Mundane history (เจ้านกกระจอก)


Mundane history, in italiano Storia banale, è una storia straordinaria e intensa, che fa del realismo di tutti i giorni una magia eterea e sulfurea allo stesso tempo: è la storia di un disgelo sentimentale, di una ritrosia confinata all'esterno del rapporto deflagrante tra il paralizzato Ake e l'infermiere che lo accudisce, una storia graduale, condotta in maniera silenziosa da una telecamera che, ponendosi esternamente alla vicenda (evitando, quindi, soggettive e movimenti o angolazioni indiscrete che mostrerebbero la mano demiurgica del regista al di sopra di tutto), palesa la nostra presenza fisica - identificata con l'occhio della mdp - in maniera fantasmatica, quasi che uno spettro si aggirasse in quella stanza, lo spettro dello spettatore; al contrario, in questa stanza sono presenti solo Ake e Pun, i loro silenzi e i loro sguardi, la loro ritrosia prima e le loro affinità emergenti poi, col denominatore comune da una parte della fisicità inutile di Ake e dall'altra dell'accettazione di questa fisicità, un'accettazione che Pun insegna a un Ake sempre più metafisico, sempre più spirituale, in quanto, appunto, slegato dalla (la necessità di un altro da sé che curi il proprio sé corporeo) e contrapposto alla (la masturbazione a vuoto) propria corporeità. Su questo fronte, sul confine tra corpo e spiritualità, ovvero nell'intimità, una cosmogonia si dischiude nei sogni e nei colori vivacissimi che interpretano la morte come una sorta di evento epifanico e aggregante, che dà la vita (il discorso finale sulla morte della stella è precedente quel bellissimo piano-sequenza sulla nascita di un neonato) e funge da fil rouge dell'intero universo - animali, piante od oggetti che esso contenga. E ricorda, dunque, quell'Apichatpong Weerasethakul de Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti, questo Mundane history, per il modo in cui ritrova una grazia naturale nella vita degli esseri o, sarebbe meglio dire, dell'essere come totalità vivente di tutti gli esseri del cosmo, così come ricorda quello più pacato e quotidiano del Mekong hotel per come dipana il tutto e quello, più intimo e omoerotico, di Tropical Malady, oltre che l'asettica tematica paziente/agente & cura/natura di Syndromes and a century, ma non per questo si dovrebbe porre la pellicola di Anocha Suwichakornpong nel filone contemplativo che nella filmografia di Apichatpong Weerasethakul ha inizio con Blissfully yours, o meglio lo si potrebbe considerare tale se concordiamo sul fatto che la vita è un (e)statico mutuarsi che può solamente essere contemplato.

«Ogni stella ha un'esistenza finita. Nasce, vive e muore come tutte le cose viventi. Quando una stella termina l'idrogeno all'interno del proprio nucleo, questo subisce una metamorfosi. La natura fa del suo meglio per salvaguardare l'equilibrio, controllando questa trasformazione, ma la morte della stella è inevitabile. Quando una stella di massa piccola perde lentamente energia, diventa una nana bianca; essa espelle i suoi strati più esterni, formando una nebulosa planetaria - tenue residuo di ciò che una volta era. Una stella di grande massa che risplende da sempre avrà una morte magnifica e luminosissima.»

8 commenti:

  1. Guarda caso ancora prima di leggere, il fotogramma mi ha fatto subito pensare a Apichatpong, a quel suo corto (Emerald - Morakot) che avevo visto su YT e che ora hanno tolto, mannaggia! Tra l'altro c'era un riferimento con il Mekong Hotel (se non ricordo male, mi pare fosse girato nello stesso luogo). Questo "Mundane..." mi attira parecchio, ultimamente stai scovando perle rarissime. Ho provato a fare una ricerca immediata, ma stavolta senza risultati :(
    E naturalmente, grazie per il riferimento a SAAC!

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    1. P.S. Che cos'è "la masturbazione a vuoto"!?

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    2. I corti di Apichatpong mi mancano tutti, ma, da quel che vedo in giro, sembrano importantissimi per inquadrare al meglio la sua filmografia (pensa che ha girato pure una lettera a Boonmee, e qualcos'altro a proposito del Mekong, oltre a "Emerald - Morakot"), tant'è che alcuni sembrano veri e propri approfondimenti di determinate opere. Il film della Suwichakornpong (la vera perla sarà recensire un thailandese con un cognome pronunciabile :p), te lo lindo per mail ;)

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    3. Ah, non sapevo come descriverla: fondamentalmente lui è paralizzato dalla cintola in giù, e c'è una scena in cui tenta di masturbarsi ma senza grandi risultati...

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    4. Ah, geniale stà cosa!. Il cognome della regista però sarebbe stato ancor più interessante così: Suwicha(kongporn) :P
      Vabbè, basta sparare scemenze, grazie invece per la mail :)

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    5. Prego, facciami sapere che ne pensi ;)

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  2. Questo mi piace, grazie. Una storia interessante.

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    1. Sì, senz'altro lo apprezzerai. Probabilmente, anche, più di me ;)

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