Leviathan


A cosa aspira l'essere umano, e cosa lo travolge? Il documentario di Paravel e Castaing-Taylor pare configurarsi come tentativo di formulazione di questo interrogativo. Assenti, perciò onnipresenti, le telecamere tracciano un territorio («Là viaggiano le navi e là nuota il leviatano che hai creato perché vi si diverta.» Salmi 104:26) che prendono a deterritorializzare, quasi lo circoscrivessero col solo intento di figurare al suo interno vettori di fuga, d'illimitazione, spazianti e non spaziali; veniamo così catapultati in un universo in perenne espansione, dove tutto è nuovo e originario, attraverso la documentazione del viaggio annuo di un peschereccio industriale, ma è una documentazione rarefatta, sottraente, davvero poco documentaria e fondamentalmente eccentrica e decentrante - cerchio eccentrico. Il lavorio stridente degli oggetti tecnici, il silenzio mormorante del mare, gli sguardi diretti a fuoricampo mai saturati da controcampi, dettagli istantanei come teste di pesce mozzate che scivolano giù dal ponte e poi il buio, del cielo o dell'abisso «coperto di bianca chioma» (Giobbe 41): tutto è eccentrico, tutto è decentrato dalla distanza che isola e identifica, perché in Leviathan romanticismo e antropologia convivono e coincidono descrivendo un'odissea che non è quella dell'eterno scontro tra l'uomo e la natura ma del loro incontro o della convergenza che gli oggetti tecnici tentanto di concretizzare, di mediare, e i silenzi, rumorosi e dilatati, di consacrare. Una ricerca, insomma. Una spazializzazione, un varco delle colonne d'Ercole, ma con un che di introspettivo, d'inflessivo, quasi un'esame di coscienza. «Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia», scrive Giobbe di nuovo su quel famoso passo riguardante il leviatano. E gli fa eco Hobbes nel suo Leviatano: «Il privilegio dell'assurdità: a cui nessuna creatura vivente è soggetta all'infuori dell'uomo». C'è indubbiamente dell'assurdità, nell'uomo, ma è un privilegio, è ciò che lo fa rivoltare fuori di sé, che lo sconfina, che sconfina la sua persona nell'introspezione, che gli para davanti la persona che vede essere nel momento dell'esame di coscienza, la sua finitezza e la sua assurdità scaraventati nel sublime davanti al quale l'uomo si sente un nulla, sì, ma grazie al quale soltanto può concepire non solo il proprio posto nella natura ma pure la natura stessa, di fronte alla quale si genuflette ora per ringraziarla ora per pregarla: «Guarda in faccia tutto ciò che è eccelso, è re su tutte le belve più superbe», eccolo, il Leviatano di Giobbe, ed ecco anche quello di Hobbes («Questa è la generazione di quel grande Leviatano o piuttosto - per parlare con più riverenza - di quel Dio mortale, al quale noi dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e la nostra difesa»), così simili nella loro simbolizzazione, nella loro astrazione e figurazione di una natura che a un tempo umilia e omaggia l'uomo e a cui l'uomo dev'essere sempre grato, una natura leviatanica alla quale l'uomo deve affidarsi senza abbandono (necessità dell'oggetto tecnico) né ritorno, perché l'uomo è natura nella medesima misura in cui è nella natura. Nella natura: ecco, infine, l'oggetto del documentario. L'essere natura, l'essere nella natura: il Leviatano, qui come sublime e lì come uomo naturale. E poi lo sconfinare, l'abbandonare. Paravel e Castaing-Taylor sottraggono, questo è vero, sottraggono come ultimamente si vede fare spesso in ambito di cinema contemplativo e minimalista, ma la loro è una sottrazione diversa perché produttiva di una realtà altra, inimmaginabile, che si dischiude nelle zone d'ombra e mai nelle località di luce, nei rumori e mai nei suoni, nel pre-linguaggio proprio dell'organico e dell'organismo (uomo e mare, pesce e rete) e mai nel linguaggio privato e privativo di un popolo o una razza, così che il paradosso del documentario che non documenta ma crea realtà, che mostra e realizza l'inimmaginabile senza intenti didascalici sia presto risolto in questo suo trovarsi o porsi su un piano d'immanenza rispetto a ciò che crea e mostra e realizza, come lo fu, a suo tempo, il Moby Dick di Melville nonché Melville stesso e come ogni documentario o documentazione di un certo spessore e pregio (penso al Feng ai di Wang Bing, ad esempio) dev'essere, escludendo da sé ogni forma di giudizio o trascendenza.

