Pulp fiction


Inutile dire che Pulp fiction sia un capolavoro: e non tanto perché lo si legga ovunque in giro, quanto perché, fondamentalmente, è uno dei film più sopravvalutati della storia, che fa compagnia a 2001 – Odissea nello spazio e praticamente all'intera filmografia di quel cattolico di Kieslowski; eppure, come ogni cinefilo che si rispetti, è inutile cercare perifrasi per ammettere quanto, in realtà, lo si sia amato, perché queste perifrasi, suggestionanti e congestionanti come sono, non sono altro che scuse, scuse di fronte al collasso del cinema in quanto tale, perché Pulp fiction è davvero uno dei film più sopravvalutati della storia, e questo sostanzialmente perché Pulp fiction non è un film ma un libro, una sceneggiatura scritta da un bimbo cresciuto da genitori alcolizzati che gli permettevano di vedere o, meglio, se ne fregavano che lui vedesse i film di Fulci, Bava e via discorrendo. Da ciò, però, scaturirebbe fuori luogo la domanda «Di cosa manca, di che deficita Pulp fiction», perché lo porrebbe un demiurgo cinematografico, come a volte lo si è voluto interpretare (si vedano, a questo proposito, i vari Rodriguez (fuori)usciti dalla scuderia tarantiniana); la domanda da porsi, piuttosto, è cosa disgrega, cosa normalizza e livella Pulp fiction dello standard autoriale del cinema (americano) che fu? Be', nient'altro che il tempo. Il cinema è tempo prima di essere immagine, come ci insegna Gilles Deleuze, e il fatto che Pulp fiction si faccia immagine senza fluire, senza discorrere il tempo non fa di esso che un affronto nei confronti del cinema, poiché non vuole particolarizzare il cinema ma singolarizzare se stesso, porsi a un livello che è altro rispetto alle porcherie di Fulci, Bava e, con esse e d'altrocanto, quelle delle major hollywoodiane; dimentica, quindi, i Cassavetes e gli Altman di cui l'orrendo cinema statunitense poteva gloriarsi, e abbassa il tiro, facendo in modo che i suoi estimatori non siano altro che spettatori annoiati (dis)illusi da una sostanza senza forma, da una sostanza senza sostanza: e riecco il discorso sulla sceneggiatura, riecco il vomito di Reygadas: Tarantino non ha tempo e non lascia tempo, ma trascorre e fluisce solamente una sceneggiatura fatta di discorsi fascisti non tanto nella loro violenza quanto, piuttosto, nella loro retorica, nella loro re(tro)flessione (Wallace non ha l'aspetto di una puttana, e così la maggior parte dei dialoghi non si fanno per accumulo o sottrazione di risposte, perché la domanda è retorica, sempre, e la risposta è posta in essa, chiusa ma non dischiusa), sicché è anche folle pensare che Tarantino costruisca dialoghi più di quanto non scriva frasi ad effetto e nient'altro, cosa che, a sostenerla, ti farebbe ricevere uno sputo in faccia dall classico fan di Tarantino, il quale non ha la minima idea della sceneggiatura soggiacente a un film come, per esempio, Out 1 – Noli me tangere, ma tutti sappiamo che il tipico fan di Tarantino è come la rivenditrice della Avon: convinta da esterni della bontà del prodotto, se ne convince e... be', fa tam-tam, senza aver prima provato un prodotto di Dolce & Gabbana o, per quanto riguarda