General orders no. 9


Meditazione che si fa preghiera, General orders no. 9 è un corollario di luci abbacinanti ed ombre profuse come in un dipinto di Bruegel il vecchio: tutto è nitido e ogni cosa si dischiude in un alba rinnovata di continuo, che borda gli ambienti come se scaturisse da essi. Come se la persistenza nell'esistere di questi ambienti non fosse soltanto un qualcosa di metafisico e intelligibile ma iniziasse prima, a mo' di propulsore della vita stessa, e si realizzasse nella vita vera e propria, rinnovata di giorno in giorno in quell'alba sognante. 


C'è qualcosa di sacro nel contemplare quegli spazi, e forse aveva ragione Kant nel dedurre per l'uomo una predestinazione morale dalla disinteressata produzione del bello da parte della Natura, perché Robert Persons, mostrando quella natura, fa apparire «un'altra natura, nella quale i fenomeni sarebbe veri eventi spirituali e gli eventi dello spirito determinazioni naturali immediate» (Deleuze, La filosofia critica di Kant), e il passaggio da una teleologia naturale a una teologia fisica è presto formalizzato nella sovrapposizione della carrellata della mdp alla carrellata naturale del fiume eracliteo in perenne fluire.


È una natura incontaminata, viva e vivificante, fulgida, ma pian piano si stempera: l'uomo si è insediato in essa, ma è un uomo ancora pellegrino, rispettoso della magnificenza eterea che si ritrova d'attorno, che costruisce case come Frank Lloyd Wright, inserendole nella natura e non imponendole a essa. Epimeteo, Prometeo soltanto di sangue, ma già prossimo alla scoperta di quel fuoco tremolante che lo macchierà di ὕβϱις per aver creduto di potersi imporre sulla natura.


Da allora, la natura comincia a scolorarsi, credo muoia, assassinata, ma il suo è il destino della fenice. Intanto, gli uomini costruiscono, edificano, industrializzano, e tutto si fa più asettico, vuoto, privo di senso, di circolazione. Hanno spaziato in ogni dove e non c'è più circolazione di senso (cfr. Essere singolare plurale), non c'è più un senso che non sia quello ingrigito, stagnante della metropoli luciferina. Né spessore né vita, né senso né stile. 


Tutto è stilizzato.


E muore, non per giudizio di qualche entità trascendente. Muore perché non ha più senso, più senso di esistere. La fabbrica fuma verso il cielo e le scorie si confondono con le nuvole. Tutto diventa più povero e regredisce. Persino le persone non hanno più vita e sono ridotte a gusci mascherati e senz'anima. Le tinte si fanno bluastre e violacee, del colore di un ematoma, prima di svaporarsi nel bianco e nero e regredire per stagliarsi dall'ombra e acquisire una località di luce soltanto virtuale.




La Natura ritorna, folgorante fenice: un tornado, un temporale. E l'uomo regredisce, regredisce sempre più, quasi scompare (ὕβϱις) o si sottrae alla spazialità confondendosi nell'unico sentimento cui può accedere, la disperazione.


La Natura può quindi tornare ad albeggiare la vita, aureolata da quell'inno alla gioia che intona evaporando esistenza e colori, e si potrebbe forse dire che finalmente è la pace.


No, niente di tutto questo. Non c'è soteriologia nel documentario di Persons, né circolarità. Soltanto la distruzione di ciò che c'era prima: ora la natura, ora l'uomo. Tutti ambienti destinati a saturarsi, limitati nella propria infinita finitezza. C'è soltanto morte, in General orders no. 9, e la rinascita, magnificata e insperata, non è che il sogno o la preghiera di un pesce morente.

10 commenti:

  1. Sto pesce...! Ma non riesco a trovarlo...sii magnanimo yorick...indicami la retta via :)

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    1. Eccolo qua, http://kickass.to/general-orders-no-9-dsr-stv-xvid-kralcx-t6256991.html. Ti avverto, però, che non esistono sottotitoli, nemmeno in inglese, quindi va visto con l'audio originale (in inglese, appunto), il che non è neanche un male, perché quelli che ti si presenteranno davanti sono quadri, veri e propri, e sarebbe blasfemo contaminarli scrivendoci sopra qualcosa di umano, troppo umano come le parole. Hipsterismi a parte, è un grandissimo film, spero ti piaccia almeno la metà di quello che è piaciuto a me. Davvero, qui siamo ai vertici. Nella recensione mi sono trattenuto, però è inconfutabile che, davvero davvero, qui si collassi il cinema metafisico di Tarkovskij nel contemplativo più proprio di Fliegauf. Inarrivabile.

