The pervert's guide to cinema


A chi si diletta di cinema e/o di filosofia il nome di Žižek non può di certo essere sfuggito: filosofo pop, restaura e indaga un certo marxismo attraverso la psicanalisi di matrice lacaniana, elementi, questi, che nell'orizzonte dei cultural studies vengono messi a servizio di un'analisi quasi etnografica su prodotti culturali quali la letteratura, la musica e, soprattutto, il cinema; insomma, Žižek fa proprio un bagaglio tipicamente deleuziano, di quel Deleuze della Logica del senso che si divertiva a leggere le avventure di Alice attraverso gli stoici e gli epicurei, Husserl e Lacan, e di quell'altro Deleuze, quello dell'Anti-Edipo, proteso appunto a indagare gli schemi psicanalitici di Freud con strumenti mutuati da Marx e Nietzsche, senza contare, ovviamente, il Deleuze del cinema, dell'Immagine-movimento e dell'Immagine-tempo. La guida che Žižek presenta, dunque, affiora prevalentemente da questo panorama - affiora, nel senso che lo utilizza come strumento tecnico di disvelamento: e lo disvelamento è il cinema, ovvero «l'arte perversa per eccellenza». Quello di Žižek, da qui e per tutto il documentario, si pone come discorso del profondo, quindi affianco al discorso sul profondo che è il cinema; il cinema, infatti, inscena il profondo, lo porta alla superficie, mostrandolo (si veda, a questo proposito, la schematizzazione planimetrica di Io, Es e Super-Io realizzata dallo Psycho di Hitchcock attraverso la scansione dei piani della casa di norma, per la quale il pianterreno equivale all'Io, il piano superiore al Super-Io e la cantina all'Es), e compito di Žižek sarà perciò quello di contornarlo, il discorso sul profondo, dal che l'originalità di porsi nel cinema, di far parte della scena descritta, della - in termini stirneriani - «verità dietro alla cui non-verità egli tenta di andare». La domanda che muove il discorso di Žižek non porta allo smascheramento della finzione nella realtà, ma tenta in qualche modo di mostrare la realtà della finzione, dietro la finzione, intorno la finzione, senza la quale la realtà non sussisterebbe: vivere nella realtà significa accettare più o meno incondizionatamente, più o meno consapevolmente una serie di norme e strutture sociali fittizie (la famiglia, per esempio), senza le quali però la realtà - questa realtà! - verrebbe a mancherebbe, sarebbe - come dire - disossata; così, Žižek si pone dentro il film, cioè fuori dal cinema, e triangola: triangola la triangolazione (della mente umana prima, dell'Edipo poi e avanti con la sessualità ecc.) che struttura i vari film (v. Psycho) componendoli come oggetti di desiderio, quindi come artifici e artifici di artifici. Un documentario tutt'altro che filologico, insomma, ma divertente ed elaborato, pop e interessante, a cui potrebbero essere mosse obiezioni più o meno valide (è vero, per esempio che il cinema crea il desiderio, già Metz ce l'avevo detto, ma ciò non significa che il desiderio sia artificiale, piuttosto è anti-strutturale, contro il potere costituito) così come elogi più o meno sentiti; qui, per ora, lo si voleva solamente segnalare, niente di più, ma è sicuro che, tra non poco tempo, tornerò a scriverne, soffermandomi in particolar modo su qualche discorso žižekiano che, a una prima visione, mi ha stranito o non convinto del tutto. Ad maiora.

8 commenti:

  1. Documentario d'indubbio interesse, vedrò con calma di procurarmelo assieme anche a quello di Cronin, "Film as a Subversive Art: Amos Vogel and Cinema 16". Annotato dopo il recupero dell'enciclopedia (Film as a Subversive Art, appunto) scritta da Vogel nel 1976, considerata "La Bibbia" del cinema sperimentale e che penso conoscerai, almeno per sentito dire...

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    1. Aye, ma esiste in italiano? :O

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    2. Eh, magari... Ma ci sono una miriade di film e cortometraggi rarissimi, sono catalogati a schede, con una breve descrizione. Solo per alcuni c'è una recensione più completa... Comunque è in pdf, tieni aggiornata l'email che te lo mando ;)

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  2. Di questo documentario di Žižek ne ho sentito parlare molto, ma poi, chissà perché, me ne sono dimenticato. Dopo quel che ne hai scritto, vedrò di recuperarlo. Grazie
    Concluderai tutti i tuoi post con Ad maiora, come qualcuno di nostra conoscenza?

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    1. xD
      No, tranquillo, l'"ad maiora" mi funzionava bene qui, ma non mi permetterei mai di scrivere riguardo un Diaz o un Tarr "si vada verso cose più nobili" :p

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  3. Bhe..se ci schiaffi pure Stirner, mi sa che me lo procuro anche io questo..comunque ti apprezzo già per le cose che leggi ;)

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    1. Be', a dire il vero Stirner lui non lo nomina, era tanto per far capire il suo metodo d'indagine. Comunque fa piacere sapere che anche tu sia uno stirneriano, anche se, dopo i Deleuze, i Bene ecc., un po' me lo aspettavo :)

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