Silencio en la tierra de los sueños


Un silenzio di rumore avvolge, nel finale, una vecchia ecuadoriana costretta a una quotidianità alienante: i pasti, i rosari, il dar da mangiare ai cani... Tito Molina costruisce un film sul vivere della solitudine più che sul vivere nella solitudine e procede per sottrazioni, soffermandosi sui dettagli e i particolari, riducendo tutto all'osso alla ricerca di un minimalismo e un'essenzialità volte a valorizzare la penombra e il simulacro, il distacco dalla vita e il congedo dal reale che l'onirico garantisce; l'anziana signora sta diventando sorda, ovvero veramente sola, ma è un impasse che affronta assieme a un cane randagio che da giorni aveva preso a sfamare e al quale è unita da un fil rouge impossibile da tagliare, che unisce i due anche nella terra dei sogni, ovvero quel paradiso conquistato solamente nel finale e qua e là accennato a mo' di prolessi e dischiuso dalla realtà sempre più interiore e silente. Commuove, Silencio en la tierra de los sueños, ma è una commozione che arriva prima, forse sin da subito, e stupisce il fatto che sia proprio la realtà, costruita attraverso silenzi che compongono l'unico, grande mosaico in cui la vita dell'anziana signora non è che un tassello, ad aprire le porte, attraverso una rappresentazione sempre meno oggettiva e sempre più giocata sulla percezione e sull'oggettività, a quel sogno balneare così come la vita implica infine la morte, tant'è che forse, in conclusione, sogno e morte vengono proprio a coincidere in un punto che li identifica e realizza, ovvero appunto la spiaggia in cui l'anziana si trova col cane che le è stato affianco. 

4 commenti:

  1. Commovente? Non ne dubito. Tutti noi viviamo nella solitudine e un giorno moriremo in solitudine. I più in gamba riescono anche a vivere di solitudine, ma è cosa estremamente rara e una mente acerba potrebbe impazzirne.

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    1. Non credo che tutti noi viviamo in solitudine, credo sia più che altro una questione di abbandono, di - come dire - solitudine forzata, perché propria dell'uomo è la simpatia, non l'egoismo (il bambino ricerca la madre, "l'uomo è sempre uomo di un clan"), e quindi che l'uomo più in gamba non possa che tentare di uscire dalla solitudine, di estendere la simpatia. Un'idea come la tua, però, la ritrovo in Hobbes e Cioran, filosofi che adoro pur non condividendo del tutto il loro pensiero, quindi, avendo or ora adocchiato il tuo blog, appena finisce il festival, sono curioso di farci un salto.

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  2. Lo sai perchè commuove? Perchè è l'ultimo grande film visto prima del mio ritorno a casa... :'-(
    Comunque, nostalgia personale a parte, credo sia il film più poetico a cui abbiamo assistito e come ti dicevo, mi ha emozionato in modo particolare quel mare, che continuo a vedere come una metafora della vita che scorre... Complimenti, recensione concisa ma intensa, probabile che ne butti giù due righe anch'io.

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    1. "Lo sai perchè commuove? Perchè è l'ultimo grande film visto prima del mio ritorno a casa." Orpo se è vero! :(

      A ogni modo, sì, poetico e toccante, mi ha rapito dal primo minuto. Sul mare, credo tu abbia ragione, anzi quasi senz'altro ce l'hai... comunque, oggi ho sentito dire che il finale era un po' troppo "didascalico", quando lei si sdoppia, ma non ne sono convinto.

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