Caníbal

Il cannibalismo è roba per gente raffinata, ma questo già ce l'aveva fatto intuire Hannibal Lecter. Cosa dice, allora, di nuovo lo spagnolo Caníbal? Sostanzialmente niente. Certo, la regia è pulita e a sprazzi si lancia in qualche momento tipico di un certo cinema contemplativo ma senza mai radicalizzare questa scelta e, anzi, mantenendo l'intera pellicola all'interno del thriller d'autore, godibile anzichenò, e per quanto il primo pianosequenza lasciasse intuire un certo manierismo Caníbal perde, a poco a poco, quella patina minimalista che l'avrebbe reso, a mio avviso, un gran film. Per il resto, qualche trovata c'è, specie nella figura del protagonista, ma l'assenza di un'introspezione che permetta allo spettatore di logicizzare o quantomeno di veder giustificare dal cannibale stesso alcune sue decisioni (tra tutte, l'ultima) dà un'impressione di aleatorietà al tutto: il piacere sessuale derivato dalla carne (la prima vittima viene toccata dalla mano del sarto in modo voluttuoso), per esempio, è subito accantonata all'arrivo della vicina di casa, una rumena la cui scomparsa alimenterà le angosce della sorella che si metterà sulle sue tracce assieme al sarto-cannibale frizionando il thriller e versandolo sul giallo prima e sul rosa poi, quando il predatore s'innamora della preda o, meglio, smette di essere innamorato della preda e, spinto da puri impulsi sessuali, respinge l'istinto di ucciderla e mangiarla per scoparla. Sì, una psiche abbastanza curiosa, la sua, ma proprio per questo, secondo me, sarebbe valsa la pena approfondirla, anziché far scadere il tutto in un dialogo di poche battute che rendesse verosimile le sue operazioni e illuminasse (sbrigativamente) quanto fin qui era accaduto. Peccato, specie considerando il finale, con quella cerimonia cristologica che, se da una parte rimanda a chiaroscuri di gusto goyano, dall'altra è scandita da percussioni tribaliche che forse tribalizzano il culto di Cristo, qui (re)interpretato come il precursore del cannibalismo occidentale.

4 commenti:

  1. Me la sentivo; il mio timore era proprio quello di trovarmi di fronte all'ennesimo film dove l'impianto thriller domina sull'aspetto più autoriale e minimalsita. Da come descrivi la figura del protagonista mi viene in mente "Cannibal Love" della Denis e tanto vale la pena tenerselo stretto, visto che in quel caso, ci troviamo di fronte a un'opera che spinge e non ha remore nel far esplodere "l'istinto cannibalico" di Vincent Gallo.

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    1. Eh, il tuo timore era ben fondato, ma come al solito tu hai un fiuto pazzesco. Film godibile, certo, ma niente che, anzi credo scivolerà via abbastanza velocemente dalla mia memoria. Niente a che vedere col minimalismo della Denis, of course.

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  2. Visto questa mattina, e l'ho trovato semplicemente noioso.
    (Perdonami, sono una mente semplice, io)

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    1. Mi auguro tu non ti sia data al bellissimo "Luton", allora.

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