A spell to ward off the darkness


Strano oggetto, A spell to ward off the darkness. Estremo e anarchico, quasi tre film in uno, adiacenti ma non necessariamente consecutivi, che s'incastrano nell'esistenza di un individuo senza nome, un chiunque, che attraversa una triangolazione d'esperienze, in una comune estone prima, nella solitudine di un lago finlandese poi, quindi sul palcoscenico come membro di una band black metal, il tutto introdotto da una panoramica suggestiva e tendente all'infinito, forse proprio forma dell'infinito, che funge da premessa iniziatica, mantra ipnotico che dischiude un mondo nel quale lo spettatore è completamente rapito, assorto, alienato. Lisergico e liturgico, il film non tende alla verticalizzazione e, come la panoramica iniziale, si dipana invece orizzontalmente per farsi discorso sulla libertà senza però mai colorarsi, fortunatamente, d'esistenzialismo ma intercalando il discorso sulla libertà al lavoro e alla riflessione sul cinema che i due cineasti compiono inquadratura per inquadratura, fino alla liberazione finale, in quel formidabile piano-sequenza che pare sprigionare la possibilità, la profondità, il divenire-folle di quanto aveva preceduto, di tutte quelle inquadrature a macchina fissa (tra cui spicca la magnificenza della centrale, quando il protagonista attraversa il lago su una barca), che vengono infine liberate, scomposte dalle gerarchie che le predeterminavano, e, conseguentemente, viene pure e soprattutto salvato il cinema, finalmente redento da se stesso e trasformato da Rivers e Russell come un soggetto anarchico nelle sue precise geometrie, una macchina deleuziana d'infinite potenzialità espressive come forse solo il Post tenebras lux di Reygadas è riuscito recentemente a fare.

11 commenti:

  1. Cribbio, Yorick, addirittura etichetta capolavoro! Sono contento per te, almeno sei stato ripagato di questi ultimi giorni festivalieri che, eccetto "Luton", da quanto letto finora, non hanno riservato grandi soddisfazioni. Non vedo l'ora di recuperare questo "A spell to ward off the darkness", se poi fai riferimento anche alla summa reygadasiana, non posso che iniziare a contorcermi nell'impazienza ;)

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    1. Non so se l'hai notato, ma c'è un altro film, oltre a questo e a quello di Raya, che dal TFF ho taggato come capolavoro... a te scoprire quale! (Anche se già temo tu i tuoi sospetti li abbia...) Bando alle ciance, sì, la prima visione di questo film è stata folgorante, e pure questo s'allista ai film da recuperare e rivedere per bene, con un minimo di studio magari. Ti stupirà, ne sono certo.

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  2. vorrei tanto vederlo ! ma non lo trovo
    grazie per il tuo splendido (piùche) blog
    a.

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    1. Grazie, sei gentile. Per AStWotD dovrai aspettare un po', sta ancora girando per i festival. Qualche mese e lo troverai :)

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    2. anch'io lo sto cercando disperatamente ma non riesco a trovarlo!
      (complimenti per il blog, l'ho scoperto ieri e lo sto sfogliando con interesse.)

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    3. Era spuntata una registrazione dall'Arte.tv francese su YouTube, ma è subito scomparsa...

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  3. Vorrei assolutamente vederlo. Hai un link?

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    1. C'era sul Tubo, poi l'han tolto. Credo su eMule si trovi ancora.

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  4. Bello! peccato la versione che ho trovato abbia una compressione indegna. Aldilà del lavoro concettuale che il film suscita, la pellicola attecchisce bene e continua a fluttuare nell' inconscio. Forse non è un caso che la notte io abbia avuto dopo mesi un sogno lucido. L'incantesimo funziona. Che altro posso vedere dei due cineasti?!

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    1. Questo film è un po' uno spartiacque, per i due. Ben Rivers, ad esempio, dopo questo film farà solamente lavori brutti, quindi nel suo caso ti consiglierei di recuperare le cose antecedenti, come "Two years at sea" e "Ah, liberty!". Ben Russell, invece, di cui peraltro trovi diverse cose sul suo canale Vimeo, ha totalmente cambiato pelle, radicalizzando il suo cinema etnografico, sfornando opere di un'intensità unica, come "Greetings to the ancestors".

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    2. Ah ottimo! Proprio ieri ho ordinato "Two years at sea" su amazon, dal trailer mi ha fatto pensare a "Taiga" di Ulriche Ottinger.
      Insomma Ben rivers si è smarrito, un po' come dicevi tu su Dumont dopo "hors satan"?

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