Mary is happy, Mary is happy





Mary is happy, Mary is happy è un pianeta strano, anomalo quasi. Il regista, Nawapol Thamrongrattanarit, si è formato nel campo delle sceneggiature, e questo Mary is happy, Mary is happy è l'adattamento cinematografico di 410 tweet che nel film compaiono (tutti) sullo schermo come le scritte e i disegni in Blissfully yours del connazionale Apichatpong Weerasethakul; si è trattato, quindi, di organizzare questi tweet in una trama che rendesse conto di ogni singolo cinguettio in maniera più o meno obliqua: Mary è una ragazza all'ultimo anno di superiori, pronta ad affrontare l'esame di maturità, quando incontra un ragazzo di cui si innamora - è solo il primo di un'interminabile serie di avvenimenti che non solo cambieranno la sua vita ma la faranno letteralmente deragliare in zone oscure e grottesche nelle quali Mary si scoprirà aliena sia a ciò che la circonda sia a se stessa, alla sua persona, al corpo che infine è. Un Bildungsroman insomma, ma non basta, perché la pellicola di Thamrongrattanarit si stacca nettamente dai coming of age di stampo classico per scavarsi una nicchia tutta particolare all'interno del cinema: è pop, sì, ma è anche terribilmente tragico, e la formazione di Mary sarà di per sé una dis-formazione, che culminerà nella presa di coscienza che diventare adulti significa abitare un preciso gradino nella scala gerarchica che organizza il mondo, significa non essere padroni di sé o, meglio, esserlo nella misura in cui ciò ti consenta di limitare la tua persona, disintossicandola da cose inopportune e socialmente dannose come per esempio le opinioni, i dubbi e quant'altro metta in forse l'autorità che ti disciplina; Mary si ritrova così a essere vittima di una serie di accidenti (le scariche elettriche che la fulminano ogni volta che chiama col proprio cellulare, una bottigliata in testa da parte di un compagno di scuola, il destino della migliore amica...) che prima la estranieranno dal mondo e poi le faranno perdere il controllo, cioè le faranno scoprire che la rigida gerarchia della società non è altro che un sistema friabile e opaco per nascondere l'anarchia e il caos che sono l'essenza dell'esistenza stessa. Una pellicola meravigliosa quindi, che gioca con gli stereotipi del genere per trasformarsi infine in qualcosa di eminentemente politico, mantenendo ciononostante una patina di sentimentalismo mai pacchiano o smaccato ma che anzi emoziona, coinvolge e stravolge lo spettatore fin quasi a commuoverlo, oltre a disincantarlo nei confronti di una realtà troppo ordinata per poter essere credibile.

4 commenti:

  1. Conosci la mia opinione, però quando ci ripenso (e quando ripenso specialmente a quella schermata nera dove il suono crescente diventa protagonista assoluto) riconosco che lo stile di Nawapol Thamrongrattanarit è veramente curato e originale, con quelle scritte sovraimpresse alla AW, tanto per intenderci... E attraverso quel procedere eccentrico, a suo modo è anche minimalista ;)

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    1. Hai aspettato di arrivare a casa per darmi un po' di soddisfazione su 'sto film, eh? :P

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    2. Ma no, dai! Ti avevo già detto che era meno peggio di quello che pensavo. Terribile e "budello" invece sarà sicuramente "How to Use Guys with Secret Tips"... Mammamia, basta e avanza il trailer, grazie! :D

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    3. "How to Use Guys with Secret Tips" è "Il cavallo di Torino" del pop! ^_^

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