It's all so quiet (Boven is het stil)


Fragile ecosistema, quello di Boven is het stil. Un ecosistema che, come tutti gli ecosistemi presenti in natura o in qualche società particolarmente rudimentale, è fondato sulle abitudini e sul silenzio, sull'accettazione più o meno volontaria, più o meno sofferta, di una certa realtà, che si fa così unica e sola attraverso la ripetizione che viene adoperata sulla contingenza per instaurarla o, quasi, re(t)ificarla. È un'esclusione, nient'altro. E, questo, Nanouk Leopold lo sa bene, forse l'ha vissuto - in una certa maniera, in un certo mondo - sì da costruire la propria pellicola mediante un silenzio alienante che altro non vuol significare se non l'accettazione di quella particolare realtà contadina e filiale, non del tutto edipica, rinnovata in ogni gesto e da ciascuna luce: ci sono Helmer e suo padre, morente, ma soprattutto c'è la loro relazione, trascendente e trascendentale, burattinaio invisibile e tirannico, e, man mano che la vita del padre si fa fioca, Helmer è preso da quest'insana voglia non di fare ma di rifare, di ripetere e non creare. Vuole, insomma, abolire il tempo (l'abitudine è la fondazione del tempo, scrive Deleuze in Differenza e ripetizione) o, meglio, nullificarlo, far di esso un unico istante di presente eterno: e ripete, ripete, ripete, e la genialità della Nanouk sta proprio qui, perché mentre Helmer si muove, è attivo nella sua ripetizione, al piano superiore (e il rimando allo Psycho di Hitchcock mi pare palese, visto che anche lì la casa era costruita in modo da ricalcare la struttura mentale dell'uomo: piano superiore = Super Io, pianoterra = Io, cantina = Es), il padre muore e, sebbene immobile, è l'unico che davvero fa, che è davvero attivo, e come tale non soltanto fa il tempo, disfando così ogni tentativo disperato di Helmer di fermarlo e abolirlo, ma anche fa (e sta qui l'Edipo, la limitazione del subconscio) anche Helmer (di nuovo la dialettica del superiore sull'inferiore, del Dio sull'uomo, del Super Io sull'Es e sull'Io), vincolandolo alla ripetizione propria del figlio che ama il padre (come dire: facendo di lui un nulla), e quando infine la realtà e il tempo entreranno sul microcosmo che Helmer andava meticolosamente edificando sarà un apocalisse dovuta, probabilmente liberatoria.

4 commenti:

  1. Anche questo l'avevo puntato, sempre a fiuto e senza leggere niente in giro, naturalmente, come ormai è mia abitudine fare. Però da te, è doveroso informarsi se non altro per i gusti che ci accomunano. Ora, questa eccellente disamina stimola ulteriormente la curiosità per un film, che mi preme in modo particolare soprattutto per completare la filmografia di Leopold e constatare, se dopo le deludenti pellicole successive a quella piccola gemma di "Brownian Movement", possa esserci effettivamente una ripresa. Grazie per questa rece!

    P.S. Ti consiglio di apportare una piccola modifica al post, prima che ti legga qualcun'altro: Nanouk Leopold è una lei ;)

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    1. Sì, avevo visto la foto, ma dov'è che si evince che è un lui, nella rece? Perché mi sa che mi sono rincoglionito di brutto...

      Comunque, di Nanouk non conosco nulla a parte, appunto, questo bel film. Sicuramente ti piacerà, non è un capolavoro, ma un buonissimo film, forse in alcune parti un po' ostico perché eccessivamente sentimentale o, meglio, sentimentalistico, però appunto un buon film, non c'è che dire. Recupererò "Brownian movement", allora: adesso ho due film in cantiere che voglio assolutamente recensire (sconosciuti, a quanto pare, ma uno è un capolavoro e l'altro, con il quale, finalmente, scriverò la centesima recensione del blog, un capolavoro immenso), dopodiché mi sa che mi prenderò una pausa dal blog e cercherò di esplorare qualche genere cinematografico e qualche cinematografia di nazioni ancora poco esplorate, così da tornare con qualcosina di nuovo, se non bello.

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    2. Scusami Yorick, il rincoglionito sono io, ma di brutto. Avevo interpretato male questo passaggio: "E, questo, Nanouk Leopold", mi era sfuggita la virgola... figuraccia:p
      Ignora quel P.S. dunque. Comunque quell'impressione di sentimentalismo è la stessa che ho notato sui due film precedenti a questo, che ripeto, mi avevano lasciato alquanto dubbioso. Ora è passato un pò di tempo, ma di "Brownian Movement" invece ho un ottimo ricordo, tra l'altro era stato presentato a Locarno 2010. Attendo questi capolavori allora, sono curiosissimo di vedere cosa sei andato a scovare :)

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    3. "Brownian Movement" è già in lista, e con le migliori aspettative!

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