Pelo Malo


Miglior film al festival di San Sebastian, il venezuelano Pelo malo convince per circa mezzora, dopodiché ruota a vuoto su stesso, incerto e claudicante o, più probabilmente, attratto in una direzione che funziona solo a tratti, e se persuade la semplicità della trama (nella povertà di Caracas, Junior, la cui figura ricorda vagamente la Hushpuppy di Beasts of the southern wild, tenta in tutti i modi di stirarsi i capelli in vista della foto richiesta dalla scuola, assumendo, almeno agli occhi della madre, tendenze omosessuali che la porteranno a ripudiare il proprio figlio) si rimane come con l'amaro in bocca di fronte all'incertezza della regista nel finale, che non radicalizza l'argomento e non sconvolge laddove avrebbe dovuto. Peccato, perché, nonostante qualche scivolone (il primo dialogo tra la madre e la nonna di Junior, palesemente scritto per passare informazioni allo spettatore), qualche amo era stato gettato, ma senza poi essere mai stato raccolto. La questione dei capelli per esempio, la cui riccioluta andatura Junior ha ereditato quasi certamente dal padre morto, avrebbe interessato parecchio se ciò avesse portato a una serie di considerazioni come per esempio il rifiuto di Junior per il genitore o per la sua vita da malvivente che l'ha portato a crescere la madre da sola i due figli; la Rondón, invece, si concerta su questo divenire-omosessuale di Junior che, però, non dà spessore né profondità alla pellicola, la quale si esautora in una serie di liti tra madre e figlio che fanno crollare l'impianto critico e vanno a parare su qualcosa di più intimo e modesto. È scialbo, Pelo malo, non incisivo, e se si esclude quell'accenno al tentativo di fugace fuga dalla realtà di Junior e della sua amica per mezzo della fotografia (entrambi vogliono una foto in cui non siano se stessi: lui come un cantante, lei, una bambina paffutella, come una reginetta di bellezza) o della televisione (Junior e l'amica guardano il palazzone di fronte come facessero zapping), che approfondito avrebbe potuto portare a una serie di considerazioni come per esempio l'irrealtà del cinema, il feticismo, inteso in maniera marxiana, della fotografia eccetera, rimane davvero poco, forse niente.

4 commenti:

  1. "La questione dei capelli per esempio... avrebbe interessato parecchio". E infatti, leggendo la sinossi riportata nel catalogo del festival, mi aveva incuriosito proprio questo fatto. Mi dispiace, Yorick, mi sa tanto che ti sei beccato il peggiore dopo "Au nom du fils" :p

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    1. No, no, "Au nom du fils" e "Belleville baby", per il momento, schiantato tutti! :P

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  2. l'incertezza del finale invece mi è piaciuta, tutto può ancora succedere, forse.
    o tutto è già scritto, chissà.

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    1. Mah, sì, può essere; quella è letteratura, però.

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