Una moglie (A woman under the influence)


Quello di Cassavetes è un cinema performativo, e stupisce la sua capacità di sfondare la realtà, di analizzare la psiche umana nelle sue pieghe più profonde e intime, senza riadattarla o sformarla ma riconducendola a ciò che le è proprio (la pelle) attraverso un'operazione che è chirurgica e non psicanalitica o giudiziosa; in Una moglie, per esempio, la psiche è la moglie e la pelle è il marito - e tutto sta nel ricondurre, come infine avviene, la psiche alla pelle, la moglie al marito: A woman under the influence dice il titolo originale, volendo appunto indicare questa traslazione, questa identificazione della moglie/psiche sotto l'influenza della pelle/marito. Si assiste così non a un declino ma a un processo, non a una discesa ma a un'ascesa che ha, come proprio propulsore, la folla, il sociale, l'Altro, che agisce su Mabel come un trasparente, un qualcosa che s'adagia su di lei e la mostra per quel che è, la mostra agli occhi dell'Altro, a cui riescono incomprensibili i comportamenti di Mabel; il nido familiare, infatti, è un luogo sicuro, di alcolismo e solitudine modulati, forse anche stabili (o stabilizzati dal marito), ma la città (l'arrivo dei figli da scuola) o la casa (la cena nel finale) e il giardino (la festa prima del ricovero) pullulanti di estranei estraniano Mabel dalla propria persona, cioè da Nick, segnandone l'allontanamento. Noi non sappiamo il motivo di quest'identità matrimoniale, di quest'amore fortissimo, ma sta qui la genialità della mossa di Cassavetes: porre il pubblico alla stregua del dottore o della madre di Nick, che non capiscono non tanto Mabel ma la necessità di Nick per l'equilibrio psicofisico di Mabel e che, consequenzialmente, la giudicano affetta da disturbo bipolare, salvo poi (ma anche mentre), in maniera piuttosto viscida e ipocrita, giurare che l'abbiano fatto per il suo bene. È un film sull'importanza ma soprattutto sulla forza dell'amore, insomma, un film che procede attraverso macro-sequenze vuote o, meglio, svuotate dalle successive, e tant'è che, in questo senso, lo schiaffo di Nick a Mabel non è uno spadroneggiamento di sé sul corpo di un'altra persona, no, è piuttosto un altro modo di ricondurre la psiche di Mabel al proprio corpo, cioè a Nick, prima che questa sia persa del tutto, sia estranea del tutto alla ricettività di Nick, e così pure la scena, in cui di nuovo avviene questo travestimento del pubblico nelle sembianze di quei figli che sembrano più di Mabel che di Nick, dove Nick è costretto a usare violenza su Mabel per salvaguardare Mabel, che allora stava per suicidarsi. Un grande, grandissimo film, una lezione di vita prim'ancora che di stile (memorabili alcuni piano-sequenza, come quello della cena, in cui i protagonisti sono di spalle e i commensali, cioè noi, di fronte), un'elegia al realismo, a quella realtà che si fa reale solamente nelle proprie sfumature, nelle proprie pieghe, nella propria intima irrealtà, nel proprio essere complicata come la vita o indecifrabile come un'aurora boreale: l'ABC del poter essere «umani», in 155 minuti.

18 commenti:

  1. Hai fatto benissimo a scriverne, infatti mi hai convinto e l'ho già trovato. Sembrerebbe qualcosa d'impostazione bergmaniana in effetti, ma a differenza del maestro, m'incuriosisce questo "processo in ascesa he ha, come proprio propulsore, la folla, il sociale, l'Altro..." Grazie, ogni tanto, questi salti nel passato sono utilissimi per penetrare ancora meglio certi autori contemporanei, no?... Ho trovato anche "Ombre" :)

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    1. "Ombre" e "Opening night" devo vederli assolutamente nei prossimi giorni, Cassavetes è uno di quei registi, come giustamente dici tu, fondamentali per capire e carpire meglio maestri del cinema contemporaneo come Dumont, Reygadas e Tarr, i cui film spesso risultano fuggevoli o così eterei da cessare di essere umani. Spero vivamente che Cassavetes convinca te quanto me, anche se sono abbastanza sicuro che l'adorerai. In effetti, sono molto curioso di sapere cosa ne pensi della sua estetica, di questa sua forma che contorna solamente la trama senza essere, tra virgolette, mostrata in maniera plateale, eppure riuscendo in certi accorgimenti a farti trattenere il fiato.

