La libertad


Folgorante esordio alla regia di Lisandro Alonso, che già presenta, seppur in nuce, la cifra stilistica dell'argentino, fondata su una particolarissima concezione dell'immagine per cui niente si fa attraverso di essa ma tutto viene fatto in essa e da essa promana. E sta qui la sua potenza espressiva, la sua carica politica e sociale, perché l'immagine, nel cinema di Alonso, non è mai ristrutturata, ricercata, manipolata, ma è il cinema stesso, quest'immagine semplicemente colta, allacciata dallo sguardo della mdp per chissà che motivo o disgrazia. Naturalismo? Nient'affatto, piuttosto una sorta di radicalizzazione del realismo ontologico teorizzato da Bazin («Il realismo oggettivo della cinepresa determina fatalmente la sua estetica»), il cinema di Alonso si fa eminentemente politico senza però mai canalizzare, con la propria politicità, le pellicole e, anzi, emergendo da esse, strutturandosi così in maniera apodittica e oggettiva; è una scelta radicale, certo, e molti potranno trovarla scontata, ma è giusto in questa scontentezza che film come La libertad e Los muertos trovano la propria magniloquenza e, se vogliamo, l'inappellabilità che connota loro e la loro politicità, appunto perché costruiti naturalmente, senza soggettivismi o psicologismi che ormai distorcono molto cinema tra virgolette di protesta: è scontato, Alonso, e la riprova che vuole esserlo si ritroverà dieci anni più tardi, in quella lettera che si ritroverà a filmare per l'Albert Serra di Birdsong in luoghi non dissimili e in maniera non troppo lontana da questo primo lungometraggio. Qui, intanto, non troviamo altro che la giornata, silente e subita, di un boscaiolo, tale Misael Saavedra, che - guarda caso - ritornerà sia in Fantasma che nel già citato Sin título (Carta para Serra), boscaiolo con cui Alonso ebbe a convivere nelle pampas argentine. La storia è tutta qui, ed è una storia di libertà comparata, perché, come ebbe a dire Alonso, «il suo [= di Saavedra] isolamento riflette il modo in cui si sente una persona nella metropoli», e lo spettatore non può che rarefarsi nella necessità che costringe Misael ora a spaccare i tronchi, ora a venderli, ora a scaricarli dal furgone, identificando questa necessità con quella che lo percuote, ogni giorno, nella metropoli in cui abita, colla differenza che nel finale Misael, cucinando l'armadillo, dimostra di abitare la natura e non di abitare in essa, di fare, anche attraverso e grazie un minimo gesto, un inizio non iniziato, un anello che sfugge alla necessità e la orienta, facendosi libertà e facendo in modo che sia forse l'isolamento stesso, il contatto con la natura, la condicio sine qua non di ogni forma di libertà e vuoi anche di volontà.

7 commenti:

  1. Sin título (Carta para Serra) l'avevo notato tra le schede di Mubi, ma di cosa tratta esattamente? Che rapporto c'è con Serra?...
    Comunque, bella recensione e altro grande film di Alonso, quello che meglio si accosta a "Los Muertos" secondo il mio parere e forse, ancora più essenziale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, vicinissimo a "Los muertos", e ancora più minimalista, nonché prettamente arthouse (ho letto che al film c'hanno lavorato qualcosa come 12 persone). "Carta para Serra" è una corrispondenza che Alonso filma per Serra per un progetto di cui non mi ricordo il titolo: dura poco più di venti minuti e lo trovi sul Tubo. Se una mia amica mi risponde, forse riesco a dare un briciolo di traduzione alla lettera, visto che non si trova - speriamo bene...

      Elimina
    2. Bene, l'ho salvato nei segnalibri intanto. Cavolo, però tra i risultati nella colonna laterale esce anche "Fantasma" (tutto!) nonchè "Junkopia" di Chris Marker. Ultimamente sul tubo caricano film interi a manetta, tra un pò si troveranno più film che su Mubi :p

      Elimina
    3. Oh, che razza di corto è Walker di Ming-liang? Lo sto guardando ora...

      Elimina
    4. Mammamia, da panico. Infatti s'è beccato un votone su MUBI, volevo pure scriverne ma lasciava troppo afasici per riuscirci.

      Elimina
    5. Geniale! Ero quasi tentato a darle cinque e sarei tentato di scriverne due righe, ma hai ragione, resti senza parole... Dopo un corto del genere accresce il desiderio di rivedersi "Stray Dogs" il prima possibile!

      Elimina
    6. Se riesci a scriverne, vinci l'orso d'argento (non l'oro, perché tutti sanno che dai tempi de "Il cavallo di Torino" l'argento è divenuta valuta assai più importante dell'oro) dei recensori.

      Elimina