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    2. Si, già avevo capito dal trailer..ma non è mai stato un problema l'audio originale e/o la mancanza di sottotitoli (almeno finchè si tratta dell'inglese)..con certe cose poi, le parole mi interessano ancora meno del solito...
      Metto subito in scarico e magari me lo sparo già stasera, grazie a iosa!

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    3. Dovere! Anzi, facciami sapere che ne pensi, perché era da parecchio che non ero così entusiasta di un film, e sono ancora talmente in solluchero (estetico ma non solo) da iniziare a pensare d'aver davvero preso un abbaglio colossale... oppure è solo Persons che, come Tarr e altri, non appartiene a questo modo e il suo cinema è sia grazia che miracolo.

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    4. Mi aspettavo qualcosa di girato alla maniera di alieni quali Bartas/Tarr/Fliegauf invece sono più che altro sequenze di "diapositive" o quadri, come hai detto tu, coadiuvate dalla voce intimista del tipo (che, lo ammetto, avrei voluto capire meglio..) e da un superbo sonoro di ambient/drone apparentemente dozzinale (mi son saltati invece in mente gli Stars of the Lid di cui ho avuto conferma nei titoli di coda)..nel complesso ho apprezzato e sono abbastanza incline a condividere le tua lettura meta-filosofica però non escludo che tu abbia preso un mezzo abbaglio quando parli di capolavoro inarrivabile :)
      Ora spero di non essere troppo fuori luogo ma non ho potuto fare a meno di pensare ad Heima dei Sigur Rós, che a livello estetico (tralasciando le affezioni personali) è una delle cose più potenti che abbia mai visto..forse sarà più per associazione musicale, visto che si tratta di tutt'altro tema (pur se in fin dei conti i richiami alla Natura estatica ci sono) però non so..anche cose tipo Baraka o Samsara sono gioielli per gli occhi, poi tutto sta a come ognuno si vive "film" del genere...per come la vedo io, questo Persons, vista anche la scelta sonora, ha avuto probabilmente l'intenzione di far "svolazzare" lo spettatore ma di tenerlo comunque coi piedi per terra, visto che si parla di perdita/devastazione, quindi lo vedrei più in chiave riflessiva che contemplativa (se solo capissi meglio l'inglese..!)..che poi l'abbia fatto in maniera estrema (come spesso -per non dire sempre- vorremmo vedere) a dire il vero non ne sono del tutto convinto...ma la visione la merita sicuramente.

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    5. Vero, "Heima" dei Sigur è qualcosa di stratosferico, non di questa terra, così come "Samsara", però, appunto, sono già molto film. Una cosa che mi ha fatto impazzire di questa pellicola è proprio il fatto che fosse poco video e molto fotografia. Ultimamente leggo molto sul divario tra le due cose, ed inutile ammettere che Persons sia riuscito, in qualche modo, a svincolare dalla forma video propria del film per agganciarsi ad un film stabile, che anche nei movimenti fosse fotografico. Da questo punto di vista, mi ha ricordato "La jetee", ma, se possibile, ancora più potente, e non escluderei avesse letto gli scritti teorici del regista di "Nostos I", di cui ora mi sfugge il nome, prima di pensare un film del genere.

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    6. Eh, Chris Marker...mica cazzi ;)
      Ora mi viene in mente un altro esperimento filmico, che nulla a che vedere con General Orders ma magari t'interessa lo stesso e mi chiedevo se l'avessi già visto..trattasi di "Decasia" di Bill Morrison, che ha anche una soundtrack, a mio avviso fighissima, di cui Michael Gordon ci ha fatto un disco.

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    7. Quando hai nominato Morrison, il pensiero è subito andato al fondatore della Bongo, ma verifiche successive mi hanno fatto notare che non c'entra proprio un tubo. "Decasia" mi manca, ma da quel che vedo pare meritevole di attenzione (sul tubo lo mischiano coi la Kilimanjaro Darkjazz Ensemble, cribro!), per cui appena riesco a scaricarlo lo vedo. Grazie.

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  2. Da quello che scrivi e da quello che vedo (immagini da togliere il fiato, avvolte nell'assenza più totale) questo si becca la precedenza assoluta, tra le visioni contemplative da recuperare. Ti dirò inoltre che a primo acchito, avrei pensato tutto, tranne che un'opera di tale stile provenga dagli USA, casomai avrei detto UK, di cui ho visto già alcuni documentari simili, incredibile! Approfitto pure io del link, Yorick, visto che gli altri tentativi sono miseramente falliti. Grazie, per quello che sembra a tutti gli effetti, un "capolavoro immenso" :)

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    1. Sì, anche a me stupisce il fatto che una cosa simile provenga dagli USA, ma in qualche modo il fatto è giustificato: si parla di perdita, in fondo, e la situazione statunitense del 2011 era adattissima a far emergere considerazioni simili. Spero vivamente che ti tolga il fiato come ha fatto con me.

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