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  2. Un film davvero magnifico, stratosferico. Ci si immedesima. Fino in fondo.
    "Lo spettatore è scosso e sconvolto dal dinamismo interno del film che si svolge sotto i suoi occhi. E tale dinamismo è in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita.Lo spettatore ha la sensazione che davanti a lui si rappresenta o una scena della sua stessa esistenza" o una scena che sicuramente avrà vissuto in terza persona. A.A.

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    1. Azzeccatissima la frase, sarà mica di Artaud?

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  3. Già, proprio così. Un grande, ma, ha ragione Frank, l'immagine è davvero inquietante. Sembra uno che conoscevo, descritto così: "Tiene sempre in mano un sacchetto di plastica e nell’altra un libro sulla vita di Gesù. Si incontra nella zona di via Roma. I suoi vestiti sono impeccabili, perché viene da una famiglia ricca. Ogni tanto fa piccoli discorsi. Se incrocia un passante prima si ferma e poi si volta seguendolo con lo sguardo". E da quello sguardo tutti fuggono!

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    1. Hm, è presa per caso dal libro sul cinema pubblicato da minimum fax? Perché quello mi manca, per ora. Googlando l'altra frase, invece, mi compare questo link (http://www.vigata.org/alajmo/pazzi.shtml), interessantissimo tra l'altro. Chissà se c'è n'è uno anche per dove vivo io, di gente variopinta ce ne sono a non finire!

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    2. Lo sai chi mi ricorda? "lo iettatore" del programma di Bonolis "Avanti un altro"... Le mancano solo gli occhiali :p
      @Yorick: ma se vuoi possiamo metterceli, gli occhiali, una piccola modfica con Photoshop :D

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    3. Poveraccio, dopo tutti gli elettroshock che ha subito, cadendo in coma una cinquantina di volte a seguito di essi, è un miracolo fosse vivo per farsi fotografare/ritrarre!

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    4. Sì, hai fatto centro. E' preso dal libro di Roberto Alajmo "Repertorio dei pazzi della città di Palermo". Quello che assomiglia al tuo avatar non si fa più vedere in giro. Altri di questi pazzi hanno anche recitato nei film di Ciprì e Maresco (Giordano, ad esempio).
      Comunque, gli occhiali scuri dovresti metterglieli :)

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    5. Sarai imputato per iconoclastia :p

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  4. Hai ragione Yorick, ignora la mia battuta idiota, è che a volte mi escono così, di getto... Irrispettosa nei confronti di un Artista qual'è stato il grande Artaud!

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    1. Macché ignorare, mi aveva fatto sbrigare! XD

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  5. Porca miseria, volevo guardarlo stasera ma sono andato a beccarmi una versione indecente: aspect-ratio sballato, pixellate a non finire, audio e video pietosi ! >_<

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    1. Su tntvillage c'è la versione italiana, mi pare, però sappi che ha dei buchi di doppiaggio, quindi alcune scene, quelle censurate in Italia penso, sono in inglese...

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    2. Quella mia invece è già sottotitolata, ma ripeto, è inguardabile. Ma tu l'hai visto doppiato o in originale? Perchè sul quadrupede ci sarebbero in ogni caso altre fonti, solamente che non è specificata la lingua...

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    3. Doppiata in italiano, a parte le parti censurate, che sono in inglese (ma son pochette e brevi, a parte una che dura qualche minuto in più). Comunque, ti invio il link per mail ;)

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