Pieghe #2: L'elegia del corpo nel weird di Frans Zwartjes


L'opera di Frans Zwartjes (una delle più plagiate da Lynch), cineasta olandese col pallino della Gesamtkunstwerk (oltre a dirigere, si occupava delle musiche, della sceneggiatura, del montaggio e delle scenografie), può considerarsi come un'elegia del corpo, questo corpo che si manifesta e si plasticizza sulla stessa scena in cui si smarrisce, si deforma, si uccide, perde la grazia e cade; è un'operazione intensa, quella di Zwartjes, studiata fin nei minimi dettagli e apparentemente condotta dopo profonde e meticolose analisi non solo del corpo umano ma anche del corpo-cinema, inteso in maniera ontologica più che come semplice mezzo cui affidare o far veicolare un messaggio, tant'è, anzi, che spesso il cinema stesso irrompe sulla scena, materializzandosi in maniera tale da circuitare la riflessione sul corpo e cortocircuitarla per dirottarla su di sé, facendo della pellicola un meta-cinema nichilista e antropofago (si veda, ad esempio, il cortometraggio Visual training (1969), dove la serie corpo/cibo/sesso vuota se stessa in quanto simbolica dell'altra triade, anch'essa seriale, di sceneggiatura/regia/attorialità) e in cui il voyeur è spettatore e regista, che mangia ed è mangiato (mangia perché è mangiato ed è mangiato perché mangia) dal cinema in quanto ente e non più mezzo, che trova il proprio statuto ontologico nell'essere decifrato come segno (v. l'arbitrarietà del segno di de Saussure), nell'essere, insomma, attivato come mezzo e, dunque, non essendo più mezzo né canale ma connotandosi come qualcos'altro (qualitativamente e quantitativamente), in sé e per sé - mezzo che, in quanto mezzo, non è più ente ma fine e principio, principio e fine in continuo intrecciarsi: la diade attorialità-sesso, per esempio, non è solo qualcosa di disturbante che veicola la mdp (quella di Birds, one, i cui movimenti convulsi appaiono come soggettive di uno spettatore più interessato alle cosce che allo strano gioco erotico della donna) ma, pure, è veicolata dalla mdp nel momento in cui il sesso, che è femmina, è vittima della propria natura (l'insetto in Spare bedroom) e vittimizza, attraverso la propria natura, anche ciò che ad esso/a si appropinqua più o meno violentemente, cosicché il maschio da una parte mangia (Visual training), dall'altra è mangiato (Bedsitters) e continua a esistere grazie alla propria funzione voyeuristica di distacco e voglia, che circuita e fa funzionare il film nonostante l'orgia antropofaga che ingloba sceneggiatura/regia/attorialità. In questo senso gli occhiali di Bedsitters e i binocoli di Spectator sono parenti stretti del metacinema de La finestra sul cortile di Hitchcock, perché continuano e dispiegano anche ciò che il cinema non può mostrare, e lo fanno attraverso il proprio distacco dalla fonte stessa del film (ecco la valenza del cibo/sesso), distacco che implica una voglia di vedere (e di mostrare) che sfumerebbe se il voyeur fosse in prima linea, nell'appartamento dei Thorwald. La parcelizzazione del corpo-sesso (quello dettagliato in Spectator) che ne consegue o la relativa distanza - distanza necessaria agli innamorati per essere tali, per non essere solo due corpi in copulazione reciproca - è la mostrazione dell'operazione di Zwartjes sul corpo-cinema portata all'estremo, questa disgregazione che è, fondamentalmente, un'implosione che disgrega e disperde, col risultato, se vogliamo visionario, dei colori freddi di Living, dello spaesamento soggettivistico di chi ha un corpo (questo corpo) e non sa che farsene perché immerso nel vuoto di un altro corpo (l'appartamento in Living) che si materializza ora come sesso (diegetico) ora come film (extra-diegetico) sì da fare del sesso-film non più soltanto un vuoto da abitare, ma un corpo vuoto da parcellizzare continuamente, da frammentare e dettagliare per poter renderlo puro: far implodere i personaggi del film per rendere puro il film, far implodere i film del cinema per rendere puro ed etereo il cinema stesso.