13 commenti:

  1. Appena ho letto "Leviathan" mi è apparso un flash nefasto: http://it.wikipedia.org/wiki/Leviathan_%28film%29 ... :p
    Ovviamente era impossibile, anche se il film di Cosmatos non è nemmeno tra i peggiori della sua categoria, a dire il vero. Comunque del "tuo" Leviathan, mi sembra di averne già letto qualcosa, molto tempo fa e sinceramente non ricordo, forse l'avevo scovato su Mubi. Sembra interessante, posso andare con un recupero?

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    1. Devi! Questo, te lo consiglio vivamente e so che sarà sulle tue corde, senza dubbio, anche perché, di documentari così contemplativi, non se ne vedono granché in giro, e forse questo ti aiuterà nella decisione se recuperarlo o meno: http://vimeo.com/45252172. Comunque, il film di Cosmatos, non l'ho visto e non sapevo della sua esistenza fino a oggi, quando ho scaricato i sub pensando fossero di questo "Leviathan" (che, tra parentesi, non ha sub perché non chissà quali ha dialoghi) e imbattendomi, invece, nella versione di Cosmatos, che pensavo quasi quasi di vedere, ma ora credo che utilizzerò meglio il mio tempo.

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    2. E' abissale, merita! Aggiungo alla sempre più densa lista dei recuperi, grazie!
      A proposito di sub, per "La Sirga", sono già impressi o devo cercarmeli a parte, sempre che esistano? Così mi porto avanti...

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    3. Credo siano impressi, o almeno nel file che mi ha dato mio fratello erano già impressi. Ora però non so quale dei due link che ti ho passato, però, lui abbia scaricato, comunque quando torna a casa glielo chiedo.

      Nel footer, sì, c'è "Norte", è il secondo. Il primo è "Evolution of a filipino family" e il terzo "Florentina Hubaldo, CTE".

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    4. Niente sub, nemmeno in inglese :( Speriamo almeno che i dialoghi siano più che ridotti...

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    5. Perché non l'ha scaricato da eMule. Pardon, ha usato vie che manco conoscevo O.o

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  2. sembra bellissimo, me lo sto procurando adesso :D
    Sai se per caso esistono altri film simili a questo ? ( o comunque documentari /pellicole arthouse/sperimentali che ci immergono in questa atmosfera abissale )

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    1. Be', lei ha lavorato con Sniadecki e ha fatto qualcosa di formidabile, però non è nel genere di "Leviathan". Per qualcosa di simile, devi cercare nei pressi di d'Agata e Horan.

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  3. Ho visto Atlas e Boundary ( meravigliosi) ma mi riferivo proprio all'abisso in senso acquatico, un qualcosa di arthouse con pesci deformi, meduse o altri animaletti sconosciuti strambi...una sorta di unione tra leviathan e Silent Passengers ( hirofumi nakamoto, giappone 2012 15' )

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    1. Ora come ora non mi vengono in mente, mi dispiace: sono film così particolari, quelli che citi, che...

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  4. eh lo so...ma sapendo che in quest'ambito sei il migliore sulla piazza dovevo per forza fare un tentativo xD Grazie lo stesso e complimenti x tutto il lavoro che svolgi :)

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    1. Sei gentile, grazie. Il problema sussiste quando questo genere d'esperienza immersiva, veicolato così com'è da certi film, è molto recente. Boh, penso al "To parsifal" di Baillie o al "Winter light" di Jordan e subito mi accorgo che l'esperienza immersiva è la stessa, ma veicolata in maniera differente.

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