il fan di Tarantino, senza aver prima dato un'occhio al panorama cinematografico della contemporaneità, a registi del calibro di Lisandro Alonso, Ulrich Seidl eccetera, tant'è che, a un certo punto, parlando di cinema con l'onanista tarantiniano, ti sembra di essere seduto in treno vicino all'assiduo lettore di Focus: non sa un cazzo della scienza, ma si accontenta delle briciole, perché, in modo del tutto supponente, crede che nessun'altro se ne accontenti, e vede soltanto chi legge Gente, vede soltanto chi va all'UCI per vedersi l'ultimo cinepanettone, senza considerare il fatto che chi legge Artaud ha bisogno di farlo in biblioteca e non in treno, che chi guarda Grandrieux ha bisogno di farlo a casa e non in sala (questione logistica, visto che all'UCI i Grandrieux non sono programmati). La disgregazione di cui si parlava deriva da qui ed è, in breve, un'omogenizzazione: non esiste più l'autore, Tarantino è tra i primi che fanno dell'underground un proprio marchio di fabbrica, proponendolo alle major e facendo dell'underground e dell'autorialità un fenomeno prettamente commerciale, quindi non underground e non autoriale, e da qui la mancanza di senso di cui accennava Nancy nel dialogo con Esposito. Non è che il senso manchi, è che non circola. E non circola perché abbiamo spazializzato tutto. Geopoliticamente e, sì, anche o apparentemente, cinematograficamente. Non ci sono più margini, siamo ovunque e sappiamo tutto. Il cinema di Tarantino si è posto così, tant'è che ora i più ricercano l'autorialità in Tarantino e non, per esempio, in un Dumont a caso, e anzi reiterano specificando che Tarantino non è delle major e non è nelle major ma fa opera di nomadismo, e forse hanno ragione; il nomadismo, infatti, oggi viene fatto sul posto, senza carovane, ma è un nomadismo, quello tzigaro, che, fondamentalmente, è un non assorbimento nei codici del luogo in cui ci si trova, è conservazione della propria identità nel momento in cui e nel luogo in cui la propria identità è assente, quindi non solo conservazione ma pure creazione. E Tarantino non crea, assorbe da un altrove (Fulci ecc.) e normalizza quell'altrove, demistificandolo: Django unchained, di per sé, non è altro che summa di questa grande opera di demistificazione portata all'estremo dal cinema borghese di Tarantino. E al pubblico piace, e molto, perché Tarantino non ha una linguistica propria, non ha un linguaggio proprio, e lo dimostra già da questo Pulp fiction, surrogato che si giudica in base all'ascolto che fa di un altro cinema, che non è ma, in qualche modo, reitera: non è un attività, il cinema di Tarantino. La linguistica nietzschiana ci insegna che una parola ha significato non per chi ascolta ma in quanto qualcuno vuole qualcosa: e Tarantino non vuole niente, se non chiudere il gioco, sotterrarlo, (de)mistificare il cinema e disgregarlo omogenizzandolo per fare dell'imbecillità il cardine di ogni critica cinematografica che si rispetti: non curiosità né approfondimento né nomadismo in zone inesplorate (il cinema estone, per esempio), ma radicalizzazione di un imperialismo culturale che è soltanto vuotezza di contenuti e, soprattutto, di forme.