13 commenti:

  1. Visual traing l'ho beccato sul tubo e, devo dirlo, non ne ho capito un tubo (sorry)! Non fa per me, proprio per niente. Sì lo spettatore "mangia ed è mangiato ((mangia perché è mangiato ed è mangiato perché mangia)", mai io questo cibo non riesco proprio a metabolizzarlo.

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    1. Sul tubo ci sono tutti, ti consiglio di vedere "Spectator", secondo me rende abbastanza bene un'idea di angoscia nauseante di sartriana memoria.

      Comunque non devi essere tu a metabolizzarlo, piuttosto devi essere da lui metabolizzato :p

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    2. cinema cannibale, che si nutre dei propri figli/spettatori? :)
      Grazie, proverò con "Spectator", potrebbe andarmi meglio, anche se l'idea di una angoscia nauseante, prima di cena poi, non è che mi invogli più di tanto. Lascerò passare un po' di tempo!

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    3. Sì, cinema cannibale è l'etichetta che più gli si adatta anche secondo me.

      A proposito di corti, secondo me apprezzeresti (se già non l'hai apprezzata) molto di più la produzione di Kurt Kren, specie quelli nel cui titolo ci sono due numeri spaziati da una barra (1/57, 3/60 e via dicendo...).

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    4. Ah, ultima cosa. Sul canale YouTube della Biennale hanno uppato i cortometraggi facenti parte del mosaico "Venezia 70 future reloaded": da Mendoza a Lanthimos, passando per Reitz, Sono, Ki-duk, Bressane, Diaz, Tsangari, Bing, Weerasethakul eccetera eccetera eccetera.

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    5. Di Krein ho visto 8-64 Ana, il casino indescrivibile mi ricorda quello di casa mia dopo aver terminato un "quadro" :)
      Grazie, vedrò anche gli altri. Grazie per la dritta sui corti veneziani!!

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    6. Sì, quel corto è anarchico in maniera impressionante, ma non è il solo! :D

      Prego, alcuni meritano molto, altri (Ki-duk, per esempio) sanno da buco nell'acqua...

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    7. Ho visto quello di Yorgos Lanthimos. Pazzesco, straniante, al solito quasi incomprensibile (Ho più ricordi di quanti ne avrei se avessi mille anni!).
      Comunque, povero Kim, gli verrà un altro esaurimento.

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    8. 8/64 Ana, cribbio! E' di Kren, vero... Retifico subito il commento sotto: con questo, e "10/65 Self-mutilation", l'austriaco corre alla pari con l'olandese... Micidiali!

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  2. Grande artista Zwartjes, per i miei gusti meglio di Kren. L'ho scoperto l'anno scorso su UBUweb e avevo fatto incetta dei suoi lavori che ho poi raccolto in dvd. Hai fatto benissimo a scriverne anche perchè, sinceramente non mi ero mai soffermato sul significato di tali opere, talmente abbagliato dall'estetica allucinante e sperimentale. Tranne "Living", di cui ho anche scritto (o almento tentato di interpretarlo) e che forse, è quello che mi ha entusiasmato di più. Alcuni però mancano all'appello, ora non ricordo quali... Excellent reporting!

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    1. Oddio, non ricordavo ne avessi scritto. Appena sono a piccì leggo, sono curiosissimo di vedere la tua interpretazione. Comunque gran regista, enigmatico e pazzo. Peccato non abbia mai fatto un lungometraggio...

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    2. Non risulta nemmeno a me che Zwartjes abbia girato lungometraggi, però su UBU, c'èra un mediometraggio del 1979, "Pentimento", alquanto spinto come erotismo se non ricordo male, che avevo iniziato a vedere, per poi abbandonare; tutt'altra fattura da questi folli esperimenti precedenti.

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    3. Sarei curioso di vederlo, ora mi metto alla sua ricerca, grazie. :)

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