La plaga

Un sole montaliano batte sulla provincia catalana, e la vita arranca. Non si tratta della crisi economica palesata in film come, per esempio, Sto Lyko, non è una novità. L'operazione di Neus Ballús è fondamentalmente un'operazione di (ri)scoperta, si potrebbe dire di amplificazione di una situazione anteriore all'attuale crisi economica, cui solo in maniera obliqua e labile può essere ricondotta. Un'infermiera filippina si prende cura di una lucida vecchietta con problemi respiratori, un wrestler moldavo cerca di sfuggire alla disillusione ormai ineluttabile, un contadino biologico combatte contro la mosca bianca che gli distrugge il raccolto: ognuno tenta, a suo modo, di sopravvivere, trovando negli altri, più che un aiuto, una fratellanza, una comunanza nella miseria. Nessun pietismo, e al bando pure i lirismi. La plaga fa a meno di tutto e mostra qualcosa di rattrappito, desolato, tant'è che riesce facile perdonargli quel pre-finale un filino stucchevole e didascalico, durante il quale una partita del Barcellona è causa di un momentaneo allontanamento alle disgrazie della vita, una perdita di lucidità dovuta e cercata, si direbbe agognata, che offre la forza di andare avanti ai personaggi del film più ancora che la pioggia nel finale, che si presenta in maniera ora redentrice, ora rovinosa. Un bel film, dunque. Diretto, spontaneo, lucido. E una fotografia meravigliosa, dai colori pieni, in linea con l'arsura che il film mostra e la fotografia scaraventa al di fuori dello schermo, dando persino l'impressione di soffocare lo spettatore. In più, ed è una nota non da poco, è un film davvero fruibile, pregno di una politicità che non guasta o dirige il film ma emerge da esso senza frustrarlo, come ne La jaula de oro, che appunto ricorda per questa fruibilità di fondo.

E andando nel sole che abbaglia 
sentire con triste meraviglia 
com'è tutta la vita e il suo travaglio 
in questo seguitare una muraglia 
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

4 commenti:

  1. Vedi che valeva più del nappone? :p
    Interessante comunque. Il tuo scritto rispecchia più o meno l'idea che mi ero fatto sul film. Non mi aspettavo grandi cose, ma almeno non è stata un'altra delusione. Da segnare certamente per il futuro. Come siamo messi a sottrazione?

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    1. Niente di che. Non è un film minimalista, anzi: arriva diretto, palese, in maniera documentaristica. Vuole essere fruibile e ci riesce, senza scadere in pietismi fastidiosi o che altro. Fai bene a segnartelo.

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    2. Ehi, solo ora me ne ricordo, manca un film all'appello. Non dirmi che ti sei perso "Albino (Anak Araw)" !?

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    3. Non era sottotitolato né in inglese né in italiano, l'ho visto in tagalog giusto perché mi prendeva un sacco com'era girato, ma davvero oltre a questo non saprei che scrivere.

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