24 commenti:

  1. Tu hai problemi seri. Sia nella comprensione del cinema, sia nell'uso della lingua italiana, di cui ti credi un grande esperto, ma a torto.

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    1. Guarda che non si mette la virgola tra congiunzioni correlative...

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  2. Con il mio commento non ho intenzione di offenderti, è semplicemente una critica che faccio, nei tuoi confronti.
    Ritengo che la tua analisi sia un insulto verso chi, di Cinema, ne capisce,sul serio però.
    Trovo fastidioso il modo con cui ti sei posto, quasi con superiorità. Criticare in maniera gratuita, oltretutto senza argomentare con un fondamento, due autori importantissimi recenti (e per favore, quando si parla di Kubrick laviamoci la bocca) è solo segno di "spocchia intellettuale", oltretutto non amo il linguaggio così ricercato e aulico, lo trovo semplicemente un manierismo linguistico.
    Essere bastian contrario non è sempre sinonimo di conoscitore delle VERA VERAMENTE verità, il più delle volte è un disperato gesto per la ricerca di qualche attenzione, evitiamo di fare per forza gli hipster.

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    1. Ma com'è che nessuno commenta il film? O.o
      Ah, ho capito: è dato per scontato. Così come Kubrick. Kubrick non mi piace, non ho mai avuto voglia di scriverne, ma prima o poi lo farò, però resta il fatto che non mi piaccia: pomposo e vuoto sono due aggettivi discordi, eppure così adatti ai film di Kubrick che... vabbè. Credo che sia un problema di significanti, ma non importa.
      Il mio linguaggio non è aulico, il registro stesso non è aulico: scrivo e non parlo, quindi cerco di dare una sintassi, una forma ai contenuti. Insomma, è il mio modo di scrivere, di concettualizzare, di pormi di fronte alle cose, e come tale non è assolutamente spocchioso, è mio, il che è diverso. La superiorità, del resto, non la vedo: ho espresso un'opinione, se non ti sta bene, puoi controbatterla. Attenzione, controbattere l'opinione, non la mia persona, perché, quella, non la conosci e finisci per fare come il classico fan di Tarantino, che loda il cinema (di Tarantino) senza conoscerlo (il cinema generalmente inteso). Ah, e la spocchia intellettuale è di chi adora Kubrick, non di chi fa outing e si prende solo che insulti perché esprime una propria idea, un proprio modo di vivere, di esperire e guardare il cinema, quindi, per cortesia, non fare come i rompipalle che in Facebook o nei social dicono che voglio soltanto trollare o fare pubblicità al mio blog, perché non è così: scrivo di un cinema poco noto ai più e scrivo male di Tarantino; volessi trollare o farmi pubblicità, loderei Tarantino e scriverei di un cinema più noto, magari pseudo-autoriale come "Gravity" e porcate varie.

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    2. Assolutamente, io non penso che tu voglia trollare o pubblicizzare balle varie. Semplicemente non condivido quello che hai detto su Tarantino e Kubrick, non sono d'accordo tutto qua! Lungi da me l'idea di attaccare la tua persona, avevi scritto quelle cose in una maniera tale che suonavano con un aria di supponenza... non ho nulla contro di te!
      Ho avuto modo di leggere le altre recensioni sul tuo blog e noto con piacere che scrivi di Cinema poco noto ai più, le recensioni di Antichrist e Spring Breakers le ho particolarmente apprezzato, ho constatato che non sei uno sprovveduto (non che prima lo pensassi) però ci sono certe cose che comunque non condivido pienamente!
      Tarantino non è una moda, se dici che Pulp Fiction, Django o chicchessia sono delle porcherie è semplicemente perchè Tarantino è cresciuto con le porcherie e le ha assimilate! Attenti a dire che Tarantino è sopravvalutato, perché che se ne dica ma da PF c'è stato un cambiamento non da poco nel modo di fare Cinema A HOLLYWOOD, é stata una ventata d'aria fresca! Se adesso siamo qua a dire che Fulci-Bava-e compagnia facevano porcherie è grazie a Tarantino che li riesumati dalla tomba.
      Poi magari mi sbaglio, sono Tarantiniano e quindi di parte.

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    3. Ma a me è proprio quello che da fastidio, che dopo PF Hollywood sia in qualche modo cambiata, perché quel cambiamento non è altro che un inglobamento, una fagocitazione di un'autorialità che doveva rimanere ai margini. Del resto, è inutile che ti citi le varie produzioni "alternative" alla Hollywood classica, cose come "Il bacio della pantera", insomma pellicole marginali dove si sperimentava. Il fatto che Tarantino abbia cambiato Hollywood non è una buona cosa per questo, perché fondamentalmente non ha fatto altro che sputtanare un cinema che doveva rimanere ai margini, non occluso dalle direttive delle major hollywoodiane.

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    4. "Orizzonti di gloria" sarebbe pomposo e vuoto. Secondo me dovrebbe prendere in mano un manuale di storia del Cinema e lasciar perdere Nietzsche, o in alternativa tenere un blog sulla filosofia e non sul cinema.

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    5. Ecco il genio che non sa che uno dei più autorevoli testi sul cinema è stato scritto da un filosofo, tra l'altro nicciano, quale Gilles Deleuze.

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    6. "L'immagine-movimento. Cinema 1" e "L'immagine-tempo. Cinema 2"?.. Del primo (http://it.wikipedia.org/wiki/L%27immagine-movimento._Cinema_1) ho letto qualche passo, riportato in quel libro "Il corpo e l'immagine" sul cinema di Garrel, che volevo mostrarti a Venezia e che poi, immersi nelle nostre riflessioni "ming-liangane" mi sono completamente scordato di farti leggere ;)

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    7. Mannaggia, avevo perso questo commento, scusa. Sì, mi riferivo a quei due, soprattutto al secondo. Ricordo che mi avevi detto di averlo in borsa, cribbio, ma poi il nulla - ci siamo proprio dimenticati... Giornata intensissima!!

