Story of my death (Historia de la meva mort)


Non è cinema, o c'è troppo cinema: cos'è Historia de la meva mortÈ il tramonto di un'epoca, quella dell'illuminismo, sintetizzata nella figura del Casanova, qui braccato da quel Dracula che fa da prodromo all'oscurantismo della storia a venire, quella dell'ottocento hegeliano e del novecento totalitaristico. Ma è anche una deviazione, una frizione nei confronti di ciò che è stato l'Albert Serra dei film precedenti, simile ai quali rimane l'impianto figurale (personaggi illustri della cultura classica come don Chisciotte e i tre Re Magi), anagoge dell'anima occidentale, e, pure, il minimalismo, l'inazione (apparente) e il silenzio che però, in Historia de la meva mort, il catalano contamina con una verbosità che non è tale perché non ricade nel pleonastico ma rinsalda i legami con una letteratura e una cultura allora sul punto di decedere, ora già stantie (ed è forse imputabile a questo mimetismo radicale che in molti hanno abbandonato la sala e già affiorano, nei social, le prime, sprovvedute, critiche). Abbiamo perso qualcosa insomma, e Serra ci mostra il punto preciso in cui questo è avvenuto («Dato che non sono troppo interessato dalla figura di Dracula, ho pensato che probabilmente, combinandola con un linguaggio figurativo più vicino alla mia sensibilità, il film avrebbe assunto un maggiore significato. Così ho contaminato l’idea iniziale con Casanova, il cui universo mi è più familiare. Allora ho capito quanto potesse essere interessante realizzare un film sulla notte e sulla transizione dai lumi e dalla sensualità del diciottesimo secolo all’oscurità, alla violenza e alla sessualità del diciannovesimo e del Romanticismo»), qualcosa che ha a che fare solo superficialmente con la sessualità - Casanova e Dracula sono due seduttori - ma che più profondamente si ricollega a un fattore sanguigno, propulsore di quella sessualità più volte inscenata nella e quasi perno della pellicola; se da una parte, infatti, il sangue ricercato da Casanova è quello mestruale, il sangue bramato da Dracula è quello giugulare, e per quanto ambe due abbiano direttamente a che fare con la sfera dell'edonismo, solo il secondo uccide o, comunque, toglie la vita in vista di una non-morte. Un film difficile dunque, molto lontano dall'estetica e dalla tempistica di quel capolavoro che fu El cant del ocells, di cui comunque recupera diversi elementi, ma tremendamente fruibile, diretto, onesto, illuminante, qualora si decidesse di dedicargli pazienza e passione. Quel che è certo è che Serra, ritornato al colore di Honor de cavalleria, abbia cambiato pelle, intensificando l'aspetto storico-anagogico della pellicola fin quasi a trasformarla in un'opera teatrale, quindi sottraendo al cinema il cinema attraverso un'operazione di straripamento del cinema: Historia de la meva mort non è cinema, ma perché appunto c'è troppo cinema: è bulimia di cinema.

2 commenti:

  1. Combinazione ero su Vimeo e ho trovato il trailer francese e l'ho postato su echi. Sai che visionandolo mi è tornata una voglia pazzesca di rivedere questo filmone? E forse, ho anche trovato una via campestre buona... Ti tengo informato ;)

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    1. Orpo, ti ringrazio - tienimi sì aggiornato, perché lo riveso volentieri anch'io: per me è il capolavoro di Serra.

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