Fotogrammi #9: Cartoline dal TFF31






Cut di Christoph Girardet, Matthias Müller (Germania, 12')
Il corpo e il cinema: il corpo-cinema, i tagli come cicatrici e i tagli come montaggio. Cortometraggio di found footage rivolto al dettaglio e alla ferita, parallela il corpo alla pellicola, convincendo infine per l'estetica, la cinefilia e la riflessione che sviluppa.
Voto: 3/5

Noche di Leonardo Brzezicki (Argentina, 85')
Credo non serva aggiungere altro alla bellissima recensione di ViS: «Una registrazione della registrazione, dove il corpo si scompone assieme alle dissolvenze pittoriche tra le cascate dello scenario subtropicale, tra gli arbusti intrichi da cui echeggiano ancora i versi di una poetica del sonoro. E al contempo, è lo stesso corpo-cinema che si smaterializza.»
Voto: 5/5 

Loubia Hamra di Narimane Mari (Algeria/Francia, 77')
Cinema ingenuo, innocuo nella sua politicità - come a dire il nulla. Tolta una scena parecchio suggestiva (il bagno notturno, l'incursione cimiteriale), il resto annoia e infastidisce, soprattutto nella prolissità del finale para-contemplativo.
Voto: 1/5


Belleville baby di Mia Engberg (Svezia, 75')
Sperimentalismi frustranti e ridondanti come la storia narrata,  astratta rispetto le immagini mostrate e fondamentalmente troppo privata per poter interessare uno spettatore estraneo ai fatti: frustrante l'egoicità della regista.
Voto: 1/5

In the traveler's heart di Melissa Dullius e Gustavo Jahn (Lituania/Germnia/Brasile, 19')
Cortometraggio di gusto jodorowskiano che sembra evocare qualcosa dei cavalieri Templari ma niente di più. Un'ambientazione per alcuni versi evocativa nella sua ibernazione (gli alberi morti, i colori freddi), colta in un'amatorialità a tratti smaccata. Curiose le operazioni volte sulle pellicola (invecchiamento etc.)
Voto: 2/5

Soles de primavera di Stefan Ivancic (Serbia, 23')
Un gruppo d'amici, accomunati da idee filo-comuniste, trascorre qualche giorno sulle rive di un lago, tra discorsi stancamente rivoluzionari e qualche scherzo qua e là. Non si capisce bene l'intento del regista, se condanni o meno l'utopia o se voglia invece coglierla nel suo sbiadire. Per nulla incisivo.
Voto: 1/5
Pisa di Manuel Alejandro Salas (Ecuador, 8')
Sperimentalismi ingenui per un corto che cerca di evocare il Carmelo Bene di Amleto. Da Shakespeare a Laforgue. Il tentativo fallisce, così volutamente oscuro e indecifrabile dal punto di vista tramistico e stilistico, lasciando l'impressione che il regista abbia voluto strafare ma senza saperci fare.
Voto: 1/5
Neon heartache di Danielle Lessovitz (USA, 8')
Una bambina indossa la tenuta da wrestling del fratello: la faccenda finisce in lotta scherzosa prima e in un incesto (solo sfiorato?) poi. Il corto non dice nulla di nuovo e non stupisce se non per la lucentezza dei corpi e la loro vitalità.
Voto: 2/5

2 commenti:

  1. Pensavo che le cartoline le postassi alla fine del festival, come una specie di resoconto conclusivo. Hai per caso brutti presentimenti per le proiezioni mancanti oppure hai intenzione di scrivere un "cartoline 2"?
    Comunque, peccato per "Neon Heartache", mi attirava ma a quanto pare non mi sono perso granchè. Grazie per la citazione ;)

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    1. Dei prossimi film credo di scrivere più approfonditamente, per cui ho deciso di postarle ora. "Neon heartache"... be', sì, ti sei perso niente, eccetto appunto un'estetica interessante, ma poca roba per potergli dare la sufficienza.

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