Fotogrammi #6: Venus in the garden (Η Αφροδίτη στην αυλή)


Tutto è circolare, l'ambiente è un non-ambiente, colonizzato soltanto dalla lingua, da un'umanità che è, di per sé, non-umanità. È genere, specie: non individuo. Singolare, non particolare. Neri lucenti, bianchi annichilenti: il nero sulla luce bianca non risalta, si sfoca ed è sfocato. È come se il bianco si portasse dietro di sé l'oscurità del nero, quasi rapisse al nero l'oscurità, la non-visibilità e, così facendo, visibilizzasse soltanto se stesso e non gli oggetti che bagna. E anche le parole si perdono nel bianco. Parole di una quotidianità altra, non vissuta: attoriale o schizofrenica. Il palco si chiama Puttana, e due puttani la bracolano. «Hai letto Genet?», ma quell'uomo non è senza braccia, è l'oscurità che le monca, la techno che le trancia. Poi una pistola, il clamore di colori e infine la pistola cambia mano, si ritorce sul volto che guardava e non era visto, che mirava e meritava (la morte); ci si trucca, l'uomo non diventa donna ma uomo-donna – essere erotico e ributtante. Inghiottito dal bianco, annichilente. (Sfuma i contorni, il bianco, e le sagome sono sempre più nitide al nero.) Il bianco inghiotte e sfuma, rapisce. Pistola, risveglio, «No».

11 commenti:

  1. Eh no! Mi hai fregato l'idea, ora ti querelo per plagio :D
    Ahahah! E' vero, questo "frammento" di post, o non-post, sembra l'altro lato oscuro del mio "eco" su Carole Laure. O meglio ancora, il suo negativo visto che il film di questo Telémachos (regista spaziale) è in bianco e nero, anzi, direi più bianco che nero...
    Mi aspetto di sicuro un'altra chicca succulenta e grazie ancora per il link!

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    1. Ho chiesto a mio fratello di scaricarmi qualcosa, ma niente di eguagliabile a quello che stai per sfornare tu (il Tarr brasiliano...). A ogni modo, si fa quel che si può, e l'importante è poterlo fare: il regista spaziale non mi ha deluso per niente, ma credo che tu potresti apprezzarlo più di me, visto che è fondamentalmente così estetico da farmi girare la testa.

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    2. Cribbio, così mi fai sbavare! Comunque mi girava già la testa ieri sera con "Sudoeste", che sono sicuro apprezzerai, anche se l'accostamento a Tarr, menzionato nella scheda di Mubi, secondo me è in realtà parecchio lontano. O meglio, esteticamente e in certi passaggi può ricordarlo, ma fondamentalmente il brasiliano gioca tutto sull'onirico, sembra quasi un film "magico", una sorta di fiaba surreale. Però è contemplativo a manetta. Ne scriverò, poco ma sicuro, anche se prima voglio far luce su un punto che non mi è ancora molto chiaro...

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    3. Contemplazione e surrealismo, direi che già solo con questi due hai fatto centro e pescato una bomba. Aspetto la tua recensione con parecchia curiosità.

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    4. Una vocina mi sussurra che molto presto recensirai due filmoni (o almeno, uno so per certo che lo è)... Può essere o sono fonti inattendibili?...
      ...Mi sa che la vocina ha ragione, mancano due locandine qui sotto ;)

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    5. Sì, "Now showing", lo recensisco appena riesco a capire cosa voglio dire (per il momento farnetico soltanto), l'altro ancora devo vederlo, ma l'ho tolto così, perché mi faceva piacere che rimanesse solo quell'"Agrarian utopia" che non solo mi fa sbavare ma fa anche da simulacro al blog come per te "La sirga".

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    6. A parte "Now Showing", ho visto un altro votone su Mubi: "Lo Bastardos". A quanto pare ne sei rimasto folgorato più di quanto pensavo... Hai visto che botta il pre-finale?

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    7. Mammamia, sì! Messo subito tra i preferiti, addato a fan eccetera eccetera. Tutto quel minimalismo e quella contemplazione hanno minimalizzato la mia capacità di contemplare anche ciò che accadeva prima, sì che mi sarei ricordato, altrimenti, del ragazzino. Bomba assoluta, altroché. Eppoi è politico, non si spiana nell'essere semplicemente un solluchero estetico e tanto basta. Devi aggiustare il tuo voto ;)

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  2. Visto e incredibilmente, al contrario di quanto presumevi, penso d'averlo apprezzato meno di te. Hai ragione quando scrivi "è così estatico da farmi girare la testa", effettivamente lo è ma in questo caso è un'estetica che purtroppo non basta a soppiantare una "storia" di fondo che non riusciva a prendermi, trovandola oltremodo alquanto criptica. Diciamo pure che è un'impresa capirci qualcosa, vuoi anche per dei sottotitoli, che a prescindere dall'inglese, sono illeggibili per via del "carattere light" e di conseguenza si disperdono in tutto quel bianco. Però devo farti i complimenti per la recensione, come l'hai messa giù te direi che è perfetta e non fa una piega, l'avrei strutturata anch'io per frammenti, flash, pieghe, appunto! Comunque, per farti un esempio, diciamo che ho trovato una certa similarità con "Vlees", la mia valutazione sta alla pari e in entrambi i casi, sono due film da rivedere, anche più volte proprio per decriptarli il meglio possibile.

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    1. 'azz, mi spiace non ti sia piaciuto, scusa, pensavo l'avresti trovato sulle tue corde. Hai ragione quando parli di un film criptico, però non sono così sicuro che lo apprezzerei/apprezzarai maggiormente qualora lo si decriptasse. D'accordo, la storia ha una sua importanza, ma a ripensarci, forse, sono stato soprattutto sopraffatto dai cromatismi, da quel b/n traslucido e temerei, a rivederlo ancora, di aprire il vaso e scoprire che, sotto un'estetica che non m'è dispiaciuta affatto, sia vuoto.

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    2. No, ma figurati, che scuse. Il film l'ho apprezzato, magari non quanto l'abbia fatto tu, ma rientra lo stesso tra le cose che mastico volentieri e se vedi, il mio voto su mubi è buono, cioè, tre stelle su cinque secondo il mio criterio di valutazione è buono. Perchè un film mi lasci proprio interdetto non deve superare le due stelle. Comunque, come ti dicevo va assolutamente rivisto, non è detto che in futuro possa rivalutarlo, come è già successo per molte cose ;)

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