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  3. Avessi letto un'opinione del "genere"... perchè la tua visione di cinema è molto "di genere", vero? Comunque, avessi letto questa disamina tarantiniana (perchè sei un tarantiniano, se ho capito bene, no?)... No, forse è meglio ricominciare seriamente. Dunque, se mi fosse capitato di leggere una tale opinione un tempo, probabilmente ti saresti beccato un commento, "più o meno simile" a quelli qui sopra. Ma è chiaro che ad oggi, dopo nottate insonni passate ad esplorare pellicole su pellicole, provenienti fin "dall'ultimo posto della Terra" (grande Aristakisian!), dopo innumerevoli ampliamenti sull'universo-cinema e, soprattutto, sul cinema di quegli autori (per alcuni presunti?) a cui fai riferimento, il pensiero in parte cambia e ti costringe inevitabilmente ad osservare Tarantino, con occhi decisamente diversi. Con questo non dico che oggi ripudi un film come "Pulp fiction" (anche se ti ricordi, alla Biennale accennavo in ogni caso della mia preferenza per "Le iene"), ma solo, è giusto considerare e valutare obiettivamente il cinema di Tarantino per quello che è il suo scopo reale e che giustamente sottolinei in quello che, a conti fatti, è personalmente il punto più significativo del tuo discorso: "Tarantino è tra i primi che fanno dell'underground un proprio marchio di fabbrica, proponendolo alle major e facendo dell'underground e dell'autorialità un fenomeno prettamente commerciale, quindi non underground e non autoriale". Ora, parlando per esperienza e pensiero personale, poi è ovvio (e per fortuna) che esisterà sempre chi, in tale pensiero non si rispecchierà mai. Ma io penso che chiunque non tenti di svincolarsi almeno una volta, da quell'ingranaggio omologato che è hollywood (e non solo, purtroppo) per accostarsi, o almeno gettare uno sguardo anche fugace, su tutte le altre realtà cinematografiche che ci circondano e che, innegabilmente esistono, non potrà mai considerare in altro modo, il cinema di Tarantino.

    P.S. Attento con quelle "porcherie" di Fulci e Bava (Artigiani di qualità!), potrebbero essere doppiamente fuorvianti ;)

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    1. Le "porcherie" di Fulci e Bava sono porcherie perché porche, oscene, fuori quindi dai grandi circuiti di distribuzione eccetera. Grande rispetto e ammirazione per quei due, anzichenò. Comunque, giusto da te potevo aspettarmi un minimo di comprensione o, almeno, questo tentativo non superficiale di capire che la mia, più che una critica al film in sé, è una critica a un modo di esperire e, perché no, fare/vendere il cinema: come ti avevo già accennato per mail, secondo me è tempo e ora di iniziare a fare marcia indietro. Il grandissimo oltreilfondo ci aveva abituati a un cinema di genere, recente e particolare, e non dico che lo si sia esplorato a fondo, quel cinema lì (anche perché sono più cinema eccetera), ma, secondo me, ora è anche importante, per quanti pochi leggano le boiate che scriv(iam)o, ricercare le radici dei film che amiamo, andare letteralmente oltre il fondo: sapere che Tarkovskij è il padre del cinema contemplativo e Bergman di quello minimalista, per esempio. Ora, questo c'entra relativamente con Tarantino, anzi di Tarantino volevo scrivere proprio perché, secondo me, è il classico regista che fa tanto intellettuale/intenditore citare nonostante di cinema si sia esplorato poco e, soprattutto, è uno di quei registi che ha portato l'autorialità al conformismo, facendo così in modo che ci si abituasse a un marchio di fabbrica e lo si prendesse come autoriale, il che, se ci pensi, è orrendo. Per farti un esempio, gliSpietati danno voti altissimi a "Gravity" e a "Under the skin", e Pacilio mi ha pure detto che il film di Venezia 70, per lui, non era Tsai ma UtS perché, appunto, commerciale e con trovate artistiche, autoriali al suo interno. Cioè, non dico che siamo alla follia, però davvero secondo me ci stiamo abituando, stiamo subendo un livellamento verso il basso che trovo davvero inquietante...

