Dancer in the dark


Mi è di recente capitato di tornare a discutere sul ruolo della promessa in Dancer in the dark, e mi sono reso conto che è illogico, oggi, non suddividere il mondo tra chi odia e chi ama Lars von Trier. Mia madre, ad esempio, lo ama, mentre mio padre lo odia: siamo una famiglia. Quando sono venuti a trovarmi a Torino, prima l'una e poi l'altro, ho a entrambi mostrato lo stesso film, e cioè Dancer in the dark, e, se da una parte mia madre è arrivata a commuoversi, ad amare il regista perché, nel finale, è riuscita a odiare la sua scelta di terminare così la pellicola, mio padre ha avuto delle riserve, che gli han fatto apparire forzata la scelta di impiccare Selma in quanto vittima di sincerità & fedeltà; Selma, infatti, viene impiccata non perché colpevole d'aver fatto qualcosa, ma per il semplice quanto esemplare fatto di non aver fatto niente, cioè di non aver rotto la promessa fatta all'uomo che l'ha derubata e condotta alla morte; dal canto suo Selma, questa promessa, l’ha mantenuta. Perché? Be’, semplice: perché l’aveva promesso. Il che è un chiaro esempio di ethos, se non addirittura di morale. Ora, riavvolgiamo tutto quanto e facciamoci un’altra domanda. Selma sarebbe stata condannata se avesse detto la verità? No, questo è certo, ma la domanda è mal posta. La domanda giusta è un’altra, o una serie di altre, prima tra tutte se Selma dovesse essere condannata, il che significa chiedersi se avesse dovuto rompere la promessa nella maniera in cui avrebbero dovuto verificarsi circostanze tali da far sì che Selma rompesse o rinnegasse la promessa, ma tutto questo porta alla considerazione inevitabile che la morale (o, meglio, questa morale) non conta proprio niente. Sì, perché la morale circostanziale è: di’ la verità; lo spettatore infatti rimane infastidito nel vedere il finale, perché appunto reputa cretina Selma nel non aver detto la verità, senza capire che non è una questione di dire la verità, bensì di mantenere una promessa, ma ancora lo spettatore sarebbe del parere che avrebbe dovuto non mantenere la promessa, perché la promessa è stata fatta ad un uomo indegno di vedere rispettata la promessa che gli è stata fatta. A questo punto, però, si esce dal fatto puramente oggettivo della cosa per far prevalere il proprio senso di autoconservazione, di una post-morale o quantomeno di una morale pancronica, da narratore onnisciente portatore di una propria etica, in grado di distinguere tra buoni & cattivi. In poche parole, esula dalla realtà sincronica. Nella realtà sincronica, al contrario, troviamo che ognuno è protagonista della propria storia e l'Altro non è che comparsa fugace: è impossibile, nella vita reale, giudicare il presente finché è presente, perché manchiamo prima di tutto di un metro di misura capace di sistematizzare i fatti e in secondo luogo di un'oggettività che avremmo solo se non fossimo protagonisti di noi stessi. Grimaldello di tutta questa manfrina, allora, diviene quell'imperativo categorico che Kant pose in calce alla sua Critica della ragion pratica: «Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale». Selma come martire, insomma: martire sociale, costretta all'inazione, all'estraneità, all'impiccagione. Da qui nasce l'odio per il regista, nella sua scelta di dimostrare che tutte le buone intenzioni saranno necessariamente punite (Deleuze), ma ne nasce anche l'amore, un amore forte, incondizionato, viscerale, perché Lars è ancora uno dei pochi a dimostrare che le buone intenzioni, per quanto vengano punite, sono comunque concretizzabili in azioni.

6 commenti:

  1. Grande riflessione, anche se nell'ultima parte mi sono un po' perso...colpa mia non tua! il film ancora devo capire se l'ho amato o odiato...:-P

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    1. Il film secondo me non si può che amare, al massimo è il sadismo di Lars che si può odiare.

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  2. Per quanto mi riguarda, amore a prima vista e totalizzante; a parte il film, già potentissimo e struggente di per sè, ma proprio perchè è il film che mi ha stimolato successivamente ad approfondire su un'artista enorme come Bjork (non solo musicalmente: se hai occasione guardati "Drawing Restraint 9" diretto dal marito Matthew Barney, che in molti hanno odiato) di cui prima non conoscevo quasi nulla e che ora (ma da anni), come ben sai, regna incontrastata sulla vetta delle mie preferenze musicali. Nonchè, è il film che ha conferito a von Trier l'entrata a pieno diritto nel mio personale olimpo dei grandi autori. Detto questo, posso confessarti inoltre che "Dancer in the Dark", rimane uno degli unici due film da cui ne sono uscito con gli occhi gonfi di commozione; l'altro è "Au Hasard Balthazar"...
    Penso non ci sia d'aggiungere altro: capolavori immortali!

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    1. Cazzo, ora mi sento uno schifo a non approfondito di più l'aspetto emozionale del film >.<
      DR9, ce l'ho in archivio da un po', ma ogni volta che mi capita tra le mani continuo a procrastinare... e non tanto per le critiche negative, come puoi immaginare, quando perché ha tutta l'apparenza di un film bello tosto.

      P.S. Su "Au Hasard Balthazar" è ora di scrivere qualcosa, sia per me che per te, ormai non facciamo che citarlo...

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    2. Ma figurati anzi, ne hai preso in esame il ruolo della promessa, che praticamente è il cuore del film, cosa eccellente che inoltre, fino ad ora non mi era mai capitato di leggere in giro o perlomeno, non in maniera così curata come hai fatto te.
      DR9, te lo sbatto così di brutto: è un capolavoro. Punto. Alla faccia di tutti quelli che l'hanno criticato negativamente. Ora, io credo che uno come te possa apprezzarlo, ma non voglio metter la mano sul fuoco per questo, prima di avvicinarti alla visione, mi piacerebbe darti qualche delucidazione a riguardo, quando ci troviamo, ma di sicuro non ne resterai indifferente.

      P.S. E' vero, il povero Balthazar è li che aspetta di essere riesumato, da troppo tempo, ma per me è qualcosa di veramente immenso quel film. Comunque dopo il TFF, il prossimo mese, lo riguardo, promesso ;)

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    3. Grazie, sei gentile.
      Comunque, mi fido più del tuo parere che degli "eccellenti critici" che stampano le loro cazzate--- pardon, opinioni, sui giornali, quindi benvengano delucidazioni riguardo qualsiasi film.

      P.S. Ti ricordo che hai anche quell'"Hors satan" in riposo... :D

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