima parte, almeno a mio parere, non è, come ovunque si legge, antecedente la seconda, così come la seconda non è una trasfigurazione, un'allegoria o un prosieguo post-reincarnazione della prima parte. Al contrario, penso che quanto avvenga nella seconda parte spieghi l'amore omoerotico e che quasi lo giustifichi, se consideriamo la giustificazione un fondamento. Certo, Keng, quando Tong scompare, s'inoltra nella foresta, ma non è per cacciare una tigre e, soprattutto, non è per trovare Tong. Trova Tong? No, trova la tigre che è Tong, tigre sciamanica che può parlare (e lo fa in un piano-sequenza di minglanghiana memoria) a Keng perché conosce il passato-futuro di Keng, il tempo che vivrà con Tong, ma Keng lo conosce, questo tempo? E soprattutto conosce Tong? Non lo sappiamo, forse no. Forse Keng non ha mai conosciuto Tong e, quando lo conoscerà, in un'altra vita magari (del resto la scena iniziale pare parlar chiaro a questo riguardo e che quell'uomo, nudo, sia Keng che si è spogliato della divisa a seguito delle parole della tigre o lo sciamano-Tong che da tigre s'è fatto uomo poco importa se crediamo d'intendere la scena come uno spartiacque che segue la notte della seconda parte e che precede l'innamoramento della prima), lo amerà per qualche residuo, qualche reminiscenza di quest'incontro appartenente a una vita altra, una vita passata, precedente. Congetture, certo, niente di più. Del resto, questa è la mia pagina di diario, nient'altro, e del resto credo che stia davvero qui la magniloquenza del film, nel suo essere soggettivo senza però perdere una carica di bellezza e suggestione propriamente oggettive, quindi nel suo farsi, particolarizzandosi, universale: assistiamo, per esempio, alla classica scena in cui l'amato viene toccato dall'amante nel buio di un cinema, quasi Apichatpong volesse riallacciarsi a un discorso già fatto, già formulato, ma solamente per disfarlo e riformularlo, e così nella foresta, dove sono i rumori più che le immagini a orientarci, dove insomma siamo tutti perduti dentro noi stessi, come Keng, col quale ora davvero c'identifichiamo. Perché ora? Perché è necessario che l'identificazione avvenga in maniera mistica e non classica? Be', per il semplice fatto che è qui che siamo uomini, è qui che il principium individuationis viene meno e la circolarità ciclica si decentra. Siamo sicuri che sia Keng, quello nella foresta? No, ma poco importa, così come importa poco identificare l'uomo nudo (lo sciamano che da tigre è divenuto uomo? Keng che si spoglia della divisa dopo le parole della tigre?) ad inizio film: è semplicemente l'uomo, ma un uomo non più soggetto, non più statico e individualizzato, bensì in continuo divenire. Apichatpong riconduce l'uomo alla propria, intrinseca, animalità, fa dell'animalità stessa l'unico soggetto, l'unica individuazione originaria e universale da cui, successivamente, si particolarizzano e individualizzano i veri uomini, i vari individui (di nuovo, il valore dell'origine e l'origine dei valori di nicciana memoria), già in nuce in quell'animalità originaria rappresentata e simbolizzata nella figura della tigre, che prova le stesse emozioni dell'essere umano. Ecco perché, più tardi, Apichatpong girerà Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti, per formalizzare questo ritorno alla natura (la donna che fa sesso con un pesce), che risulta ineluttabile proprio a partire dall'origine animale in Tropical Malady (rap)presentata.

6 commenti:

  1. Questo è un altro del tailandese che dovrò rivedere. Mi era piaciuto ma non quanto "Syndromes...". Personalmente e, a una sola visione, credo d'averlo trovato il suo film più indecifrabile, poi è ovvio, che fermandosi all'estetica, tutta la seconda parte nella foresta è qualcosa di stupefacente.

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    1. Stupefacente davvero, anche se, a dire il vero, ho trovato molto più indecifrabile ed esteticamente potente proprio "Syndromes...". Questo sembrava pensato appositamente per Cannes.

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    2. Sicuro, "Syndromes.." è più potente. Forse sarà perchè ormai l'ho recensito e perchè, l'ho visto anche due volte, ma non mi sembrava più criptico di questo. Comunque sia, da rivedere assolutamente così poi, potrò rileggere con più attenzione la tua disamina!

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    3. Io, SaaC, l'ho trovato estremamente ostico, almeno la prima volta che lo vidi, abbastanza a digiuno di AW. La tua recensione a tal proposito fu illuminante.

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  2. Bella recensione. Mi sono procurato un bel po' di roba del regista, ma non saprei da cosa cominciare... che consigli?

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    1. Dipende. Secondo me il suo capolavoro è "Blissfully yours" a pari merito con "Mekong hotel", però so che in molti non li hanno apprezzati pur apprezzando molto il regista, di cui preferiscono cose come "Lo zio Boonmee..." e "Tropical Malady", senz'altro i più rinomati di AW. Ti consiglierei di iniziare con Boonmee, almeno ti fai un'idea. Poi, se ti piace e vuoi qualcosa di radicale, vai con MH e BY ;)

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