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    2. Avevo capito cosa intendevi per "porcherie" figurati, un estimatore di Fulci e Bava quale sono. E se noti in tutto il commento ho fatto allusioni a quanto scritto nella pagina che mi hai linkato via mail :) L'ho fatto per smorzare un pò i toni, per evitare di gettarla in politica (quel "non solo" dopo hollywood), lasciando "cadere" certe opinioni che, espresse da uno, o da duecento di loro, non fanno nessuna differenza. Omologarsi tristemente al sistema; questo è il concentrato del discorso, da sempre, ma negli ultimi anni, in preoccupante peggioramento... Come posso non darti il mio appoggio?

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    3. Altroché se ho notato, ho notato anche lo sberleffo alla recensione su "Dong" :P

      Comunque, purtroppo hai ragione: non fanno differenza. Il che, a mio parere, è parecchio inquietante, perché non fanno differenza nel momento in cui le opinioni di differenti persone non si differenziano, ma restano, appunto, omologate, ripetizioni di ripetizioni di ripetizioni: e, come dice Deleuze, "la ripetizione è differenza senza concetto".

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  4. Per quanto sia d'accordo con quanto hai scritto, anche questo tipo di esternazione finisce per risultare "onanista"..premesso che non me ne importa pressochè un cazzo di difendere Tarantino nè quell' "altro" tipo di cinema (mi perdonerai yorick, le critiche cine-segaiole le lascio a te ;) ) penso che il discorso vada ben oltre l'obiettiva (ri)conoscenza di quale sia il "vero" cinema o di chi ne capisca "seriamente"...
    Ammesso che si possa valutare qualcosa ontologicamente al di là delle proprie affezioni&convinzioni, non riesco a vedere in maniera slegata i concetti e le opinioni dalla persona che li esprime...trovo abbastanza ipocrita e nauseabonda questa sorta di democrazia di default che lascia "libertà" a cani e porci di dire ciò che pensa di un evento (nel bene e nel male e chissà dove altro) come il cinema..come se fosse qualcosa di esterno a noi, qualcosa di cui chiunque ha il diritto di blaterare, che non ci tocca se non come intrattenimento (bruttissima parola, ma doverosa)..
    Non è una novità che ci siano (tantissime) persone che certo cinema lo ignorano o se appena ne vengono a contatto, cambiano subito strada...e MAGARI questo riguardasse solo il cinema..
    E' chiaro che spesso coscienza e conoscenza vanno di pari passo...come può una persona percorrere e valutare strade meno battute quando non è nemmeno capace di estraniarsi dal tritatutto di massa e ragionare da individuo?..Non ci si può aspettare certo dei consensi tentando di "svegliare" qualcuno..e fare questo tipo di osservazione provoca quasi sempre delle reazioni come il tizio che ha commentato qui sopra...(bisognerebbe spiegare ad Alessandro Torre che avere interessi del tutto personali non ha nulla a che vedere coi modaiolismi hipsteriani)
    E' inutile farne una questione perchè tuttalpiù si finisce per far annuire chi legge e intende già dopo 4 righe il nocciolo del discorso..e si, la mediocrità di cui accennavamo in un "altro" post è sempre dietro l'angolo, anche a portata di click...ma in fin dei conti non ci sarebbe nemmeno da criticare, perchè evidentemente chi non vede al di là del proprio recinto e sta bene così, non ha bisogno di altro...

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    1. Hai ragione, la democrazia della critica non è mai una democrazia critica, e in questo Metz si era espresso bene quando diceva che la storia del cinema è da tempo diventata una "teodicea" che tenta di salvare questo e quello, e sono anche concorde sulla questione coscienza/conoscenza, il discorso, però, è un altro, ed è quello che giustamente tu sottolinei: "come può una persona percorrere e valutare strade meno battute quando non è nemmeno capace di estraniarsi dal tritatutto di massa e ragionare da individuo?". Il punto, però, è molto più inquietante (e, perché no, perturbante) di quanto non sia la semplice constatazione che la gente non pensa con la propria testa; anzi, la gente è convinta di pensare con la propria testa, e secondo me, in un'epoca così informatizzata eccetera, le persone pensano davvero con la propria testa, forse tutte, ma non lo dimostrano perché hanno dei valori di fondo che gli sono stati inculcati e da quei valori scattano i meccanismi di valutazione su altri film, valutazioni che sono personali, sì, ma anche sovrastrutture di un qualcosa di più profondo e strutturale che non è proprio, non è dell'individuo che giudica, valuta, si esprime.

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  5. su molto che scrivi di Tarantino sono 'accordo, su "Gravity" abbiamo un'opinione agli antipodi:)

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    1. Ho letto la tua recensione. Io l'ho beccato per sbaglio, e onestamente giocano molto dei pregiudizi, degli apriori mentali che, forse, non hanno motivo di essere. Ciononostante, non so, mi è sembrato un film abbastanza vuoto, non è riuscito a trasmettermi nulla, zero assoluto, ma questo, ripeto, dev'essere dovuto al fatto che i miei pregiudizi a riguardo abbiano agito "da scorza" al film stesso.

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  6. Complimenti. Sei uno dei pochi che riesce a fare queste analisi.

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  7. Porto la mia esperienza:
    Ho amato Tarantino, "Kill Bill" è stato il film che mi ha fatto "riscoprire il cinema" e che mi ha fatto da trampolino verso il cinema "autoriale", nel senso che da Tarantino sono arrivato a Chan-Wook, da Chan-Wook a Tsukamoto e da lì a registi come Bergman, Zulawski et similia.
    E' ovvio che una volta scoperto un certo modo di fare cinema Tarantino lo si ridimensioni e non poco, però questo suo aggiungere un pizzico di autorialità a film di puro intrattenimento non riesco a vederlo come un male perchè, come nel mio caso, può incuriosire e può spingere a scavare nei meandri del cinema, il che male non può fare.
    Il fatto è che le problematiche che hai evidenziato non sono da attribuire a Tarantino, ma a chi si riempie la bocca con Tarantino anche di fronte a chi di cinema ne capisce davvero (errore in cui sono incappato anche io, ahimè).
    Parlando invece di "Pulp Fiction", sono d'accordo sul fatto che sia sopravvalutato (sono anche io più un ammiratore de "Le Iene" e "Kill Bill"), ma non me la sento di dargli addosso in quanto, per come la vedo io, va visto come un prodotto di puro intrattenimento fatto da qualcuno che riversa, com'è giusto che sia, le proprie influenze e che si diverte nel farlo, il resto è tutto da attribuire a chi, come già detto, cita Tarantino perchè le alternative potrebbero essere solo Spielberg e Shimalayan.

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    1. "l fatto è che le problematiche che hai evidenziato non sono da attribuire a Tarantino, ma a chi si riempie la bocca con Tarantino anche di fronte a chi di cinema ne capisce davvero (errore in cui sono incappato anche io, ahimè)." Sì, effettivamente il post era nato con queste intenzioni. Dopodiché, oltre a una palese vena polemica, l'intento polemico c'è eccome, soprattutto verso questo cinema di intrattenimento che, per quanto mascherato di autorialità, rimane cinema di intrattenimento, da multiplex, e io - sarà un problema mio - non riesco più a digerirlo. Parlo frequentemente con persone che non vanno al di là di questo cinema, e ciò è da attribuire a questa autorialità mediocre che ti fa accontentare e smorza una curiosità che farebbe scoprire registi esterni ai grandi circuiti e incomparabilmente dotati. Questo post va preso più che altro come una dichiarazione d'intenti di questo blog, come "Che cos'è il cinema contemplativo?" - nient'altro.

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  8. Sinceramente ho trovato interessante il tuo articolo. A me alcuni film di tarantino mi sono piaciuti come bastardi senza gloria o pulp fiction. Altri come django non mi hanno entusiasmato e non capisco perché sia cosí esaltato. Comunque non capisco questo odio per Gravity. Non è un film che voleva trasmettere qualcosa di profondo è semplicemente una storia di sopravvivenza. Un blockbuster piú interessante dei soliti.

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    1. Grazie. Purtroppo, però, un blockbuster per me non può per definizione essere interessante: blockbuster significa intrattenimento, e il cinema non c'entra niente con l'intrattenimento. Almeno secondo me.

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